L’autore, dopo i ringraziamenti alle autorità accademiche, concentra la lectio magistralis sul tema della fattispecie incriminatrice e della descrizione legislativa del “tipo”. Dopo aver sottolineato che il diritto penale costituisce anche una forma di letteratura, si evidenzia come, tradizionalmente, la “parte speciale” del diritto penale definisca i singoli reati attraverso “piccole storie” (omicidio, furto, rapina, violenza sessuale, etc.) in cui la condotta illecita è narrata più che semplicemente vietata con formule imperative. Oggi, però, molti reati (economici, informatici, finanziari) sono “proteiformi” e sfuggono a una descrizione narrativo-iconografica, complici anche la “smaterializzazione” delle condotte e la generale difficoltà di “ordinare il mondo in base all’aspetto delle cose”. Di qui la crisi del “tipo” e l’affermarsi di una legislazione che ha perso criteri affidabili e costanti per ideare e descrivere l’ingiusto. L’autore presenta tre possibili vie di evoluzione: abbandonare, in alcuni settori caratterizzati da marcato tecnicismo, la descrizione del fatto (limitandosi a elenchi di condizioni di responsabilità); ricercare, attraverso le tecnologie informatiche, nuove modalità di visualizzazione dell’ingiusto; oppure affidarsi a una “ricostruzione metaforica” del tipo penale. Quest’ultima ipotesi richiede una “poetica” legislativa che sappia narrare l’ingiusto in modo evocativo ed efficace, così da renderlo comprensibile e orientare il comportamento dei consociati
Lectio magistralis: La fuerza imaginante del derecho penal / michele papa. - In: DIRITTO PENALE CONTEMPORANEO. - ISSN 2240-7618. - ELETTRONICO. - (2024), pp. 257-264.
Lectio magistralis: La fuerza imaginante del derecho penal
michele papa
2024
Abstract
L’autore, dopo i ringraziamenti alle autorità accademiche, concentra la lectio magistralis sul tema della fattispecie incriminatrice e della descrizione legislativa del “tipo”. Dopo aver sottolineato che il diritto penale costituisce anche una forma di letteratura, si evidenzia come, tradizionalmente, la “parte speciale” del diritto penale definisca i singoli reati attraverso “piccole storie” (omicidio, furto, rapina, violenza sessuale, etc.) in cui la condotta illecita è narrata più che semplicemente vietata con formule imperative. Oggi, però, molti reati (economici, informatici, finanziari) sono “proteiformi” e sfuggono a una descrizione narrativo-iconografica, complici anche la “smaterializzazione” delle condotte e la generale difficoltà di “ordinare il mondo in base all’aspetto delle cose”. Di qui la crisi del “tipo” e l’affermarsi di una legislazione che ha perso criteri affidabili e costanti per ideare e descrivere l’ingiusto. L’autore presenta tre possibili vie di evoluzione: abbandonare, in alcuni settori caratterizzati da marcato tecnicismo, la descrizione del fatto (limitandosi a elenchi di condizioni di responsabilità); ricercare, attraverso le tecnologie informatiche, nuove modalità di visualizzazione dell’ingiusto; oppure affidarsi a una “ricostruzione metaforica” del tipo penale. Quest’ultima ipotesi richiede una “poetica” legislativa che sappia narrare l’ingiusto in modo evocativo ed efficace, così da renderlo comprensibile e orientare il comportamento dei consociati| File | Dimensione | Formato | |
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