In questo testo vengono riuniti tre grandi intellettuali (Michelucci, De Carlo, Rodari) grazie alla coincidenza di idee rispetto ai temi della città come campo di forze sociali. Questa vicinanza intellettuale fa da pretesto per proporre un ragionamento teorico su tre punti che, le loro rispettive posizioni culturali, mi paiono portare in forte evidenza. Il primo riguarda la variabilità della città, il ruolo del caos nei processi di apprendimento e, per conseguenza, il ruolo del progetto e del progettista, di città o di storie; il tutto in una anticipazione degli studi sulla complessità applicati all’ambito urbano. Il secondo si rifà all’idea di città aperta, o di parola per tutti, che sottende una visione morale del lavoro intellettuale che ha a che vedere non con il genio personale, ma con la rappresentazione di una volontà collettiva. Il terzo guarda alla didattica intesa non come trasmissione di un sapere codificato, ma come percorso di liberazione della fantasia o, con le parole di Rodari, della fantastica. Il testo è costruito attraverso la ricognizione sistematica della bibliografia dei tre autori e l’accostamento, per analogia, delle loro proposte più originali e soprattutto più anticipatrici di sviluppi successivi degli studi teorici sulla città. L’articolo punta a riportare in primo piano un dibattito della seconda metà del ‘900 che ha ancora oggi un grande significato culturale, se pure non è molto presente negli studi più recenti. This text brings together three great intellectuals (Michelucci, De Carlo, Rodari) thanks to the coincidence of ideas with regard the themes of the city as a field of social forces. This intellectual affinity is a pretext for proposing a theoretical reasoning on three points which, their respective cultural positions seem to me highlight strongly. The first concerns the variability of the city, the role of chaos in learning processes and, as a result, the role of the project and of the designer, of cities or stories; all in a anticipation of the studies on complexity applied to the urban environment. The second refers to the idea of an open city, or a word for everyone, which underlies a moral vision of intellectual work that has to do, not with personal genius, but with the representation of a collective wish. The third one looks at didactics not as a transmission of codified knowledge, but as a path of liberation of fantasy or, in the words of Rodari, of the fantastic. The text is based on a systematic study of the bibliographies of the three authors and a juxtaposition of their most original and forward-looking theoretical proposals. The article aims to bring to the fore a debate from the second half of the twentieth century that is still of great cultural importance today, even if it is not very present in more recent studies.
La città con l’esse davanti. Michelucci, De Carlo, Rodari: spunti per una fantasia disubbidiente / Iacopo Zetti. - In: CRIOS. - ISSN 2279-8986. - STAMPA. - 21:(2021), pp. 4-17. [10.3280/CRIOS2021-021002]
La città con l’esse davanti. Michelucci, De Carlo, Rodari: spunti per una fantasia disubbidiente
Iacopo Zetti
2021
Abstract
In questo testo vengono riuniti tre grandi intellettuali (Michelucci, De Carlo, Rodari) grazie alla coincidenza di idee rispetto ai temi della città come campo di forze sociali. Questa vicinanza intellettuale fa da pretesto per proporre un ragionamento teorico su tre punti che, le loro rispettive posizioni culturali, mi paiono portare in forte evidenza. Il primo riguarda la variabilità della città, il ruolo del caos nei processi di apprendimento e, per conseguenza, il ruolo del progetto e del progettista, di città o di storie; il tutto in una anticipazione degli studi sulla complessità applicati all’ambito urbano. Il secondo si rifà all’idea di città aperta, o di parola per tutti, che sottende una visione morale del lavoro intellettuale che ha a che vedere non con il genio personale, ma con la rappresentazione di una volontà collettiva. Il terzo guarda alla didattica intesa non come trasmissione di un sapere codificato, ma come percorso di liberazione della fantasia o, con le parole di Rodari, della fantastica. Il testo è costruito attraverso la ricognizione sistematica della bibliografia dei tre autori e l’accostamento, per analogia, delle loro proposte più originali e soprattutto più anticipatrici di sviluppi successivi degli studi teorici sulla città. L’articolo punta a riportare in primo piano un dibattito della seconda metà del ‘900 che ha ancora oggi un grande significato culturale, se pure non è molto presente negli studi più recenti. This text brings together three great intellectuals (Michelucci, De Carlo, Rodari) thanks to the coincidence of ideas with regard the themes of the city as a field of social forces. This intellectual affinity is a pretext for proposing a theoretical reasoning on three points which, their respective cultural positions seem to me highlight strongly. The first concerns the variability of the city, the role of chaos in learning processes and, as a result, the role of the project and of the designer, of cities or stories; all in a anticipation of the studies on complexity applied to the urban environment. The second refers to the idea of an open city, or a word for everyone, which underlies a moral vision of intellectual work that has to do, not with personal genius, but with the representation of a collective wish. The third one looks at didactics not as a transmission of codified knowledge, but as a path of liberation of fantasy or, in the words of Rodari, of the fantastic. The text is based on a systematic study of the bibliographies of the three authors and a juxtaposition of their most original and forward-looking theoretical proposals. The article aims to bring to the fore a debate from the second half of the twentieth century that is still of great cultural importance today, even if it is not very present in more recent studies.| File | Dimensione | Formato | |
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