Il testo analizza in modo approfondito le diverse forme della resistenza ebraica al nazifascismo durante la Seconda guerra mondiale, sfidando la narrazione tradizionale della Shoah che presenta spesso gli ebrei esclusivamente come vittime passive. L'autrice evidenzia come tale rappresentazione sia in parte il risultato di un'impostazione retorica e politica che ha escluso dalla memoria pubblica le molteplici azioni, individuali e collettive, messe in atto per contrastare l'annientamento. Il saggio si apre criticando l’uso del termine Olocausto, ritenuto riduttivo e fuorviante, e sottolinea l'importanza di riconoscere le strategie di resistenza, che vanno dalla lotta armata a quella spirituale, educativa, culturale e testimoniale. Si esamina in particolare la resistenza attuata da figure come Enzo Sereni, Hanna Senesh e la Brigata Ebraica, nonché le attività di solidarietà e assistenza portate avanti da organizzazioni come la DelAsEm. Un’attenzione speciale è riservata alla resistenza spirituale, concettualizzata dallo storico Yehuda Bauer attraverso il concetto ebraico di Amidà ("stare in piedi") e il Kiddush ha-chayim ("santificazione della vita"), che sottolineano la volontà di mantenere la dignità e l’identità anche nelle condizioni più estreme. L’autrice valorizza l’impegno educativo e morale portato avanti da figure come Janusz Korczak, il cui esempio rappresenta una delle massime espressioni della resistenza etica durante la Shoah. Infine, il testo ricostruisce il lento e parziale riconoscimento storiografico della resistenza ebraica in Italia, grazie soprattutto al lavoro pionieristico del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC), di Liliana Picciotto e Michele Sarfatti, che hanno evidenziato la portata e l’unicità del coinvolgimento ebraico nella lotta partigiana.
La Resistenza ebraica al nazifascismo: "restare in piedi" di fronte al Male / Silvia Guetta. - In: TESTIMONIANZE. - ISSN 0040-3989. - STAMPA. - 561-562:(2025), pp. 94-102.
La Resistenza ebraica al nazifascismo: "restare in piedi" di fronte al Male
Silvia Guetta
2025
Abstract
Il testo analizza in modo approfondito le diverse forme della resistenza ebraica al nazifascismo durante la Seconda guerra mondiale, sfidando la narrazione tradizionale della Shoah che presenta spesso gli ebrei esclusivamente come vittime passive. L'autrice evidenzia come tale rappresentazione sia in parte il risultato di un'impostazione retorica e politica che ha escluso dalla memoria pubblica le molteplici azioni, individuali e collettive, messe in atto per contrastare l'annientamento. Il saggio si apre criticando l’uso del termine Olocausto, ritenuto riduttivo e fuorviante, e sottolinea l'importanza di riconoscere le strategie di resistenza, che vanno dalla lotta armata a quella spirituale, educativa, culturale e testimoniale. Si esamina in particolare la resistenza attuata da figure come Enzo Sereni, Hanna Senesh e la Brigata Ebraica, nonché le attività di solidarietà e assistenza portate avanti da organizzazioni come la DelAsEm. Un’attenzione speciale è riservata alla resistenza spirituale, concettualizzata dallo storico Yehuda Bauer attraverso il concetto ebraico di Amidà ("stare in piedi") e il Kiddush ha-chayim ("santificazione della vita"), che sottolineano la volontà di mantenere la dignità e l’identità anche nelle condizioni più estreme. L’autrice valorizza l’impegno educativo e morale portato avanti da figure come Janusz Korczak, il cui esempio rappresenta una delle massime espressioni della resistenza etica durante la Shoah. Infine, il testo ricostruisce il lento e parziale riconoscimento storiografico della resistenza ebraica in Italia, grazie soprattutto al lavoro pionieristico del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC), di Liliana Picciotto e Michele Sarfatti, che hanno evidenziato la portata e l’unicità del coinvolgimento ebraico nella lotta partigiana.| File | Dimensione | Formato | |
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