Selvicoltura e produzioni forestali sono termini strettamente collegati. La buona pratica della coltivazione è mirata ad ottenere i prodotti attesi dal mercato e dalla collettività, mantenendo nel contempo la capacità di rinnovazione, la salute e vitalità del bosco. L’utilizzo della risorsa rinnovabile tuttora applicato a molte tipologie di fustaia, è andato viceversa a ridursi in misura rilevante nel ceduo dagli anni ’50 del 1900, quando legna da ardere e carbone hanno incontrato l’alternativa vincente dei combustibili fossili, considerati allora l’energia “moderna, pulita e disponibile in modo illimitato. Oggi sappiamo che l’energia fossile inquina, che la sua disponibilità è a termine, che nuove alternative ‘verdi’ dovranno progressivamente sostituirla. Accanto all’incremento drastico dell’utilizzo di fonti pulite e delle produzioni di biomassa ad uso energetico (piantagioni fuori foresta e utilizzazione dei residui vegetali di altre lavorazioni) come nei principi della green economy, si dovrà riprendere concretamente l’ipotesi di un maggiore utilizzo di risorse forestali rinnovabili come il ceduo. Questa forma di governo si mantiene oggi su una superficie minoritaria rappresentata dai cedui giovani (minori di 20 anni) e, in parte fino ai 40 anni, mentre è progressivamente cessata nel campo di età oggi prevalente 41-80, i cosiddetti cedui oltre turno di età da 2 a 4 volte superiore a quella di tradizionale utilizzazione. Superfici molto inferiori sono state avviate ad alto fusto in aree demaniali. La ricerca applicata ha individuato il cambiamento già alla fine degli anni ’60 e monitorato con protocolli dedicati la realizzazione delle due alternative possibili: evoluzione per via naturale e avviamento ad alto fusto. Lo stato e la qualità della gestione corrente e le indicazioni per quella futura sono oggetto di indagine del progetto LIFE ‘FutureForCoppices’ http://www.future forcoppices.eu/it/. L’analisi si basa sugli Indicatori pan-europei di Gestione Forestale Sostenibile già in uso e su Indicatori innovativi. Tutti sono stati determinati - per la prima volta specificatamente - sul bosco ceduo. I valori calcolati derivano dalle serie storiche disponibili e fino all’attualità su 9 siti complessivi per 3 specie, leccio, cerro, faggio, e monitorano il campo di età 20-70 (80) anni. Gli Indicatori scelti, di tipo tradizionale (t) ed innovativo (i), sono relativi ai Criteri 1 ‘Contributo ai Cicli globali del Carbonio’ e 3 ‘Funzioni produttive delle foreste’. 1: Growing stock e Carbon stock (t), Total aboveground tree biomass (i), Growth efficiency (i); 3: Increment/Fellings (t), Roundwood → Firewood (t), Edible mushrooms production (i). I due Criteri, entrambi fondamentali per il ruolo attivo svolto dalle foreste, hanno rappresentato ad oggi due livelli diversi: quello della produzione (legnosa e non legnosa) classica, contabilizzata in economia forestale, e quello della capacità di sequestro e stock di carbonio, non ancora direttamente valutato in termini equivalenti. Le evidenze dei cambiamenti globali in atto riportano la contabilità in termini di carbonio allo stesso livello della produzione (nel caso) di legna per energia, entrambe rappresentando i termini della stessa equazione. Produzione di energia (neutrale perché rinnovabile) sostitutiva di consumo fossile (negativo), sequestro corrente e deposito di C in forma organica nel soprassuolo e poi nel suolo forestale (mitigazione). I risultati espressi nei valori degli Indicatori sono coerenti con forme di gestione progressivamente meno intensive dal ceduo a regime (periodica utilizzazione quasi totale), all’avviamento (serie di diradamenti), fino alla non-gestione o abbandono colturale (accumulo progressivo di biomassa e necromassa). Si evidenzia la complementarietà oggettiva delle funzioni, tutte contabilizzabili in termini di produzione energetica e di mitigazione del cambiamento. Il quadro generale è tuttavia oggi fortemente squilibrato dal mancato esercizio della ceduazione su una quota molto rilevante della superficie originale. La sua ripresa, dalle età comprese tra i 41 e i 60 anni, consentirebbe una produzione legnosa molto superiore a quella attuale fortemente deficitaria e controllata finora da una importazione elevata a livello Paese. I criteri della coltivazione a ceduo, già mutati nella pratica con i turni più lunghi di quelli adottati in passato che consentono di disporre al taglio masse unitarie superiori e sostenuti dalla evidenza di culminazioni dell’incremento medio di massa legnosa compatibili, sono ancora ottimizzabili nei criteri di matricinatura ridotta per pedali e gruppi o combinata, nel frattempo sperimentati con successo. Le forme intermedie e flessibili di trattamento realizzate in via sperimentale e già presenti in Regolamenti regionali, sono il punto di arrivo auspicabile di una coesistenza più bilanciata e strutturata logicamente secondo il gradiente altitudinale, la giacitura e l’accessibilità, la fertilità e le specie.
Gestione e selvicoltura del bosco ceduo, valorizzazione delle funzioni produttive e della funzione di mitigazione / Gianfranco Fabbio, Giada Bertini, Chianucci Francesco, Umberto Di Salvatore, Carlotta Ferrara, Luca Marchino, Maurizio Piovosi, Martina Pollastrini, Andrea Cutini. - ELETTRONICO. - (2018), pp. 166-167. ( Il bosco: bene indispensabile per un presente vivibile e un futuro possibile Torino 5-9 Novembre 2018).
Gestione e selvicoltura del bosco ceduo, valorizzazione delle funzioni produttive e della funzione di mitigazione
Martina Pollastrini;
2018
Abstract
Selvicoltura e produzioni forestali sono termini strettamente collegati. La buona pratica della coltivazione è mirata ad ottenere i prodotti attesi dal mercato e dalla collettività, mantenendo nel contempo la capacità di rinnovazione, la salute e vitalità del bosco. L’utilizzo della risorsa rinnovabile tuttora applicato a molte tipologie di fustaia, è andato viceversa a ridursi in misura rilevante nel ceduo dagli anni ’50 del 1900, quando legna da ardere e carbone hanno incontrato l’alternativa vincente dei combustibili fossili, considerati allora l’energia “moderna, pulita e disponibile in modo illimitato. Oggi sappiamo che l’energia fossile inquina, che la sua disponibilità è a termine, che nuove alternative ‘verdi’ dovranno progressivamente sostituirla. Accanto all’incremento drastico dell’utilizzo di fonti pulite e delle produzioni di biomassa ad uso energetico (piantagioni fuori foresta e utilizzazione dei residui vegetali di altre lavorazioni) come nei principi della green economy, si dovrà riprendere concretamente l’ipotesi di un maggiore utilizzo di risorse forestali rinnovabili come il ceduo. Questa forma di governo si mantiene oggi su una superficie minoritaria rappresentata dai cedui giovani (minori di 20 anni) e, in parte fino ai 40 anni, mentre è progressivamente cessata nel campo di età oggi prevalente 41-80, i cosiddetti cedui oltre turno di età da 2 a 4 volte superiore a quella di tradizionale utilizzazione. Superfici molto inferiori sono state avviate ad alto fusto in aree demaniali. La ricerca applicata ha individuato il cambiamento già alla fine degli anni ’60 e monitorato con protocolli dedicati la realizzazione delle due alternative possibili: evoluzione per via naturale e avviamento ad alto fusto. Lo stato e la qualità della gestione corrente e le indicazioni per quella futura sono oggetto di indagine del progetto LIFE ‘FutureForCoppices’ http://www.future forcoppices.eu/it/. L’analisi si basa sugli Indicatori pan-europei di Gestione Forestale Sostenibile già in uso e su Indicatori innovativi. Tutti sono stati determinati - per la prima volta specificatamente - sul bosco ceduo. I valori calcolati derivano dalle serie storiche disponibili e fino all’attualità su 9 siti complessivi per 3 specie, leccio, cerro, faggio, e monitorano il campo di età 20-70 (80) anni. Gli Indicatori scelti, di tipo tradizionale (t) ed innovativo (i), sono relativi ai Criteri 1 ‘Contributo ai Cicli globali del Carbonio’ e 3 ‘Funzioni produttive delle foreste’. 1: Growing stock e Carbon stock (t), Total aboveground tree biomass (i), Growth efficiency (i); 3: Increment/Fellings (t), Roundwood → Firewood (t), Edible mushrooms production (i). I due Criteri, entrambi fondamentali per il ruolo attivo svolto dalle foreste, hanno rappresentato ad oggi due livelli diversi: quello della produzione (legnosa e non legnosa) classica, contabilizzata in economia forestale, e quello della capacità di sequestro e stock di carbonio, non ancora direttamente valutato in termini equivalenti. Le evidenze dei cambiamenti globali in atto riportano la contabilità in termini di carbonio allo stesso livello della produzione (nel caso) di legna per energia, entrambe rappresentando i termini della stessa equazione. Produzione di energia (neutrale perché rinnovabile) sostitutiva di consumo fossile (negativo), sequestro corrente e deposito di C in forma organica nel soprassuolo e poi nel suolo forestale (mitigazione). I risultati espressi nei valori degli Indicatori sono coerenti con forme di gestione progressivamente meno intensive dal ceduo a regime (periodica utilizzazione quasi totale), all’avviamento (serie di diradamenti), fino alla non-gestione o abbandono colturale (accumulo progressivo di biomassa e necromassa). Si evidenzia la complementarietà oggettiva delle funzioni, tutte contabilizzabili in termini di produzione energetica e di mitigazione del cambiamento. Il quadro generale è tuttavia oggi fortemente squilibrato dal mancato esercizio della ceduazione su una quota molto rilevante della superficie originale. La sua ripresa, dalle età comprese tra i 41 e i 60 anni, consentirebbe una produzione legnosa molto superiore a quella attuale fortemente deficitaria e controllata finora da una importazione elevata a livello Paese. I criteri della coltivazione a ceduo, già mutati nella pratica con i turni più lunghi di quelli adottati in passato che consentono di disporre al taglio masse unitarie superiori e sostenuti dalla evidenza di culminazioni dell’incremento medio di massa legnosa compatibili, sono ancora ottimizzabili nei criteri di matricinatura ridotta per pedali e gruppi o combinata, nel frattempo sperimentati con successo. Le forme intermedie e flessibili di trattamento realizzate in via sperimentale e già presenti in Regolamenti regionali, sono il punto di arrivo auspicabile di una coesistenza più bilanciata e strutturata logicamente secondo il gradiente altitudinale, la giacitura e l’accessibilità, la fertilità e le specie.I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



