Paesaggi culturali degli insediamenti in roccia Il titolo di questo convegno, Paesaggi culturali degli insediamenti in roccia, riflette la necessità di approfondire una categoria di paesaggi tra le più complesse e affascinanti, in cui natura e cultura, antropizzazione e geologia, permanenza e trasformazione si intrecciano in modo inscindibile. I paesaggi rupestri non sono solo luoghi scavati nella roccia, ma sistemi territoriali stratificati, in cui si manifestano in forma materiale le relazioni storiche tra gruppi umani e ambiente. “Paesaggi culturali”, anziché “insediamenti rupestri”, supera il dato materiale: dal sito alla rete di relazioni. Il secondo termine evoca strutture fisiche scavate nella roccia, analizzate in chiave tipologica, archeologica o architettonica. Paesaggi culturali sposta l’attenzione dal singolo sito alla totalità delle relazioni ecologiche, economiche, sociali e simboliche che lo legano al territorio nel tempo. E ancora, esso incorpora la percezione collettiva, le narrazioni, le memorie orali, i significati simbolici attribuiti nel tempo ai luoghi, includendo i loro valori immateriali: culti, pratiche, leggende, usi agricoli o rituali. Spesso sono proprio questi ultimi a connotare un sito. Nell’ambito del territorio murgiano del tarantino, nel comune di Massafra, un esempio è la leggenda di Mago Greguro e di sua figlia Margheritella, leggenda che troverebbe fondamenta nei diversi toponimi dell’area e confermerebbe la presenza di un nucleo di una comunità greca e del suo igumeno. O ancora, come le iscrizioni o le immagini identificano la presenza di diverse comunità nei luoghi, la diversa funzione dei luoghi — cultuale, militare, laica — e delle genti che, con l’apparato figurativo, affermano il loro ruolo e i propri valori. Oppure, come le analisi delle immagini contestualizzate testimoniano l’evoluzione delle razze equine, e quindi gli scambi e le migrazioni di popoli. O ancora, come hanno dimostrato gli studi grafici, la capacità degli artisti di costruire “macchine virtuali” per includere e creare un contatto tra il mondo dei vivi e quello dei morti. La lettura sincronica e interdisciplinare mette in luce non il valore di un singolo manufatto, ma l’organicità delle conoscenze applicate ai paesaggi urbani dei siti scavati nella roccia. Centri urbani ipogei possono presentare una rete distributiva superficiale o parzialmente scavata nella rupe; le strutture rupestri si snodano lungo una viabilità sub-orizzontale, si inerpicano con percorsi irregolari e gradinati, o sono completamente interrati, come nel caso delle città sotterranee. La stessa organicità e funzionalità, oltre che gerarchie politiche e sociali, strutturano i centri e i singoli edifici, che rispettano caratteri distributivi, ergonomici e ambientali. L’incontro propone quanto formalizzato nella Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze, 2000), considerando gli insediamenti rupestri come parte di un territorio significativamente percepito dalla comunità, risultante dell’azione combinata di fattori naturali e umani. Gli insediamenti rupestri, per la loro natura storicamente stratificata e culturalmente significativa, rientrano prevalentemente in una delle tre categorie principali riconosciute dall’UNESCO nel 2008, quali paesaggi culturali evolutivi, viventi o fossili, in cui si possono ancora leggere le dinamiche antropiche del passato. Parlare di paesaggi implica un superamento dell’analisi puntuale o tipologica, per adottare una prospettiva sistemica e territoriale. Testimonianze di sistemi insediativi complessi, espressione culturale di molteplici civiltà succedutesi nel tempo in diverse aree geografiche del globo, anche se con frequentazioni e finalizzazioni diverse, sono comunque presenti con un forte legame con l’ambiente ipogeo — anche senza un carattere insediativo — per scopi rituali, mitici o pratici. Diverse relazioni hanno mostrato i diversi aspetti della cultura dei paesaggi rupestri e le peculiarità di alcune regioni dell’Italia e della Cappadocia, come Iran e India. Cultural Landscapes of Rock-Cut Settlements The title of this conference, Cultural Landscapes of Rock-Cut Settlements, reflects the need to further investigate one of the most complex and fascinating categories of landscapes, in which nature and culture, human intervention and geology, permanence and transformation are inextricably intertwined. Rock-cut landscapes are not merely places carved into stone, but stratified territorial systems in which the historical relationships between human groups and the environment materialize in tangible form. The use of the term cultural landscapes, rather than rock-cut settlements, goes beyond the purely material dimension, shifting the focus from the site to a network of relationships. While the latter term evokes physical structures excavated in rock—typically analyzed through typological, archaeological, or architectural approaches—the notion of cultural landscapes redirects attention from the individual site to the totality of ecological, economic, social, and symbolic relationships that bind it to its territory over time. Moreover, this concept incorporates collective perception, narratives, oral traditions, and symbolic meanings attributed to places throughout history, thus including their intangible values: cults, practices, legends, agricultural uses, and ritual activities. Often, it is precisely these immaterial dimensions that define a site. In the Murgia region of the province of Taranto, within the municipality of Massafra, one such example is the legend of Mago Greguro and his daughter Margheritella, a narrative whose foundations may be traced in the area’s toponyms and which appears to confirm the presence of a Greek community and its hegumen. Similarly, inscriptions and images reveal the presence of different communities within these places, the varying functions of spaces—cultic, military, or secular—and the groups who, through figurative apparatuses, asserted their roles and values. Contextualized image analyses also testify to the evolution of equine breeds, thereby shedding light on exchanges and migrations of peoples. Graphic studies have further demonstrated the artists’ ability to construct “virtual machines” capable of establishing a connection between the world of the living and that of the dead. A synchronic and interdisciplinary reading highlights not the value of an individual artifact, but rather the organic coherence of knowledge systems applied to the urban landscapes of rock-cut sites. Hypogeal urban centers may present surface-level or partially excavated distributive networks; rock-cut structures may extend along sub-horizontal routes, climb steep slopes through irregular stepped paths, or be entirely underground, as in the case of subterranean cities. The same principles of organicity and functionality, together with political and social hierarchies, structure both urban centers and individual buildings, which adhere to distributive, ergonomic, and environmental criteria. This conference aligns with the principles set forth in the European Landscape Convention (Florence, 2000), considering rock-cut settlements as part of a territory significantly perceived by the community, resulting from the combined action of natural and human factors. Due to their historically stratified and culturally significant nature, rock-cut settlements largely fall within one of the three main categories recognized by UNESCO in 2008—namely evolving cultural landscapes, whether living or fossilized—within which past anthropogenic dynamics can still be discerned. To speak of landscapes implies moving beyond punctual or typological analysis in favor of a systemic and territorial perspective. As evidence of complex settlement systems and as cultural expressions of multiple civilizations that have succeeded one another across different geographical areas of the globe—albeit with varying forms of occupation and purposes—these landscapes nonetheless maintain a strong connection with the hypogeal environment, even in the absence of permanent settlement, for ritual, mythical, or practical purposes. Several contributions have highlighted the diverse aspects of rock-cut landscape culture and the specific characteristics of regions in Italy and Cappadocia, as well as areas in Iran and India. Carmela Crescenzi University of Florence Department of Architecture

Atti del Convegno Paesaggi culturali degli insediamenti in roccia Ricerca. Valorizzazione. Promozione Palagianello (Taranto), 26-29 settembre 2024 / carmela crescenzi. - In: RESTAURO ARCHEOLOGICO. - ISSN 1724-9686. - STAMPA. - (2025), pp. 8-388.

Atti del Convegno Paesaggi culturali degli insediamenti in roccia Ricerca. Valorizzazione. Promozione Palagianello (Taranto), 26-29 settembre 2024

carmela crescenzi
2025

Abstract

Paesaggi culturali degli insediamenti in roccia Il titolo di questo convegno, Paesaggi culturali degli insediamenti in roccia, riflette la necessità di approfondire una categoria di paesaggi tra le più complesse e affascinanti, in cui natura e cultura, antropizzazione e geologia, permanenza e trasformazione si intrecciano in modo inscindibile. I paesaggi rupestri non sono solo luoghi scavati nella roccia, ma sistemi territoriali stratificati, in cui si manifestano in forma materiale le relazioni storiche tra gruppi umani e ambiente. “Paesaggi culturali”, anziché “insediamenti rupestri”, supera il dato materiale: dal sito alla rete di relazioni. Il secondo termine evoca strutture fisiche scavate nella roccia, analizzate in chiave tipologica, archeologica o architettonica. Paesaggi culturali sposta l’attenzione dal singolo sito alla totalità delle relazioni ecologiche, economiche, sociali e simboliche che lo legano al territorio nel tempo. E ancora, esso incorpora la percezione collettiva, le narrazioni, le memorie orali, i significati simbolici attribuiti nel tempo ai luoghi, includendo i loro valori immateriali: culti, pratiche, leggende, usi agricoli o rituali. Spesso sono proprio questi ultimi a connotare un sito. Nell’ambito del territorio murgiano del tarantino, nel comune di Massafra, un esempio è la leggenda di Mago Greguro e di sua figlia Margheritella, leggenda che troverebbe fondamenta nei diversi toponimi dell’area e confermerebbe la presenza di un nucleo di una comunità greca e del suo igumeno. O ancora, come le iscrizioni o le immagini identificano la presenza di diverse comunità nei luoghi, la diversa funzione dei luoghi — cultuale, militare, laica — e delle genti che, con l’apparato figurativo, affermano il loro ruolo e i propri valori. Oppure, come le analisi delle immagini contestualizzate testimoniano l’evoluzione delle razze equine, e quindi gli scambi e le migrazioni di popoli. O ancora, come hanno dimostrato gli studi grafici, la capacità degli artisti di costruire “macchine virtuali” per includere e creare un contatto tra il mondo dei vivi e quello dei morti. La lettura sincronica e interdisciplinare mette in luce non il valore di un singolo manufatto, ma l’organicità delle conoscenze applicate ai paesaggi urbani dei siti scavati nella roccia. Centri urbani ipogei possono presentare una rete distributiva superficiale o parzialmente scavata nella rupe; le strutture rupestri si snodano lungo una viabilità sub-orizzontale, si inerpicano con percorsi irregolari e gradinati, o sono completamente interrati, come nel caso delle città sotterranee. La stessa organicità e funzionalità, oltre che gerarchie politiche e sociali, strutturano i centri e i singoli edifici, che rispettano caratteri distributivi, ergonomici e ambientali. L’incontro propone quanto formalizzato nella Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze, 2000), considerando gli insediamenti rupestri come parte di un territorio significativamente percepito dalla comunità, risultante dell’azione combinata di fattori naturali e umani. Gli insediamenti rupestri, per la loro natura storicamente stratificata e culturalmente significativa, rientrano prevalentemente in una delle tre categorie principali riconosciute dall’UNESCO nel 2008, quali paesaggi culturali evolutivi, viventi o fossili, in cui si possono ancora leggere le dinamiche antropiche del passato. Parlare di paesaggi implica un superamento dell’analisi puntuale o tipologica, per adottare una prospettiva sistemica e territoriale. Testimonianze di sistemi insediativi complessi, espressione culturale di molteplici civiltà succedutesi nel tempo in diverse aree geografiche del globo, anche se con frequentazioni e finalizzazioni diverse, sono comunque presenti con un forte legame con l’ambiente ipogeo — anche senza un carattere insediativo — per scopi rituali, mitici o pratici. Diverse relazioni hanno mostrato i diversi aspetti della cultura dei paesaggi rupestri e le peculiarità di alcune regioni dell’Italia e della Cappadocia, come Iran e India. Cultural Landscapes of Rock-Cut Settlements The title of this conference, Cultural Landscapes of Rock-Cut Settlements, reflects the need to further investigate one of the most complex and fascinating categories of landscapes, in which nature and culture, human intervention and geology, permanence and transformation are inextricably intertwined. Rock-cut landscapes are not merely places carved into stone, but stratified territorial systems in which the historical relationships between human groups and the environment materialize in tangible form. The use of the term cultural landscapes, rather than rock-cut settlements, goes beyond the purely material dimension, shifting the focus from the site to a network of relationships. While the latter term evokes physical structures excavated in rock—typically analyzed through typological, archaeological, or architectural approaches—the notion of cultural landscapes redirects attention from the individual site to the totality of ecological, economic, social, and symbolic relationships that bind it to its territory over time. Moreover, this concept incorporates collective perception, narratives, oral traditions, and symbolic meanings attributed to places throughout history, thus including their intangible values: cults, practices, legends, agricultural uses, and ritual activities. Often, it is precisely these immaterial dimensions that define a site. In the Murgia region of the province of Taranto, within the municipality of Massafra, one such example is the legend of Mago Greguro and his daughter Margheritella, a narrative whose foundations may be traced in the area’s toponyms and which appears to confirm the presence of a Greek community and its hegumen. Similarly, inscriptions and images reveal the presence of different communities within these places, the varying functions of spaces—cultic, military, or secular—and the groups who, through figurative apparatuses, asserted their roles and values. Contextualized image analyses also testify to the evolution of equine breeds, thereby shedding light on exchanges and migrations of peoples. Graphic studies have further demonstrated the artists’ ability to construct “virtual machines” capable of establishing a connection between the world of the living and that of the dead. A synchronic and interdisciplinary reading highlights not the value of an individual artifact, but rather the organic coherence of knowledge systems applied to the urban landscapes of rock-cut sites. Hypogeal urban centers may present surface-level or partially excavated distributive networks; rock-cut structures may extend along sub-horizontal routes, climb steep slopes through irregular stepped paths, or be entirely underground, as in the case of subterranean cities. The same principles of organicity and functionality, together with political and social hierarchies, structure both urban centers and individual buildings, which adhere to distributive, ergonomic, and environmental criteria. This conference aligns with the principles set forth in the European Landscape Convention (Florence, 2000), considering rock-cut settlements as part of a territory significantly perceived by the community, resulting from the combined action of natural and human factors. Due to their historically stratified and culturally significant nature, rock-cut settlements largely fall within one of the three main categories recognized by UNESCO in 2008—namely evolving cultural landscapes, whether living or fossilized—within which past anthropogenic dynamics can still be discerned. To speak of landscapes implies moving beyond punctual or typological analysis in favor of a systemic and territorial perspective. As evidence of complex settlement systems and as cultural expressions of multiple civilizations that have succeeded one another across different geographical areas of the globe—albeit with varying forms of occupation and purposes—these landscapes nonetheless maintain a strong connection with the hypogeal environment, even in the absence of permanent settlement, for ritual, mythical, or practical purposes. Several contributions have highlighted the diverse aspects of rock-cut landscape culture and the specific characteristics of regions in Italy and Cappadocia, as well as areas in Iran and India. Carmela Crescenzi University of Florence Department of Architecture
2025
carmela crescenzi
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
RA_2025_suppl.pdf

accesso aperto

Tipologia: Pdf editoriale (Version of record)
Licenza: Solo lettura
Dimensione 30.75 MB
Formato Adobe PDF
30.75 MB Adobe PDF

I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificatore per citare o creare un link a questa risorsa: https://hdl.handle.net/2158/1445061
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact