Il lavoro indaga le incerte prospettive, sul piano delle riforme istituzionali, derivanti dall’entrata in vigore della legge costituzionale n. 1/2020 che ha determinato la riduzione a 400 e 200 dei deputati e dei senatori. Anche la dottrina che si è espressa favorevolmente su questa legge costituzionale ha ribadito la necessità di interventi conseguenti a livello costituzionale (si pensi all’equiparazione dell’elettorato attivo per i due rami del Parlamento o alla revisione dell’art. 57, comma 1, Cost., con riferimento alla base regionale per l’elezione del Senato) oltre a necessarie modifiche della legge elettorale (non apparendo sufficiente una nuova perimetrazione dei collegi) e dei regolamenti parlamentari. La formazione del Governo Draghi, stante l’ampia ma eterogenea maggioranza a suo sostegno, da questo punto di vista può costituire, a seconda dell’evoluzione del quadro politico, un fattore di freno ovvero di impulso a un percorso di riforme che teoricamente potrebbero risultare anche più ambiziose rispetto a quelle delineate in precedenza, fino a toccare cioè nodi istituzionali rimasti irrisolti (si pensi al bicameralismo paritario). Tuttavia, non si può escludere uno scenario del tutto diverso, nel quale cioè divergenze politiche portino a un ennesimo blocco del processo riformatore o a una limitazione dello stesso a interventi minimali, per loro natura inadeguati rispetto alle sfide poste anche (ma ovviamente, non solo) dalla riduzione del numero dei parlamentari.

Dopo il referendum sul taglio dei parlamentari: gli incerti scenari tra necessità di riforme conseguenti e perdurante crisi politica / Giovanni Tarli Barbieri. - In: RASSEGNA DI DIRITTO PUBBLICO EUROPEO. - ISSN 1722-7119. - STAMPA. - (2021), pp. 193-239.

Dopo il referendum sul taglio dei parlamentari: gli incerti scenari tra necessità di riforme conseguenti e perdurante crisi politica

Giovanni Tarli Barbieri
2021

Abstract

Il lavoro indaga le incerte prospettive, sul piano delle riforme istituzionali, derivanti dall’entrata in vigore della legge costituzionale n. 1/2020 che ha determinato la riduzione a 400 e 200 dei deputati e dei senatori. Anche la dottrina che si è espressa favorevolmente su questa legge costituzionale ha ribadito la necessità di interventi conseguenti a livello costituzionale (si pensi all’equiparazione dell’elettorato attivo per i due rami del Parlamento o alla revisione dell’art. 57, comma 1, Cost., con riferimento alla base regionale per l’elezione del Senato) oltre a necessarie modifiche della legge elettorale (non apparendo sufficiente una nuova perimetrazione dei collegi) e dei regolamenti parlamentari. La formazione del Governo Draghi, stante l’ampia ma eterogenea maggioranza a suo sostegno, da questo punto di vista può costituire, a seconda dell’evoluzione del quadro politico, un fattore di freno ovvero di impulso a un percorso di riforme che teoricamente potrebbero risultare anche più ambiziose rispetto a quelle delineate in precedenza, fino a toccare cioè nodi istituzionali rimasti irrisolti (si pensi al bicameralismo paritario). Tuttavia, non si può escludere uno scenario del tutto diverso, nel quale cioè divergenze politiche portino a un ennesimo blocco del processo riformatore o a una limitazione dello stesso a interventi minimali, per loro natura inadeguati rispetto alle sfide poste anche (ma ovviamente, non solo) dalla riduzione del numero dei parlamentari.
193
239
Goal 16: Peace, justice and strong institutions
Giovanni Tarli Barbieri
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