Il termine “Area vasta” è un’invenzione lessicale tutta italiana che non si rintraccia in alcun atto normativo della Repubblica prima della L.56/2014. E’ possibile provenga dalla L.142/1990, che utilizzava l’aggettivo, pur unendolo a un diverso sostantivo, nel recitare di “funzioni amministrative di interesse provinciale, che riguardino vaste zone intercomunali”. La circostanza è degna di nota se si considera che invece, sin dagli anni Novanta del secolo scorso, il termine “Area vasta” entra diffusamente a far parte delle leggi regionali che riguardano la zonizzazione dei più disparati servizi – salvo casi anteriori, almeno a partire dalla L.R. 72/1997 della Toscana, “Organizzazione e promozione di un sistema di diritti di cittadinanza e di pari opportunità: riordino dei servizi socio- assistenziali e socio-sanitari integrati”. La genesi è dunque chiara, ed entra per intero nella peripezia (Diz. Treccani: “vicenda piena di rischi, avventura pericolosa dalla quale si esce con difficoltà”) delle Regioni italiane alle prese con la manchevole normativa nazionale sulle autonomie locali e con un ritaglio amministrativo, quello provinciale, via via sempre meno adeguato a conferire efficienza all’azione amministrativa. In tutta quella legislazione, infatti, funzioni di livello provinciale, ossia intermedie fra quelle regionali e comunali, venivano associate ad aree diverse da quelle delle province, e l’area vasta si presentava dunque come una via di fuga, sospinta dal vento coevo delle leggi Bassanini, con la quale le Regioni – almeno quelle virtuose – cercavano di amministrare meno peggio che potevano. Vi è, in questo senso, una sottile perversione nella legge Delrio, che oltre a ridar forza ai dannosi confini provinciali ereditati dalle prefetture del Regno, incorpora e normalizza la categoria geografico-amministrativa che tentava di superarli. Il presente contributo è un esercizio di entropia linguistica associata al tema della iperterritorializzazione, che intende osservare come nelle varie regioni italiane gli “enti territoriali di area vasta” della L.56 coesistano con altre e non minime zonizzazioni formali differenti, denominate però con il medesimo nome.

Area Vasta? / Dini, Francesco. - STAMPA. - (2017), pp. 288-289. ((Intervento presentato al convegno XXXIII Congresso Geografico italiano tenutosi a Roma nel 7-10 giugno 2017.

Area Vasta?

Francesco Dini
2017

Abstract

Il termine “Area vasta” è un’invenzione lessicale tutta italiana che non si rintraccia in alcun atto normativo della Repubblica prima della L.56/2014. E’ possibile provenga dalla L.142/1990, che utilizzava l’aggettivo, pur unendolo a un diverso sostantivo, nel recitare di “funzioni amministrative di interesse provinciale, che riguardino vaste zone intercomunali”. La circostanza è degna di nota se si considera che invece, sin dagli anni Novanta del secolo scorso, il termine “Area vasta” entra diffusamente a far parte delle leggi regionali che riguardano la zonizzazione dei più disparati servizi – salvo casi anteriori, almeno a partire dalla L.R. 72/1997 della Toscana, “Organizzazione e promozione di un sistema di diritti di cittadinanza e di pari opportunità: riordino dei servizi socio- assistenziali e socio-sanitari integrati”. La genesi è dunque chiara, ed entra per intero nella peripezia (Diz. Treccani: “vicenda piena di rischi, avventura pericolosa dalla quale si esce con difficoltà”) delle Regioni italiane alle prese con la manchevole normativa nazionale sulle autonomie locali e con un ritaglio amministrativo, quello provinciale, via via sempre meno adeguato a conferire efficienza all’azione amministrativa. In tutta quella legislazione, infatti, funzioni di livello provinciale, ossia intermedie fra quelle regionali e comunali, venivano associate ad aree diverse da quelle delle province, e l’area vasta si presentava dunque come una via di fuga, sospinta dal vento coevo delle leggi Bassanini, con la quale le Regioni – almeno quelle virtuose – cercavano di amministrare meno peggio che potevano. Vi è, in questo senso, una sottile perversione nella legge Delrio, che oltre a ridar forza ai dannosi confini provinciali ereditati dalle prefetture del Regno, incorpora e normalizza la categoria geografico-amministrativa che tentava di superarli. Il presente contributo è un esercizio di entropia linguistica associata al tema della iperterritorializzazione, che intende osservare come nelle varie regioni italiane gli “enti territoriali di area vasta” della L.56 coesistano con altre e non minime zonizzazioni formali differenti, denominate però con il medesimo nome.
XXXII Congresso Geografico italiano. L'apporto della Geografia fra rivoluzioni e riforme. Programma e abstracts
XXXIII Congresso Geografico italiano
Roma
7-10 giugno 2017
Dini, Francesco
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