Ci sono espressioni dell’abitare che non possono essere relegate nei confini di un recinto fisico in quanto attinenti ad elementi percettivi che oltrepassano la dimensione dell’involucro abitativo. Sono gli aspetti legati agli odori, alle mu-siche, ai suoni, alle luci, che accompagnano e definiscono il nostro abitare al pari degli aspetti funzionali ed estetici ma sono meno indagati dalla letteratura scientifica in quanto fugaci nella loro partecipazione al processo progettuale. L’ intangibilità di tali percezioni le rende estranee ad una comunicazione del progetto quasi unicamente indirizzata alla percezione visiva seppure imple-mentata dai testi. E tuttavia la nostra esperienza in uno spazio si compone di rimandi, di connessioni che ci riconducono ai rituali della nostra esperienza abitativa e nei quali le percezioni assumono un ruolo preminente; l’odore del cucinato quando percorriamo una strada, la luce alternata di un televisore la sera, il suono di un pianoforte che ci connette all’intimità di un vicino da cui siamo divisi da un sottile diaframma di cemento. La dimensione percettiva traccia i confini di spazi invisibili ma sempre più reali. Storicamente gli ambiti percettivi hanno interessato il progetto negli aspetti concernenti il benessere abitativo e quindi le dinamiche caldo/freddo, lu-ce/buio, silenzio/rumore, con aspetti tecnici in parte misurabili e verificabili; oggi tali aspetti, supportati da una letteratura scientifica transdisciplinare (Pal-lasmaa J, McCartney K., Cooper Marcus C.), si ampliano ad un rapporto con la percezione sensoriale che guarda allo spazio olfattivo, allo spazio dei suoni, allo spazio simbolico, allo spazio tattile, come spazi dell’intimità nei quali si sviluppa il nostro rapporto personale con l’abitare. La nostra conce-zione di spazio si amplifica e punta al coinvolgimento di tutti i sensi, un ap-proccio “sensibile” all’abitare che indaga quegli aspetti emotivi, spesso de-terminati dal vissuto personale, che possano essere esplicitati nel definirne le trasformazioni. Una tale direzione imporrà un totale ripensamento degli strumenti di sviluppo del progetto ancora strettamente caratterizzati da una preponderanza della percezione visiva sulle altre forme di percezione. Ciò avviene per esempio nell’utilizzo della augmented reality dove scompare la dimensione di un limite spaziale in quanto é lo spazio stesso ad essere smaterializzato e a diventare per-cezione. Nuove pratiche progettuali che ci guideranno verso la definizione di ambienti altamente funzionali nei quali le percezioni svilupperanno un rappor-to personale e diversificato con l’abitare. There are expressions of living that cannot be relegated to the borders of a physical enclosure as they are related to perceptual elements that go beyond the dimension of the housing envelope. They are the aspects related to smells, mu-sic, sounds, lights, that accompany and define our living as functional and aesthetic aspects but are less investigated by the scientific literature as they are missing in their participation in the design process. The intangibility of such perceptions makes them extraneous to a communica-tion of the project almost exclusively addressed to the visual perception alt-hough implemented by the texts. But our experience in a space is made up of references, of connections that lead us back to the rituals of our living experi-ence and in which perceptions take on a prominent role; the smell of cooking when we walk a road, the alternating light of a TV in the evening, the sound of a piano that connects us to the intimacy of a neighbor from which we are sepa-rated by a thin concrete diaphram. The perceptive dimension traces the boun-daries of invisible but increasingly real spaces. Historically, perceptual areas have affected the project in aspects related to the well-being of the home and therefore the dynamics of hot/cold, light/dark, silence/noise, with technical aspects partly measurable and verifiable; today these aspects, supported by a transdisciplinary scientific literature (Pallasmaa J, Mccartney K., Cooper Marcus C.), expand to a relationship with sensory per-ception that looks at the olfactory space, the space of sounds, the symbolic space, to the tactile space, as spaces of intimacy in which we develop our per-sonal relationship with living. Our conception of space is amplified and aims at the involvement of all the senses, a "sensitive" approach to living that investigates those emotional aspects, often de-terminated by personal experience, that can be explained in defining the transformations. Such a direction will require a complete rethin-king of the development tools of the project still closely characterized by a pre-ponderence of visual perception on the other forms of perception. This happen, for example, in the use of augmented reality, where the dimen-sion of a spatial limit disappears, since it is space itself that is dematerialized and becomes perception. New design practices will guide us towards the defi-nition of highly functional environments in which perceptions will develop a personal and diversified relationship with living.

L’abitare percepito. La dimensione percettiva dello spazio abitativo / Stefano Follesa. - In: GUD. GENOVA UNIVERSITÀ DESIGN. - ISSN 1720-075X. - STAMPA. - Conclusus:(2020), pp. 138-145.

L’abitare percepito. La dimensione percettiva dello spazio abitativo.

Stefano Follesa
2020

Abstract

Ci sono espressioni dell’abitare che non possono essere relegate nei confini di un recinto fisico in quanto attinenti ad elementi percettivi che oltrepassano la dimensione dell’involucro abitativo. Sono gli aspetti legati agli odori, alle mu-siche, ai suoni, alle luci, che accompagnano e definiscono il nostro abitare al pari degli aspetti funzionali ed estetici ma sono meno indagati dalla letteratura scientifica in quanto fugaci nella loro partecipazione al processo progettuale. L’ intangibilità di tali percezioni le rende estranee ad una comunicazione del progetto quasi unicamente indirizzata alla percezione visiva seppure imple-mentata dai testi. E tuttavia la nostra esperienza in uno spazio si compone di rimandi, di connessioni che ci riconducono ai rituali della nostra esperienza abitativa e nei quali le percezioni assumono un ruolo preminente; l’odore del cucinato quando percorriamo una strada, la luce alternata di un televisore la sera, il suono di un pianoforte che ci connette all’intimità di un vicino da cui siamo divisi da un sottile diaframma di cemento. La dimensione percettiva traccia i confini di spazi invisibili ma sempre più reali. Storicamente gli ambiti percettivi hanno interessato il progetto negli aspetti concernenti il benessere abitativo e quindi le dinamiche caldo/freddo, lu-ce/buio, silenzio/rumore, con aspetti tecnici in parte misurabili e verificabili; oggi tali aspetti, supportati da una letteratura scientifica transdisciplinare (Pal-lasmaa J, McCartney K., Cooper Marcus C.), si ampliano ad un rapporto con la percezione sensoriale che guarda allo spazio olfattivo, allo spazio dei suoni, allo spazio simbolico, allo spazio tattile, come spazi dell’intimità nei quali si sviluppa il nostro rapporto personale con l’abitare. La nostra conce-zione di spazio si amplifica e punta al coinvolgimento di tutti i sensi, un ap-proccio “sensibile” all’abitare che indaga quegli aspetti emotivi, spesso de-terminati dal vissuto personale, che possano essere esplicitati nel definirne le trasformazioni. Una tale direzione imporrà un totale ripensamento degli strumenti di sviluppo del progetto ancora strettamente caratterizzati da una preponderanza della percezione visiva sulle altre forme di percezione. Ciò avviene per esempio nell’utilizzo della augmented reality dove scompare la dimensione di un limite spaziale in quanto é lo spazio stesso ad essere smaterializzato e a diventare per-cezione. Nuove pratiche progettuali che ci guideranno verso la definizione di ambienti altamente funzionali nei quali le percezioni svilupperanno un rappor-to personale e diversificato con l’abitare. There are expressions of living that cannot be relegated to the borders of a physical enclosure as they are related to perceptual elements that go beyond the dimension of the housing envelope. They are the aspects related to smells, mu-sic, sounds, lights, that accompany and define our living as functional and aesthetic aspects but are less investigated by the scientific literature as they are missing in their participation in the design process. The intangibility of such perceptions makes them extraneous to a communica-tion of the project almost exclusively addressed to the visual perception alt-hough implemented by the texts. But our experience in a space is made up of references, of connections that lead us back to the rituals of our living experi-ence and in which perceptions take on a prominent role; the smell of cooking when we walk a road, the alternating light of a TV in the evening, the sound of a piano that connects us to the intimacy of a neighbor from which we are sepa-rated by a thin concrete diaphram. The perceptive dimension traces the boun-daries of invisible but increasingly real spaces. Historically, perceptual areas have affected the project in aspects related to the well-being of the home and therefore the dynamics of hot/cold, light/dark, silence/noise, with technical aspects partly measurable and verifiable; today these aspects, supported by a transdisciplinary scientific literature (Pallasmaa J, Mccartney K., Cooper Marcus C.), expand to a relationship with sensory per-ception that looks at the olfactory space, the space of sounds, the symbolic space, to the tactile space, as spaces of intimacy in which we develop our per-sonal relationship with living. Our conception of space is amplified and aims at the involvement of all the senses, a "sensitive" approach to living that investigates those emotional aspects, often de-terminated by personal experience, that can be explained in defining the transformations. Such a direction will require a complete rethin-king of the development tools of the project still closely characterized by a pre-ponderence of visual perception on the other forms of perception. This happen, for example, in the use of augmented reality, where the dimen-sion of a spatial limit disappears, since it is space itself that is dematerialized and becomes perception. New design practices will guide us towards the defi-nition of highly functional environments in which perceptions will develop a personal and diversified relationship with living.
2020
Conclusus
138
145
Goal 3: Good health and well-being for people
Stefano Follesa
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