Il saggio prende in esame l’interpretazione hegeliana del pensiero di John Locke. Inizialmente, viene ricostruito il dialogo con l’empirismo che ha impegnato Hegel per l’intero arco della sua produzione filosofica, da Fede e sapere (1802) fino alle edizioni berlinesi dell’Enciclopedia. Mentre a Jena l’empirismo viene considerato come un paradigma teorico contrapposto alla ragione speculativa, che influenza negativamente la moderna filosofia della riflessione di Kant, di Jacobi e di Fichte, dalla Fenomenologia in avanti si assiste a una parziale attenuazione di questa svalutazione dell’empirismo, in conseguenza della grande rilevanza che assume il tema dell’esperienza. Solo nelle edizioni berlinesi dell’Enciclopedia Hegel riconoscerà il valore filosofico dell’empirismo, sottolineando come questa corrente filosofica della modernità abbia saputo innalzare il pensiero fino alle supreme dimensioni della realtà effettuale (Wirklichkeit) e della libertà. Nell’ultima fase del pensiero di Hegel, le contestazioni nei confronti dell’empirismo non vengono completamente meno, ma assumono i tratti della critica immanente, in quanto si prefiggono la valorizzazione del nucleo tematico dell’esperienza al di là del metodo intellettualistico adottato dall’empirismo. Infine, viene ricostruita la lettura hegeliana del Saggio sull’intelletto umano di Locke nelle Lezioni di storia della filosofia, mettendone in luce i riconoscimenti positivi e le ragioni di insoddisfazione, e nella Fenomenologia dello spirito, evidenziando come Hegel abbia ripreso da Locke la critica all’idea di sostanza, assumendola come un elemento fondamentale del suo progetto filosofico.
L'altro inizio della modernità. Hegel interprete di Locke / Morani Roberto. - In: STUDI LOCKIANI. - ISSN 2724-4016. - STAMPA. - 6:(2025), pp. 263-292. [10.4454/sl.6-1293]
L'altro inizio della modernità. Hegel interprete di Locke
Morani Roberto
2025
Abstract
Il saggio prende in esame l’interpretazione hegeliana del pensiero di John Locke. Inizialmente, viene ricostruito il dialogo con l’empirismo che ha impegnato Hegel per l’intero arco della sua produzione filosofica, da Fede e sapere (1802) fino alle edizioni berlinesi dell’Enciclopedia. Mentre a Jena l’empirismo viene considerato come un paradigma teorico contrapposto alla ragione speculativa, che influenza negativamente la moderna filosofia della riflessione di Kant, di Jacobi e di Fichte, dalla Fenomenologia in avanti si assiste a una parziale attenuazione di questa svalutazione dell’empirismo, in conseguenza della grande rilevanza che assume il tema dell’esperienza. Solo nelle edizioni berlinesi dell’Enciclopedia Hegel riconoscerà il valore filosofico dell’empirismo, sottolineando come questa corrente filosofica della modernità abbia saputo innalzare il pensiero fino alle supreme dimensioni della realtà effettuale (Wirklichkeit) e della libertà. Nell’ultima fase del pensiero di Hegel, le contestazioni nei confronti dell’empirismo non vengono completamente meno, ma assumono i tratti della critica immanente, in quanto si prefiggono la valorizzazione del nucleo tematico dell’esperienza al di là del metodo intellettualistico adottato dall’empirismo. Infine, viene ricostruita la lettura hegeliana del Saggio sull’intelletto umano di Locke nelle Lezioni di storia della filosofia, mettendone in luce i riconoscimenti positivi e le ragioni di insoddisfazione, e nella Fenomenologia dello spirito, evidenziando come Hegel abbia ripreso da Locke la critica all’idea di sostanza, assumendola come un elemento fondamentale del suo progetto filosofico.I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



