Le Linee metodologiche per valorizzare i comprensori vitivinicoli di qualità nella disciplina territoriale ed urbanistica delle aree rurali sono state concepite nel 1996 e aggiornate nel 2006, per cui il “Piano Regolatore delle Città del Vino conta ormai più di due decenni di vita. Un periodo in cui l’Associazione Nazionale Città del Vino si è spesa per la sensibilizzazione delle amministrazioni aderenti (più di 500 comuni interessati da aree di pregio vitivinicolo) e insieme all’INU ha promosso il concorso biennale ‘Il Miglior PRG delle città del vino’ per premiare gli strumenti urbanistici più virtuosi. Un periodo, ciò nondimeno, in cui sono sopravventi diversi cambiamenti, non solo nei sistemi e strumenti di pianificazione regionali, ma soprattutto nel quadro normativo nazionale in merito a temi connessi al governo delle aree rurali, dagli incentivi alla realizzazione di impianti per la produzione di energie da fonti rinnovabili alle norme per contrastare il consumo di suolo. Dal 2007 l’Associazione Nazionale Città del Vino ha intrapreso un’azione ampia e articolata per arricchire il Piano regolatore delle città del vino con specifici contenuti in tema di tutela del paesaggio e valorizzazione della filiera vitivinicola (Tesi, Vallerini, Zangheri, 2009), misure di adattamento al deterioramento climatico e fonti di energia rinnovabile (Tesi, 2011), nuove forme dell’abitare rurale (Urbanpromo, 2014). Inoltre, le molteplici forme di incentivazione per l’efficientamento energetico del patrimonio edilizio – anche in zona agricola – hanno portato a sviluppare diverse riflessioni in merito alla qualità dell'architettura rurale e il risparmio energetico, così come la crisi economica ha portato a rivedere l’economia del vino in termini diversi, dall’apertura ai mercati internazionali alla valorizzazione delle filiere locali, nell’ambito del più ampio tema dell’accessibilità. Le linee metodologiche hanno un quarto di secolo: ma il loro valore è confermato sia dall’evoluzione del quadro legislativo, soprattutto regionale, sia dalle pratiche. La definizione di un quadro di riferimento per la pianificazione delle aree vitivinicole di qualità mantiene quindi tutta la sua validità ed attualità. Alcuni aspetti, come il cambiamento climatico e la sensibilità diffusa agli aspetti paesaggistici e ambientali, già previsti e trattati nelle stesure originali, hanno avuto un’intensificazione negli ultimi anni e un’accelerazione nella fase pandemica, che suggeriscono oggi un’azione organica di aggiornamento e rafforzamento della proposta metodologica, tesa ad apprezzare non solo le esperienze di pianificazione, ma anche quelle di progettazione locale e di programmazione. Il piano regolatore come inteso in passato (alla fine del secolo scorso) avrebbe dovuto rappresentare un insieme organico e unitario di disposizioni e previsioni per tutti gli aspetti pianificabili di un territorio nell’ambito di confini amministrativi e competenze di governo definite (comunale, intercomunale, territoriale, etc). Da oltre vent’anni si sono diffuse per indirizzo legislativo nazionale o regionale , per impulso di sensibilità o esigenze più forti o emergenti pianificazioni separate per temi (assetto idrogeologico, grandi bacini fluviali, paesaggio, infrastrutture, commercio) che ormai sono strumenti correnti di governo del territorio e di costruzione di progetti di settore separati, spesso privi di luoghi o temi di coordinamento se non per la condivisione dei confini amministrativi su cui sono ritagliati. Anche il tema dell’urbanistica delle città del vino corre questo rischio di “separatezza”. Città del Vino mette in evidenza e propone alla condivisione progetti che superino la separatezza delle diverse pianificazioni: non solo piani, ma anche politiche e progetti urbanistici costruiti come sistemi di uso e gestione anche solo di parti circoscritte di un territorio del vino e non estese alla totalità dell’ambito amministrativo ma portatori di un raccordo in unico sistema di atti “regolatori” di governo e attività private d’impresa l’insieme di temi emergenti e delle aspettative di soggetti economici e sociali diversi costituendo elemento di concertazione pianificatori ed economica.
PIANIFICARE I COMPRENSORI VITIVINICOLI DI QUALITÀ. NUOVE PRATICHE E PROSPETTIVE NELLA PIANIFICAZIONE URBANISTICA DELLE CITTA’ DEL VINO / Valeria Lingua, Iole Piscolla, Davide Marino, Roberto Mascarucci, Stefano Stanghellini, Catherine Dezio, Michele Manelli, Antonio Fassone. - ELETTRONICO. - (2022), pp. 1-11.
PIANIFICARE I COMPRENSORI VITIVINICOLI DI QUALITÀ. NUOVE PRATICHE E PROSPETTIVE NELLA PIANIFICAZIONE URBANISTICA DELLE CITTA’ DEL VINO
Valeria Lingua
Conceptualization
;
2022
Abstract
Le Linee metodologiche per valorizzare i comprensori vitivinicoli di qualità nella disciplina territoriale ed urbanistica delle aree rurali sono state concepite nel 1996 e aggiornate nel 2006, per cui il “Piano Regolatore delle Città del Vino conta ormai più di due decenni di vita. Un periodo in cui l’Associazione Nazionale Città del Vino si è spesa per la sensibilizzazione delle amministrazioni aderenti (più di 500 comuni interessati da aree di pregio vitivinicolo) e insieme all’INU ha promosso il concorso biennale ‘Il Miglior PRG delle città del vino’ per premiare gli strumenti urbanistici più virtuosi. Un periodo, ciò nondimeno, in cui sono sopravventi diversi cambiamenti, non solo nei sistemi e strumenti di pianificazione regionali, ma soprattutto nel quadro normativo nazionale in merito a temi connessi al governo delle aree rurali, dagli incentivi alla realizzazione di impianti per la produzione di energie da fonti rinnovabili alle norme per contrastare il consumo di suolo. Dal 2007 l’Associazione Nazionale Città del Vino ha intrapreso un’azione ampia e articolata per arricchire il Piano regolatore delle città del vino con specifici contenuti in tema di tutela del paesaggio e valorizzazione della filiera vitivinicola (Tesi, Vallerini, Zangheri, 2009), misure di adattamento al deterioramento climatico e fonti di energia rinnovabile (Tesi, 2011), nuove forme dell’abitare rurale (Urbanpromo, 2014). Inoltre, le molteplici forme di incentivazione per l’efficientamento energetico del patrimonio edilizio – anche in zona agricola – hanno portato a sviluppare diverse riflessioni in merito alla qualità dell'architettura rurale e il risparmio energetico, così come la crisi economica ha portato a rivedere l’economia del vino in termini diversi, dall’apertura ai mercati internazionali alla valorizzazione delle filiere locali, nell’ambito del più ampio tema dell’accessibilità. Le linee metodologiche hanno un quarto di secolo: ma il loro valore è confermato sia dall’evoluzione del quadro legislativo, soprattutto regionale, sia dalle pratiche. La definizione di un quadro di riferimento per la pianificazione delle aree vitivinicole di qualità mantiene quindi tutta la sua validità ed attualità. Alcuni aspetti, come il cambiamento climatico e la sensibilità diffusa agli aspetti paesaggistici e ambientali, già previsti e trattati nelle stesure originali, hanno avuto un’intensificazione negli ultimi anni e un’accelerazione nella fase pandemica, che suggeriscono oggi un’azione organica di aggiornamento e rafforzamento della proposta metodologica, tesa ad apprezzare non solo le esperienze di pianificazione, ma anche quelle di progettazione locale e di programmazione. Il piano regolatore come inteso in passato (alla fine del secolo scorso) avrebbe dovuto rappresentare un insieme organico e unitario di disposizioni e previsioni per tutti gli aspetti pianificabili di un territorio nell’ambito di confini amministrativi e competenze di governo definite (comunale, intercomunale, territoriale, etc). Da oltre vent’anni si sono diffuse per indirizzo legislativo nazionale o regionale , per impulso di sensibilità o esigenze più forti o emergenti pianificazioni separate per temi (assetto idrogeologico, grandi bacini fluviali, paesaggio, infrastrutture, commercio) che ormai sono strumenti correnti di governo del territorio e di costruzione di progetti di settore separati, spesso privi di luoghi o temi di coordinamento se non per la condivisione dei confini amministrativi su cui sono ritagliati. Anche il tema dell’urbanistica delle città del vino corre questo rischio di “separatezza”. Città del Vino mette in evidenza e propone alla condivisione progetti che superino la separatezza delle diverse pianificazioni: non solo piani, ma anche politiche e progetti urbanistici costruiti come sistemi di uso e gestione anche solo di parti circoscritte di un territorio del vino e non estese alla totalità dell’ambito amministrativo ma portatori di un raccordo in unico sistema di atti “regolatori” di governo e attività private d’impresa l’insieme di temi emergenti e delle aspettative di soggetti economici e sociali diversi costituendo elemento di concertazione pianificatori ed economica.| File | Dimensione | Formato | |
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