Negli ultimi anni l’interesse verso le energie rinnovabili, alternative all’impiego delle risorse fossili, è aumentato ed è destinato ad aumentare ancora. In questo contesto le foreste giocano un ruolo chiave in quanto fonte di un materiale rinnovabile e adatto sia alla lavorazione che alla produzione di energia, il legno. L’obiettivo di questo studio è stato valutare gli impatti ambientali, attraverso l’Analisi del Ciclo di Vita (Life Cycle Assessment), riguardo la produzione di pellet di legno di alta qualità, destinato a stufe e a caldaie domestiche, considerando un caso di studio in Toscana in un’industria di piccole dimensioni, rappresentativa delle condizioni di lavoro dell’Italia e dell’Europa Centrale. Nello studio non è stato affrontato l’intero ciclo di vita, ma sono state considerate le fasi a partire dall’utilizzazione del materiale legnoso in bosco fino alla produzione finale di pellet di legno, confezionato e pronto per essere distribuito a commercianti e utenti finali (approccio cradle-to-gate). Il legname utilizzato nel ciclo produttivo deriva sia da scarti di lavorazione di produzioni più nobili, sia da legname proveniente da boschi gestiti dell’Appennino toscano, generalmente orientati alla rinnovazione naturale, e nei quali quindi non sono presenti gli input energetici, come rimboschimenti, lavorazioni del terreno e trattamenti, tipici della selvicoltura industriale del Nord Europa. Per l’analisi sono state individuate sette categorie di impatto: Climate Change, Ozone Depletion, Terrestrial Acidification, Freshwater Eutrophication, Marine Eutrophication, Photochemical Oxidant Formation e Fossil Depletion. I risultati hanno mostrato che l’utilizzo di energia elettrica durante la produzione di pellet all’interno della fabbrica contribuisce alla maggior parte delle emissioni prodotte in tutto il ciclo considerato (circa il 90% per la maggior parte delle categorie di impatto considerate). Le utilizzazioni forestali sono causa di una frazione molto ridotta di emissioni sul totale calcolato, compresa tra l’1 e il 10% del totale, a seconda della categoria considerata. Considerando la realtà esaminata sono stati proposti e studiati quattro possibili scenari che hanno ipotizzato soluzioni differenti per migliorare il profilo ambientale del pellet, al fine di ridurre le emissioni totali. In particolare la sostituzione della caldaia utilizzata con un impianto di cogenerazione a biomassa, capace di produrre l’intero fabbisogno di energia elettrica del ciclo produttivo del pellet, ha mostrato i migliori risultati in termini di emissioni totali (eccetto per la categoria Marine Eutrophication). I risultati emersi da questo studio, relativi a aziende produttrici di pellet di piccole dimensioni, possono essere considerati rappresentativi non solo per le aziende italiane ma anche per industrie di dimensioni simili dell’Europa Centrale, caratterizzate da strutture comparabili sia per il processo produttivo applicato che per l’approvvigionamento di materie prime.

Analisi del ciclo di vita dei prodotti legnosi: un caso di studio sul pellet / Laschi A., Marchi E.. - ELETTRONICO. - (2017), pp. 59-59. ((Intervento presentato al convegno XIV Convegno AISSA, 16–17 Febbraio 2017, Campobasso..

Analisi del ciclo di vita dei prodotti legnosi: un caso di studio sul pellet.

Laschi A.;Marchi E.
2017

Abstract

Negli ultimi anni l’interesse verso le energie rinnovabili, alternative all’impiego delle risorse fossili, è aumentato ed è destinato ad aumentare ancora. In questo contesto le foreste giocano un ruolo chiave in quanto fonte di un materiale rinnovabile e adatto sia alla lavorazione che alla produzione di energia, il legno. L’obiettivo di questo studio è stato valutare gli impatti ambientali, attraverso l’Analisi del Ciclo di Vita (Life Cycle Assessment), riguardo la produzione di pellet di legno di alta qualità, destinato a stufe e a caldaie domestiche, considerando un caso di studio in Toscana in un’industria di piccole dimensioni, rappresentativa delle condizioni di lavoro dell’Italia e dell’Europa Centrale. Nello studio non è stato affrontato l’intero ciclo di vita, ma sono state considerate le fasi a partire dall’utilizzazione del materiale legnoso in bosco fino alla produzione finale di pellet di legno, confezionato e pronto per essere distribuito a commercianti e utenti finali (approccio cradle-to-gate). Il legname utilizzato nel ciclo produttivo deriva sia da scarti di lavorazione di produzioni più nobili, sia da legname proveniente da boschi gestiti dell’Appennino toscano, generalmente orientati alla rinnovazione naturale, e nei quali quindi non sono presenti gli input energetici, come rimboschimenti, lavorazioni del terreno e trattamenti, tipici della selvicoltura industriale del Nord Europa. Per l’analisi sono state individuate sette categorie di impatto: Climate Change, Ozone Depletion, Terrestrial Acidification, Freshwater Eutrophication, Marine Eutrophication, Photochemical Oxidant Formation e Fossil Depletion. I risultati hanno mostrato che l’utilizzo di energia elettrica durante la produzione di pellet all’interno della fabbrica contribuisce alla maggior parte delle emissioni prodotte in tutto il ciclo considerato (circa il 90% per la maggior parte delle categorie di impatto considerate). Le utilizzazioni forestali sono causa di una frazione molto ridotta di emissioni sul totale calcolato, compresa tra l’1 e il 10% del totale, a seconda della categoria considerata. Considerando la realtà esaminata sono stati proposti e studiati quattro possibili scenari che hanno ipotizzato soluzioni differenti per migliorare il profilo ambientale del pellet, al fine di ridurre le emissioni totali. In particolare la sostituzione della caldaia utilizzata con un impianto di cogenerazione a biomassa, capace di produrre l’intero fabbisogno di energia elettrica del ciclo produttivo del pellet, ha mostrato i migliori risultati in termini di emissioni totali (eccetto per la categoria Marine Eutrophication). I risultati emersi da questo studio, relativi a aziende produttrici di pellet di piccole dimensioni, possono essere considerati rappresentativi non solo per le aziende italiane ma anche per industrie di dimensioni simili dell’Europa Centrale, caratterizzate da strutture comparabili sia per il processo produttivo applicato che per l’approvvigionamento di materie prime.
XIV Convegno AISSA, 16–17 Febbraio 2017, Campobasso.
XIV Convegno AISSA, 16–17 Febbraio 2017, Campobasso.
Laschi A., Marchi E.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/2158/1178635
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