DIVERA GHENO er celebrare la pubblicazione dello Zingarelli 2020, la casa editrice Zanichelli ha deciso di puntare l’attenzione non tanto sui neologismi inclusi in questa nuova edizione, nei confronti dei quali siamo tutti sempre curiosi quasi morbosamente, quanto su un progetto chiamato «Parole da salvare». Da qualche anno, una selezione di 3.126 lemmi contenuti nel vocabolario è preceduta da un fiorellino: sono le parole che rischiano di essere dimenticate e la cui scomparsa comporterebbe la perdita di rilevanti sfumature del pensiero. Non sono termini particolarmente astrusi: tra loro troviamo, scorrendo l’alfabeto, ampolloso «ridondante, enfatico», baraonda «confusione, disordine», caterva «quantità disordinata di cose», denigrare «calunniare, diffamare», erudire «rendere colto e istruito», frignare «piagnucolare in modo continuo e noioso», ghiribizzo «idea bizzarra, capriccio improvviso», inanellare «dire, raccontare uno dopo l’altro», laconico «detto di persona poco loquace, estremamente concisa nell’esprimersi», mormorio «suono confuso e leggero prodotto dal mormorare fra loro di più persone», noncurante «che rivela disinteresse, indifferenza, talvolta un certo sussiego», ondivago «oscillante, incerto», pleonastico «che costituisce pleonasmo, superfluo», querulo «di tono lamentoso», rintuzzare «reprimere, soffocare, umiliare», scalcinato «malridotto, in cattivo stato», trambusto «confusione rumorosa, agitazione confusa», urbanità «caratteristica di chi (o di ciò che) è urbano, educato, civile», verboso «che parla o scrive con sovrabbondanza di parole» e zotico «incolto, incivile». Molti conosceranno e riconosceranno queste parole, pur non impiegandole tutti i giorni. A loro, potrebbe sembrare strano che termini tutto sommato comuni come quelli elencati siano entrati in una sorta di lista di «sorvegliati speciali» per evitare che facciano la fine dell’ormai leggendario dodo, il volatile che viveva pacificamente sull’isola di Mauritius prima di estinguersi nel XVII secolo a causa dell’arrivo degli esseri umani. Da un certo punto di vista, è proprio la loro «normalità» a mettere queste 3.126 parole così a rischio: non le percepiamo come particolarmente strane o esotiche, e quindi tendono a scomparire dall’uso senza clamore, scivolando via dal nostro lessico quotidiano in modo impercettibile. Ed è un vero peccato che questo accada, dato che, in moltissimi casi, per rimpiazzare la parola scomparsa occorre ricorrere a una complicata circonlocuzione: per fare due esempi, per sostituire il verbo levitare bisogna dare la spiegazione «essere in grado di sollevarsi in aria fisicamente, contro le leggi della gravità» e un botolo, termine molto espressivo, descrive nella maniera più puntuale un «cane piccolo, tozzo e ringhioso». Cosa c’è, dunque, di più efficace per far (ri)avvicinare le persone al vocabolario che non... portarlo tra la gente, nelle piazze? Proprio in questi giorni è partito in tournée uno «Zingarellone» gigante, un totem a forma di dizionario semiaperto, che soggiornerà in sei città italiane diverse rimanendo una settimana in ogni luogo. Al momento, la «zona a lessico illimitato» si trova a Milano in largo La Foppa, da dove si sposterà, nell’ordine, a Torino, Bologna, Firenze, Bari e infine Palermo. A Firenze, l’«AreaZ» (come «Zingarelli») sarà allestita in piazza Santa Croce dal 12 al 19 ottobre. Ma il vocabolario gigante non è solo da rimirare: chiederà alle persone una partecipazione attiva. Nella quarta di copertina del volumone è installato un touch screen, uno schermo tattile attraverso il quale sarà possibile scegliere, di volta in volta da una rosa di cinque, la preferita tra le #paroledasalvare (questa la parola chiave dell’iniziativa). Sarà quindi possibile «adottare» il termine e condividere la propria scelta sui social network, ma non solo: coloro che preferiscono l’analogico potranno ritirare una cartolina contenente una delle parole da salvare assieme alla sua definizione, da tenere come ricordo o inviare a una persona cara.
Salviamo le parole a rischio d’estinzione! / Vera Gheno. - In: TOSCANAOGGI. - STAMPA. - 33:(2019), pp. 11-11.
Salviamo le parole a rischio d’estinzione!
Vera Gheno
2019
Abstract
DIVERA GHENO er celebrare la pubblicazione dello Zingarelli 2020, la casa editrice Zanichelli ha deciso di puntare l’attenzione non tanto sui neologismi inclusi in questa nuova edizione, nei confronti dei quali siamo tutti sempre curiosi quasi morbosamente, quanto su un progetto chiamato «Parole da salvare». Da qualche anno, una selezione di 3.126 lemmi contenuti nel vocabolario è preceduta da un fiorellino: sono le parole che rischiano di essere dimenticate e la cui scomparsa comporterebbe la perdita di rilevanti sfumature del pensiero. Non sono termini particolarmente astrusi: tra loro troviamo, scorrendo l’alfabeto, ampolloso «ridondante, enfatico», baraonda «confusione, disordine», caterva «quantità disordinata di cose», denigrare «calunniare, diffamare», erudire «rendere colto e istruito», frignare «piagnucolare in modo continuo e noioso», ghiribizzo «idea bizzarra, capriccio improvviso», inanellare «dire, raccontare uno dopo l’altro», laconico «detto di persona poco loquace, estremamente concisa nell’esprimersi», mormorio «suono confuso e leggero prodotto dal mormorare fra loro di più persone», noncurante «che rivela disinteresse, indifferenza, talvolta un certo sussiego», ondivago «oscillante, incerto», pleonastico «che costituisce pleonasmo, superfluo», querulo «di tono lamentoso», rintuzzare «reprimere, soffocare, umiliare», scalcinato «malridotto, in cattivo stato», trambusto «confusione rumorosa, agitazione confusa», urbanità «caratteristica di chi (o di ciò che) è urbano, educato, civile», verboso «che parla o scrive con sovrabbondanza di parole» e zotico «incolto, incivile». Molti conosceranno e riconosceranno queste parole, pur non impiegandole tutti i giorni. A loro, potrebbe sembrare strano che termini tutto sommato comuni come quelli elencati siano entrati in una sorta di lista di «sorvegliati speciali» per evitare che facciano la fine dell’ormai leggendario dodo, il volatile che viveva pacificamente sull’isola di Mauritius prima di estinguersi nel XVII secolo a causa dell’arrivo degli esseri umani. Da un certo punto di vista, è proprio la loro «normalità» a mettere queste 3.126 parole così a rischio: non le percepiamo come particolarmente strane o esotiche, e quindi tendono a scomparire dall’uso senza clamore, scivolando via dal nostro lessico quotidiano in modo impercettibile. Ed è un vero peccato che questo accada, dato che, in moltissimi casi, per rimpiazzare la parola scomparsa occorre ricorrere a una complicata circonlocuzione: per fare due esempi, per sostituire il verbo levitare bisogna dare la spiegazione «essere in grado di sollevarsi in aria fisicamente, contro le leggi della gravità» e un botolo, termine molto espressivo, descrive nella maniera più puntuale un «cane piccolo, tozzo e ringhioso». Cosa c’è, dunque, di più efficace per far (ri)avvicinare le persone al vocabolario che non... portarlo tra la gente, nelle piazze? Proprio in questi giorni è partito in tournée uno «Zingarellone» gigante, un totem a forma di dizionario semiaperto, che soggiornerà in sei città italiane diverse rimanendo una settimana in ogni luogo. Al momento, la «zona a lessico illimitato» si trova a Milano in largo La Foppa, da dove si sposterà, nell’ordine, a Torino, Bologna, Firenze, Bari e infine Palermo. A Firenze, l’«AreaZ» (come «Zingarelli») sarà allestita in piazza Santa Croce dal 12 al 19 ottobre. Ma il vocabolario gigante non è solo da rimirare: chiederà alle persone una partecipazione attiva. Nella quarta di copertina del volumone è installato un touch screen, uno schermo tattile attraverso il quale sarà possibile scegliere, di volta in volta da una rosa di cinque, la preferita tra le #paroledasalvare (questa la parola chiave dell’iniziativa). Sarà quindi possibile «adottare» il termine e condividere la propria scelta sui social network, ma non solo: coloro che preferiscono l’analogico potranno ritirare una cartolina contenente una delle parole da salvare assieme alla sua definizione, da tenere come ricordo o inviare a una persona cara.I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



