Il Concept del progetto di riqualificazione architettonica e funzionale del capannone 19 dell’area “Ex Officine Reggiane” da destinare a Tecnopolo per la ricerca industriale, si riassume nella proposizione building within a building. Nulla si infrange e nulla si modifica, della struttura del padiglione esistente, significativa memoria del “passato” e presagio per il “futuro”. Se ne prevede solo la adeguata manutenzione, in quanto la soluzione proposta è volutamente autonoma, in termini strutturali, per evitare ogni interazione con la struttura esistente. La funzionalità e la flessibilità degli spazi sono garantite da una soluzione compositiva particolare, anche in termini di economia dei mezzi tecnici, oltre che espressivi. Per la realizzazione del nuovo organismo, realizzato all’interno della struttura esistente secondo la logica del “parassita architettonico”, è previsto l’utilizzo seriale della struttura grezza di un container industriale standard da 30 piedi (di tipo High Cube per consentire corrette altezze nette interne), impilabile sino a tre livelli. Il modulo base è ampiamente personalizzabile, in termini di soluzioni di tamponamento (opaco, parzialmente o totalmente trasparente) e di finitura interna, con il ricorso a materiali lignei o comunque naturali, non soggetti a degrado in virtù della collocazione protetta all’interno della Buffer Zone. Tale personalizzabilità è attuabile tanto in officina di produzione quanto in tempi successivi, al mutare delle necessità di utilizzo. L’autosufficienza strutturale di ogni modulo (pareti, pavimento, soffitto) ne permette l’attrezzabilità impiantistica indipendente dai livelli superiori o inferiori, con distribuzione tridimensionale delle reti negli spazi interstiziali della Buffer Zone, pertanto completamente ispezionabile. In termini di flessibilità di utilizzo nel tempo, è possibile adeguare la struttura alle esigenze mutevoli di destinazioni così particolari operando nelle tre direzioni canoniche dello “spazio euclideo”. E’ possibile operare complanarmente (cioè in orizzontale lungo l’asse delle x e/o lungo quello delle y) o verticalmente (lungo l’asse delle z) sottraendo e/o aggiungendo elementi modulari o tamponamenti. In virtù della loro autosufficienza energetica, i moduli strutturali e funzionali sono facilmente collegabili o scollegabili agli elementi viciniori, senza perturbare in maniera rilevante le attività lavorative presenti. Tali elementi sono particolarmente adatti per studi, uffici e laboratori “leggeri”. I laboratori “pesanti” sono previsti ovviamente al piano terra, sul lato ovest, in corrispondenza delle superfetazioni presenti.

Tecnopolo per la Ricerca, Reggio Emilia / Alberto Manfredini. - (2010).

Tecnopolo per la Ricerca, Reggio Emilia

Alberto Manfredini
2010

Abstract

Il Concept del progetto di riqualificazione architettonica e funzionale del capannone 19 dell’area “Ex Officine Reggiane” da destinare a Tecnopolo per la ricerca industriale, si riassume nella proposizione building within a building. Nulla si infrange e nulla si modifica, della struttura del padiglione esistente, significativa memoria del “passato” e presagio per il “futuro”. Se ne prevede solo la adeguata manutenzione, in quanto la soluzione proposta è volutamente autonoma, in termini strutturali, per evitare ogni interazione con la struttura esistente. La funzionalità e la flessibilità degli spazi sono garantite da una soluzione compositiva particolare, anche in termini di economia dei mezzi tecnici, oltre che espressivi. Per la realizzazione del nuovo organismo, realizzato all’interno della struttura esistente secondo la logica del “parassita architettonico”, è previsto l’utilizzo seriale della struttura grezza di un container industriale standard da 30 piedi (di tipo High Cube per consentire corrette altezze nette interne), impilabile sino a tre livelli. Il modulo base è ampiamente personalizzabile, in termini di soluzioni di tamponamento (opaco, parzialmente o totalmente trasparente) e di finitura interna, con il ricorso a materiali lignei o comunque naturali, non soggetti a degrado in virtù della collocazione protetta all’interno della Buffer Zone. Tale personalizzabilità è attuabile tanto in officina di produzione quanto in tempi successivi, al mutare delle necessità di utilizzo. L’autosufficienza strutturale di ogni modulo (pareti, pavimento, soffitto) ne permette l’attrezzabilità impiantistica indipendente dai livelli superiori o inferiori, con distribuzione tridimensionale delle reti negli spazi interstiziali della Buffer Zone, pertanto completamente ispezionabile. In termini di flessibilità di utilizzo nel tempo, è possibile adeguare la struttura alle esigenze mutevoli di destinazioni così particolari operando nelle tre direzioni canoniche dello “spazio euclideo”. E’ possibile operare complanarmente (cioè in orizzontale lungo l’asse delle x e/o lungo quello delle y) o verticalmente (lungo l’asse delle z) sottraendo e/o aggiungendo elementi modulari o tamponamenti. In virtù della loro autosufficienza energetica, i moduli strutturali e funzionali sono facilmente collegabili o scollegabili agli elementi viciniori, senza perturbare in maniera rilevante le attività lavorative presenti. Tali elementi sono particolarmente adatti per studi, uffici e laboratori “leggeri”. I laboratori “pesanti” sono previsti ovviamente al piano terra, sul lato ovest, in corrispondenza delle superfetazioni presenti.
Alberto Manfredini
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