Nella seconda metà del ‘500, l’arrivo delle donne in scena provocò una rivoluzione i cui effetti si estesero all’intera società moderna. Sommerse da un’ondata di condanna, le attrici, nomadi per mestiere, furono precedute da una doppia e simultanea diffidenza: verso le potenzialità precipue dell’arte teatrale professionistica e verso le qualità morali di cui sono state ritenute portatrici non singolarmente, ma come gruppo sociale. Il processo di decostruzione dell’identità artistica delle attrici pioniere, assimilate alle meretrici o al loro rovescio, ossia all’attrice vergine, non si è limitato al primo apparire del professionismo femminile, bensì è diventato una categoria storica di lunga durata. Si tratta qui di rimuovere i preventivi giudizi moralistici stratificati sulle attrici e sgombrare il campo storiografico da posizioni preconcette, di smantellare misoginia e anacronistici sguardi obliqui. Fra maschere e pregiudizi circa la perturbante percezione estetica rappresentata dall’ingresso in arte della donna, distinguere ciò che separa il mestiere di attrice dalle vicende sessuali, il talento dalla reputazione, l’arte dalla seduzione è essenziale per dare nuove categorie storiografiche e nuove coordinate allo studio della Commedia dell’Arte. Vengono così alla luce altri vissuti e altre esperienze: l’avvio verso la professione, il ruolo del matrimonio, la violenza subita sono alcuni nodi problematici da riconsiderare e vagliare sulla scorta di preventive indagini documentarie.
Il professionismo delle attrici: stato degli studi e nuove domande / Teresa Megale. - In: ITALICA WRATISLAVIENSIA. - ISSN 2084-4514. - STAMPA. - 10:(2019), pp. 15-35.
Il professionismo delle attrici: stato degli studi e nuove domande
Teresa Megale
2019
Abstract
Nella seconda metà del ‘500, l’arrivo delle donne in scena provocò una rivoluzione i cui effetti si estesero all’intera società moderna. Sommerse da un’ondata di condanna, le attrici, nomadi per mestiere, furono precedute da una doppia e simultanea diffidenza: verso le potenzialità precipue dell’arte teatrale professionistica e verso le qualità morali di cui sono state ritenute portatrici non singolarmente, ma come gruppo sociale. Il processo di decostruzione dell’identità artistica delle attrici pioniere, assimilate alle meretrici o al loro rovescio, ossia all’attrice vergine, non si è limitato al primo apparire del professionismo femminile, bensì è diventato una categoria storica di lunga durata. Si tratta qui di rimuovere i preventivi giudizi moralistici stratificati sulle attrici e sgombrare il campo storiografico da posizioni preconcette, di smantellare misoginia e anacronistici sguardi obliqui. Fra maschere e pregiudizi circa la perturbante percezione estetica rappresentata dall’ingresso in arte della donna, distinguere ciò che separa il mestiere di attrice dalle vicende sessuali, il talento dalla reputazione, l’arte dalla seduzione è essenziale per dare nuove categorie storiografiche e nuove coordinate allo studio della Commedia dell’Arte. Vengono così alla luce altri vissuti e altre esperienze: l’avvio verso la professione, il ruolo del matrimonio, la violenza subita sono alcuni nodi problematici da riconsiderare e vagliare sulla scorta di preventive indagini documentarie.I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



