Molti studi recenti hanno dimostrato come alcune tecnologie delle neuroscienze cognitive possano essere utilizzate in ambito museale. In particolare, la nuova corrente della neuroestetica che rimanda alle applicazioni delle neuroscienze cognitive e alla nota embodied cognition, è un importante supporto ai contesti di ricerca inerenti percezione, estetica, didattica, arte, formazione e trasmissione di cultura, comunicazione. Le scienze dei Beni Culturali hanno orientato gli studi al rapporto tra osservatore ed opera, quest'ultima intesa in senso lato (spazio, edificio, oggetto di valore storico artistico, etc). La misura di questa relazione può essere fatta, proprio con le tecnologie eye-tracking e quindi finalizzata ad un progetto di forme di fruizione e valorizzazione, che risulterà convincente efficace e sostenibile. In questo articolo presentiamo i primi risultati di un approccio metodologico multidisciplinare, che ha richiesto l'interazione tra soggetti con competenze differenti e di settori di ricerca altrettanto diversi, ma la cui efficacia poggia sull'impiego integrato di strumenti di analisi e di valutazione derivanti dalla Teoria dell'Informazione letta su basi termodinamiche, dall'ergonomia dell'apprendimento multi-percettivo e dalla fisica ottica. Il metodo, basato sull'impiego della tecnica eye-tracking per la misura dell’esperienza di fruizione dell’opera d’arte, ha consentito di quantificare l’esperienza visiva e percettiva di un campione di soggetti sottoposti a diverse sorgenti Led. I risultati ottenuti hanno mostrato come l’interazione tra osservatore ed oggetto osservato sia un sistema complesso di processi cognitivi di tipo top down (guidati da conoscenze, esperienze empiriche, tattili, visive e cinestetiche pregresse, da rappresentazioni semantico/ cognitive nonché sinestetiche del soggetto), e di tipo bottom up (guidati dalle caratteristiche ottiche, fotometriche, colorimetriche dell’oggetto, ma soprattutto dalla luce, luminanze, distribuzione spettrale e colore di essa che lo investono in condizione di “neutralità percettiva” del soggetto). L’analisi dell’esperienza sensoriale e percettiva dei soggetti, è stata condotta valendosi anche di una lettura termodinamica della teoria dell'informazione: ciò ha permesso di quantificare la percezione come organizzazione di dati sensoriali in un’esperienza complessa ovvero in un prodotto finale di un processo di elaborazione dell’informazione. La luce costituisce il canale di trasmissione di messaggi che dall’oggetto/opera/emittente giunge al soggetto/osservatore/ricevente. Il sistema è semplice, ma complesso proprio perché la luce può modificare il comportamento del ricevente: la diversa illuminazione del significante (oggetto/opera) può alterare il significato e quindi l’interpretazione e la percezione, di colui che ne fruisce e l’osserva. In altre parole dunque, la scelta dell’illuminante e del colore della luce si connette al rapporto tra il numero dei casi favorevoli al verificarsi dell’evento percettivo e il numero di casi possibili, ovvero alla probabilità di rendere comune (comunicare nel suo valore semantico) la rappresentazione mentale dell’esperienza percettiva-cognitiva: ciò costituisce il calcolo informazionale secondo cui l’opera può essere investigata in termini di comunicazione ed il suo significato può essere ricondotto a tutti i comportamenti comuni della semiotica del processo comunicativo. L’uso della tecnica eye-tracking ci ha permesso di quantificare le modalità della visione e la diversità di percezione, ovvero i messaggi recepiti dagli osservatori attraverso stimoli (segnali) ottenuti con luce di qualità.

Luce e arte: stimoli percettivi e tecniche eye-tracking. Light and Art: perceptual stimuli and eye-tracking techniques / Balocco, Carla; Baldanzi, Elisabetta; Farini, Alessandro; Tito, Andrea; Raffaelli, Marco. - In: LUCE. - ISSN 1828-0560. - STAMPA. - 320:(2017), pp. 101-106.

Luce e arte: stimoli percettivi e tecniche eye-tracking. Light and Art: perceptual stimuli and eye-tracking techniques

BALOCCO, CARLA
;
2017

Abstract

Molti studi recenti hanno dimostrato come alcune tecnologie delle neuroscienze cognitive possano essere utilizzate in ambito museale. In particolare, la nuova corrente della neuroestetica che rimanda alle applicazioni delle neuroscienze cognitive e alla nota embodied cognition, è un importante supporto ai contesti di ricerca inerenti percezione, estetica, didattica, arte, formazione e trasmissione di cultura, comunicazione. Le scienze dei Beni Culturali hanno orientato gli studi al rapporto tra osservatore ed opera, quest'ultima intesa in senso lato (spazio, edificio, oggetto di valore storico artistico, etc). La misura di questa relazione può essere fatta, proprio con le tecnologie eye-tracking e quindi finalizzata ad un progetto di forme di fruizione e valorizzazione, che risulterà convincente efficace e sostenibile. In questo articolo presentiamo i primi risultati di un approccio metodologico multidisciplinare, che ha richiesto l'interazione tra soggetti con competenze differenti e di settori di ricerca altrettanto diversi, ma la cui efficacia poggia sull'impiego integrato di strumenti di analisi e di valutazione derivanti dalla Teoria dell'Informazione letta su basi termodinamiche, dall'ergonomia dell'apprendimento multi-percettivo e dalla fisica ottica. Il metodo, basato sull'impiego della tecnica eye-tracking per la misura dell’esperienza di fruizione dell’opera d’arte, ha consentito di quantificare l’esperienza visiva e percettiva di un campione di soggetti sottoposti a diverse sorgenti Led. I risultati ottenuti hanno mostrato come l’interazione tra osservatore ed oggetto osservato sia un sistema complesso di processi cognitivi di tipo top down (guidati da conoscenze, esperienze empiriche, tattili, visive e cinestetiche pregresse, da rappresentazioni semantico/ cognitive nonché sinestetiche del soggetto), e di tipo bottom up (guidati dalle caratteristiche ottiche, fotometriche, colorimetriche dell’oggetto, ma soprattutto dalla luce, luminanze, distribuzione spettrale e colore di essa che lo investono in condizione di “neutralità percettiva” del soggetto). L’analisi dell’esperienza sensoriale e percettiva dei soggetti, è stata condotta valendosi anche di una lettura termodinamica della teoria dell'informazione: ciò ha permesso di quantificare la percezione come organizzazione di dati sensoriali in un’esperienza complessa ovvero in un prodotto finale di un processo di elaborazione dell’informazione. La luce costituisce il canale di trasmissione di messaggi che dall’oggetto/opera/emittente giunge al soggetto/osservatore/ricevente. Il sistema è semplice, ma complesso proprio perché la luce può modificare il comportamento del ricevente: la diversa illuminazione del significante (oggetto/opera) può alterare il significato e quindi l’interpretazione e la percezione, di colui che ne fruisce e l’osserva. In altre parole dunque, la scelta dell’illuminante e del colore della luce si connette al rapporto tra il numero dei casi favorevoli al verificarsi dell’evento percettivo e il numero di casi possibili, ovvero alla probabilità di rendere comune (comunicare nel suo valore semantico) la rappresentazione mentale dell’esperienza percettiva-cognitiva: ciò costituisce il calcolo informazionale secondo cui l’opera può essere investigata in termini di comunicazione ed il suo significato può essere ricondotto a tutti i comportamenti comuni della semiotica del processo comunicativo. L’uso della tecnica eye-tracking ci ha permesso di quantificare le modalità della visione e la diversità di percezione, ovvero i messaggi recepiti dagli osservatori attraverso stimoli (segnali) ottenuti con luce di qualità.
2017
320
101
106
Balocco, Carla; Baldanzi, Elisabetta; Farini, Alessandro; Tito, Andrea; Raffaelli, Marco
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