Su un’area ai margini del parco del palazzo Ducale di Sassuolo, destinata ad attrezzature scolastiche di vario ordine e grado, viene progettata la scuola media a 24 classi su incarico dell’amministrazione comunale. L’edificio si sviluppa su due piani, caratterizzati dalla presenza di quattro unità didattiche, costituite da tre aule normali, e diverse aule speciali. A piano terreno, ai lati dell’atrio di ingresso, trovano posto spazi amministrativi e biblioteca. Mentre un primo cortile a pianta quadrata illumina i locali più interni di una prima parte dell’edificio, un analogo spazio a doppia altezza, con illuminazione dalla copertura, funge da mensa e sala polivalente. In prosecuzione di questo spazio è prevista all’esterno un’area complanare per attività espressive, racchiusa da una gradinata ad emiciclo. Fa sempre grande piacere poter documentare (…) una fedeltà. Tra i non moltissimi casi, uno dei più seri e coerenti è certo quello di Enea Manfredini, che mai ha dimenticato, e mai ha tradito, la sua vocazione razionalista, rivelatasi in tempi davvero non sospetti, (…) vera e propria gloria della resistenza italiana al provincialismo, alla sordità e alla retorica. Tema pubblico come tanto spesso per questi architetti.(…) La struttura ? Semplicissima, su modulo quadro di ml 7,20 in c.a. Tamponamento povero: prefabbricati in cemento bianco e grigio. Infissi esterni in alluminio verniciato nero. Ma, soprattutto, l’inimitabile umanità della ragione piegata al servizio degli altri; modesta; attenta; complessa; e spaziale. Limitazioni finanziarie e scelte dell’amministrazione hanno portato alla mancata realizzazione non solo dello spazio attrezzato esterno, nonché delle pareti attrezzate previste fra aule normali e corridoi, ma soprattutto di una delle quattro scale di emergenza originariamente previste. (da Renato Pedio, Una “modestia” carica di valore, “L’Architettura: Cronache e storia”, n. 7-8, luglio agosto 1992, pp. 505-506)

Scuola media Cavedoni, Sassuolo, Modena (con Enea Manfredini) / Alberto Manfredini. - (1984).

Scuola media Cavedoni, Sassuolo, Modena (con Enea Manfredini)

Alberto Manfredini
1984

Abstract

Su un’area ai margini del parco del palazzo Ducale di Sassuolo, destinata ad attrezzature scolastiche di vario ordine e grado, viene progettata la scuola media a 24 classi su incarico dell’amministrazione comunale. L’edificio si sviluppa su due piani, caratterizzati dalla presenza di quattro unità didattiche, costituite da tre aule normali, e diverse aule speciali. A piano terreno, ai lati dell’atrio di ingresso, trovano posto spazi amministrativi e biblioteca. Mentre un primo cortile a pianta quadrata illumina i locali più interni di una prima parte dell’edificio, un analogo spazio a doppia altezza, con illuminazione dalla copertura, funge da mensa e sala polivalente. In prosecuzione di questo spazio è prevista all’esterno un’area complanare per attività espressive, racchiusa da una gradinata ad emiciclo. Fa sempre grande piacere poter documentare (…) una fedeltà. Tra i non moltissimi casi, uno dei più seri e coerenti è certo quello di Enea Manfredini, che mai ha dimenticato, e mai ha tradito, la sua vocazione razionalista, rivelatasi in tempi davvero non sospetti, (…) vera e propria gloria della resistenza italiana al provincialismo, alla sordità e alla retorica. Tema pubblico come tanto spesso per questi architetti.(…) La struttura ? Semplicissima, su modulo quadro di ml 7,20 in c.a. Tamponamento povero: prefabbricati in cemento bianco e grigio. Infissi esterni in alluminio verniciato nero. Ma, soprattutto, l’inimitabile umanità della ragione piegata al servizio degli altri; modesta; attenta; complessa; e spaziale. Limitazioni finanziarie e scelte dell’amministrazione hanno portato alla mancata realizzazione non solo dello spazio attrezzato esterno, nonché delle pareti attrezzate previste fra aule normali e corridoi, ma soprattutto di una delle quattro scale di emergenza originariamente previste. (da Renato Pedio, Una “modestia” carica di valore, “L’Architettura: Cronache e storia”, n. 7-8, luglio agosto 1992, pp. 505-506)
1984
Alberto Manfredini
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