Questo genere di realtà, quella delle locande, delle taverne, delle osterie e degli alberghi, con i loro gestori, i loro avventori e il loro personale, ha generalmente presentato scarso interesse per gli storici del Medioevo e dell’Età Moderna, soprattutto economici. Da sempre infatti ha fatto pensare, come in generale tutto il mondo del piccolo commercio e artigianato, alla dimensione della microstoria, ampiamente screditata negli ultimi decenni, quando è stata giudicata un sottoprodotto non in grado di dare risposta ai grandi problemi della storia per la sua presunta rinuncia a generalizzare. In realtà quella che potremmo definire l’economia del quotidiano, che comprende anche l’economia che ruotava attorno ai luoghi dell’ospitalità a pagamento, assai numerosi nelle città medievali, grandi e piccole, ma anche nelle comunità rurali, soprattutto quand’esse si localizzavano lungo le vie maggiormente frequentate o i punti di snodo commerciali, costituì un fenomeno complesso e articolato per riappropriarci del quale è necessario esaminare i diversi casi locali mettendoli in correlazione fra loro e inquadrandoli nel contesto culturale e ideologico nel quale si svilupparono. Nell’Archivio di Stato di Prato sono venti i libri di osti e albergatori, diciassette dei quali appartennero alla famiglia Cambi, tre di Ferro di Cambio (1368-1396), dieci del figlio Cambio (1392-1432), quattro del nipote Antonio (1435-1450). La consistenza del materiale contabile conservato in questi archivi, che si accompagna alla disponibilità delle fonti statutarie in casi come quello di Firenze, mentre per Arezzo e Prato sono andate disperse, potrebbe consentire, partendo dai singoli casi di studio, di riempire il vuoto sinora lasciato dagli studi compiuti sull’ospitalità a pagamento in merito alla vita interna di queste strutture, la loro gestione e la professione dell’oste o albergatore, permettendo inoltre di comare il gap al quale quasi sempre assistiamo nelle nostre ricerche tra la disposizione normativa e la concreta operatività.
Una famiglia di osti e albergatori: i Cambi di Prato (XIV-XV secolo) / paola pinelli. - STAMPA. - I libri di Viella 516:(2024), pp. 1-30. ( Luoghi dell’ospitalità e snodi di mercato in Italia nel Medioevo Università Bologna, Dipartimento di Storia culture civiltà 26-28 gennaio 2023).
Una famiglia di osti e albergatori: i Cambi di Prato (XIV-XV secolo).
paola pinelli
2024
Abstract
Questo genere di realtà, quella delle locande, delle taverne, delle osterie e degli alberghi, con i loro gestori, i loro avventori e il loro personale, ha generalmente presentato scarso interesse per gli storici del Medioevo e dell’Età Moderna, soprattutto economici. Da sempre infatti ha fatto pensare, come in generale tutto il mondo del piccolo commercio e artigianato, alla dimensione della microstoria, ampiamente screditata negli ultimi decenni, quando è stata giudicata un sottoprodotto non in grado di dare risposta ai grandi problemi della storia per la sua presunta rinuncia a generalizzare. In realtà quella che potremmo definire l’economia del quotidiano, che comprende anche l’economia che ruotava attorno ai luoghi dell’ospitalità a pagamento, assai numerosi nelle città medievali, grandi e piccole, ma anche nelle comunità rurali, soprattutto quand’esse si localizzavano lungo le vie maggiormente frequentate o i punti di snodo commerciali, costituì un fenomeno complesso e articolato per riappropriarci del quale è necessario esaminare i diversi casi locali mettendoli in correlazione fra loro e inquadrandoli nel contesto culturale e ideologico nel quale si svilupparono. Nell’Archivio di Stato di Prato sono venti i libri di osti e albergatori, diciassette dei quali appartennero alla famiglia Cambi, tre di Ferro di Cambio (1368-1396), dieci del figlio Cambio (1392-1432), quattro del nipote Antonio (1435-1450). La consistenza del materiale contabile conservato in questi archivi, che si accompagna alla disponibilità delle fonti statutarie in casi come quello di Firenze, mentre per Arezzo e Prato sono andate disperse, potrebbe consentire, partendo dai singoli casi di studio, di riempire il vuoto sinora lasciato dagli studi compiuti sull’ospitalità a pagamento in merito alla vita interna di queste strutture, la loro gestione e la professione dell’oste o albergatore, permettendo inoltre di comare il gap al quale quasi sempre assistiamo nelle nostre ricerche tra la disposizione normativa e la concreta operatività.I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



