La pandemia che ci ha colpito tutti di recente ha fatto emergere, in maniera diffusa e dilagante, un fenomeno già presente da decenni nelle nostre città: la tendenza all'esclusione. Nella città che implode nelle sue eterotopie, nei non luoghi della sua corporeità, da tempo hanno iniziato a proliferare miriadi di recinti individuali isolati, quasi fortificazioni tecnologicamente avanzate, involucri puri ed enigmatici, spazi conclusi. All’interno di questi si consumano simultaneamente i riti di una vita separata, solitaria, sostanzialmente priva di contatti sociali reali, traducibile in una miriade di recinti individuali. La città, in trasformazione continua, si era già instradata a diventare, in pratica, un insieme di recinti, in evidente implosione percettiva. Il modello di città diffusa è proprio questo, frammentata e segregata, dove persino i regolamenti edilizi, urbanistici e stradali, tendono piuttosto a dividere, a distanziare, che non ad amalgamare, a produrre paesaggi coerenti invece di grandi frammenti insulari. All'improvviso (in lockdown), ci siamo dovuti adattare a questo modello, che si è imposto come vincente e risolutivo, almeno in apparenza ha vinto sulla città aperta tradizionale, almeno per il momento.
ETEROTOPIE DELLA CITTA’ DEI RECINTI: ENCLAVE, PRENCICT E INTROVERSIONI / claudio zanirato. - ELETTRONICO. - (2020), pp. 0-0. ( Biennale Spazio Pubblico 20212021).
ETEROTOPIE DELLA CITTA’ DEI RECINTI: ENCLAVE, PRENCICT E INTROVERSIONI
claudio zanirato
2020
Abstract
La pandemia che ci ha colpito tutti di recente ha fatto emergere, in maniera diffusa e dilagante, un fenomeno già presente da decenni nelle nostre città: la tendenza all'esclusione. Nella città che implode nelle sue eterotopie, nei non luoghi della sua corporeità, da tempo hanno iniziato a proliferare miriadi di recinti individuali isolati, quasi fortificazioni tecnologicamente avanzate, involucri puri ed enigmatici, spazi conclusi. All’interno di questi si consumano simultaneamente i riti di una vita separata, solitaria, sostanzialmente priva di contatti sociali reali, traducibile in una miriade di recinti individuali. La città, in trasformazione continua, si era già instradata a diventare, in pratica, un insieme di recinti, in evidente implosione percettiva. Il modello di città diffusa è proprio questo, frammentata e segregata, dove persino i regolamenti edilizi, urbanistici e stradali, tendono piuttosto a dividere, a distanziare, che non ad amalgamare, a produrre paesaggi coerenti invece di grandi frammenti insulari. All'improvviso (in lockdown), ci siamo dovuti adattare a questo modello, che si è imposto come vincente e risolutivo, almeno in apparenza ha vinto sulla città aperta tradizionale, almeno per il momento.| File | Dimensione | Formato | |
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