Come è noto, la tradizione grammaticale armena nasce, sostanzialmente, con la traduzione della Téchnē grammatikḗ attribuita a Dionisio Trace, realizzata verosimilmente nel VI sec. d.C. e ascrivibile alla temperie culturale della cosiddetta Scuola Ellenizzante o Ellenofila (cui si associa la trasposizione in armeno di numerose opere greche a carattere tecnico, di interesse filosofico e scientifico). Tale versione, e l’adattamento della terminologia grammaticale greca in essa compresa, hanno significativamente influenzato la speculazione e il metalinguaggio della grammatica e della linguistica in epoche successive: non a caso, i primi grammatici armeni a noi noti sono, in effetti, commentatori dell’opera fondante, e l’imitazione di modelli greci è stata prevalente fino all’inizio del XVII secolo. Elementi di metalinguaggio desunti dal Dionisio Trace armeno sono comunque sopravvissuti anche al cambio dei modelli di riferimento, permanendo, magari in alternativa con altre denominazioni, anche in opere realizzate su modelli latini (XVII-XVIII sec.) e, successivamente, nella speculazione moderna e contemporanea, basata sull’analisi diretta della lingua armena. Il presente contributo si propone di raccogliere e analizzare, all’interno di questo quadro di riferimento, alcuni termini riferibili alla nozione di “sillaba”, valutandoli in rapporto ai modelli stranieri su cui possano eventualmente essere stati esemplati, per via di prestito o di calco. Si considerano, inizialmente, alcune denominazioni pre-dionisiane, presenti in testi a carattere non tecnico quali le narrazioni sull’invenzione dell’alfabeto armeno. Si cerca di desumere il loro contenuto semantico a partire dal contesto in cui sono collocate, e si verifica come esse denuncino, nella loro forma ed etimologia, un influsso alloglotto, in particolare di matrice siriaca. In seguito, si analizza la terminologia dionisiana, in rapporto con le definizioni cui è esplicitamente associata, per poi seguirne la fortuna attraverso fasi successive della tradizione armena. Se ne verifica pertanto la presenza in opere grammaticali sei-settecentesche realizzate su modelli latini, nonché l’eventuale sopravvivenza nella terminologia linguistica contemporanea.

Notes on the Armenian Names for the Syllable / Irene Tinti. - STAMPA. - 11:(2012), pp. 167-185. (Intervento presentato al convegno First Workshop on the Metalanguage of Linguistics. Models and Applications tenutosi a University of Udine ‒ Lignano nel March 2–3, 2012).

Notes on the Armenian Names for the Syllable

Irene Tinti
2012

Abstract

Come è noto, la tradizione grammaticale armena nasce, sostanzialmente, con la traduzione della Téchnē grammatikḗ attribuita a Dionisio Trace, realizzata verosimilmente nel VI sec. d.C. e ascrivibile alla temperie culturale della cosiddetta Scuola Ellenizzante o Ellenofila (cui si associa la trasposizione in armeno di numerose opere greche a carattere tecnico, di interesse filosofico e scientifico). Tale versione, e l’adattamento della terminologia grammaticale greca in essa compresa, hanno significativamente influenzato la speculazione e il metalinguaggio della grammatica e della linguistica in epoche successive: non a caso, i primi grammatici armeni a noi noti sono, in effetti, commentatori dell’opera fondante, e l’imitazione di modelli greci è stata prevalente fino all’inizio del XVII secolo. Elementi di metalinguaggio desunti dal Dionisio Trace armeno sono comunque sopravvissuti anche al cambio dei modelli di riferimento, permanendo, magari in alternativa con altre denominazioni, anche in opere realizzate su modelli latini (XVII-XVIII sec.) e, successivamente, nella speculazione moderna e contemporanea, basata sull’analisi diretta della lingua armena. Il presente contributo si propone di raccogliere e analizzare, all’interno di questo quadro di riferimento, alcuni termini riferibili alla nozione di “sillaba”, valutandoli in rapporto ai modelli stranieri su cui possano eventualmente essere stati esemplati, per via di prestito o di calco. Si considerano, inizialmente, alcune denominazioni pre-dionisiane, presenti in testi a carattere non tecnico quali le narrazioni sull’invenzione dell’alfabeto armeno. Si cerca di desumere il loro contenuto semantico a partire dal contesto in cui sono collocate, e si verifica come esse denuncino, nella loro forma ed etimologia, un influsso alloglotto, in particolare di matrice siriaca. In seguito, si analizza la terminologia dionisiana, in rapporto con le definizioni cui è esplicitamente associata, per poi seguirne la fortuna attraverso fasi successive della tradizione armena. Se ne verifica pertanto la presenza in opere grammaticali sei-settecentesche realizzate su modelli latini, nonché l’eventuale sopravvivenza nella terminologia linguistica contemporanea.
2012
Proceedings of the First Workshop on the Metalanguage of Linguistics. Models and Applications (University of Udine ‒ Lignano, March 2–3, 2012)
First Workshop on the Metalanguage of Linguistics. Models and Applications
University of Udine ‒ Lignano
March 2–3, 2012
Irene Tinti
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