La transizione verso modelli di governance urbana adattiva richiede strumenti capaci di mediare tra rigidità del piano urbanistico tradizionale e dinamicità delle pratiche emergenti. In questo spazio intermedio si attivano relazioni tra regolazione e flessibilità, tra norme codificate e uso quotidiano dello spazio urbano, ponendo al centro il tema della scala: non solo come dimensione spaziale, ma come logica relazionale e operativa. La sfida è articolare una pianificazione che sia sintattica – capace di leggere e orientare le relazioni spaziali su scala urbana – e aperta all’informalità dei nuovi modi di abitare la città. In tale prospettiva, strumenti come codici urbani, regole flessibili e quadri normativi adattivi non devono standardizzare, ma facilitare l’interazione tra obiettivi generali – equità, sostenibilità, accessibilità – e pratiche locali, spesso ibride e sperimentali. Diventa cruciale costruire nuovi partenariati pubblico-privati capaci di condividere rischi, risorse e responsabilità nella produzione e gestione dello spazio urbano, affiancati da meccanismi di accountability e una chiara cornice di interesse pubblico. Un elemento centrale in questa direzione è il rafforzamento della collaborazione con i cittadini nella cura e gestione dei beni comuni urbani. La co-progettazione e la co-gestione di spazi pubblici, servizi e infrastrutture leggere non solo rafforzano il senso di appartenenza e responsabilità, ma costituiscono dispositivi di innovazione istituzionale. Attraverso regolamenti per l’amministrazione condivisa, patti di collaborazione o forme di governance aperta, è possibile attivare competenze diffuse e risorse latenti, superando la rigida dicotomia tra pubblico e privato. In questa direzione, il network Urban Housing Coop.net rappresenta una concreta esperienza di innovazione istituzionale, dove i partenariati 4P attivano meccanismi di collaborazione alla progettualità capaci di integrare istanze locali nei processi di governance dell’abitare urbano. L’esperienza mostra come la prossimità non sia un prerequisito presunto, ma il risultato di processi di co‑progettazione, sviluppo di servizi locali e cura condivisa dello spazio: un approccio che declina il concetto attraverso strumenti di regolazione adattiva, piuttosto che farne un imperativo spaziale. Formule come la “Città dei 15 minuti”, pur rappresentando potenti narrazioni, rischiano infatti – se applicate in modo meccanico – di ridurre la complessità urbana a un unico parametro: la prossimità. Tale semplificazione può generare effetti indesiderati, come la riproduzione di disuguaglianze spaziali o processi di gentrificazione, se non sostenuta da progettualità capaci di integrare la scala locale con quella sistemica. La revisione progettuale assume quindi un ruolo chiave nella costruzione di una governance capace di apprendere nel tempo, includere attori molteplici e sperimentare soluzioni temporanee e scalabili. La rigenerazione urbana, intesa come rete di trasformazioni diffuse, diviene paradigma operativo di questo approccio. Non si tratta di sostituire il piano urbanistico, ma di risignificarne la funzione, rendendolo uno strumento abilitante. Infine, governare lo spazio tra piano e pratiche implica pensare la progettazione in chiave multiscalare e multisettoriale. La qualità della prossimità, intesa come condizione progettata e non data, dipende dall’integrazione tra mobilità sostenibile, politiche abitative, servizi sociali e sanitari, reti di spazi pubblici e infrastrutture sociali. L’obiettivo non è tanto normare, ma abilitare: costruire un contesto progettuale, istituzionale e partenariale capace di valorizzare l’accessibilità, l’equità e la diversità.
Dall'urbanistica normativa alla città collaborativa: beni comuni e partenariati per la prossimità / Maria De Santis, Arianna Camellato, Francesco Alberti. - ELETTRONICO. - (2025), pp. 168-168. ( FARE spazio_DARE spazio in Urbanistica Firenze 14/11/2025).
Dall'urbanistica normativa alla città collaborativa: beni comuni e partenariati per la prossimità
Maria De SantisWriting – Review & Editing
;Arianna Camellato
Writing – Review & Editing
;Francesco AlbertiWriting – Review & Editing
2025
Abstract
La transizione verso modelli di governance urbana adattiva richiede strumenti capaci di mediare tra rigidità del piano urbanistico tradizionale e dinamicità delle pratiche emergenti. In questo spazio intermedio si attivano relazioni tra regolazione e flessibilità, tra norme codificate e uso quotidiano dello spazio urbano, ponendo al centro il tema della scala: non solo come dimensione spaziale, ma come logica relazionale e operativa. La sfida è articolare una pianificazione che sia sintattica – capace di leggere e orientare le relazioni spaziali su scala urbana – e aperta all’informalità dei nuovi modi di abitare la città. In tale prospettiva, strumenti come codici urbani, regole flessibili e quadri normativi adattivi non devono standardizzare, ma facilitare l’interazione tra obiettivi generali – equità, sostenibilità, accessibilità – e pratiche locali, spesso ibride e sperimentali. Diventa cruciale costruire nuovi partenariati pubblico-privati capaci di condividere rischi, risorse e responsabilità nella produzione e gestione dello spazio urbano, affiancati da meccanismi di accountability e una chiara cornice di interesse pubblico. Un elemento centrale in questa direzione è il rafforzamento della collaborazione con i cittadini nella cura e gestione dei beni comuni urbani. La co-progettazione e la co-gestione di spazi pubblici, servizi e infrastrutture leggere non solo rafforzano il senso di appartenenza e responsabilità, ma costituiscono dispositivi di innovazione istituzionale. Attraverso regolamenti per l’amministrazione condivisa, patti di collaborazione o forme di governance aperta, è possibile attivare competenze diffuse e risorse latenti, superando la rigida dicotomia tra pubblico e privato. In questa direzione, il network Urban Housing Coop.net rappresenta una concreta esperienza di innovazione istituzionale, dove i partenariati 4P attivano meccanismi di collaborazione alla progettualità capaci di integrare istanze locali nei processi di governance dell’abitare urbano. L’esperienza mostra come la prossimità non sia un prerequisito presunto, ma il risultato di processi di co‑progettazione, sviluppo di servizi locali e cura condivisa dello spazio: un approccio che declina il concetto attraverso strumenti di regolazione adattiva, piuttosto che farne un imperativo spaziale. Formule come la “Città dei 15 minuti”, pur rappresentando potenti narrazioni, rischiano infatti – se applicate in modo meccanico – di ridurre la complessità urbana a un unico parametro: la prossimità. Tale semplificazione può generare effetti indesiderati, come la riproduzione di disuguaglianze spaziali o processi di gentrificazione, se non sostenuta da progettualità capaci di integrare la scala locale con quella sistemica. La revisione progettuale assume quindi un ruolo chiave nella costruzione di una governance capace di apprendere nel tempo, includere attori molteplici e sperimentare soluzioni temporanee e scalabili. La rigenerazione urbana, intesa come rete di trasformazioni diffuse, diviene paradigma operativo di questo approccio. Non si tratta di sostituire il piano urbanistico, ma di risignificarne la funzione, rendendolo uno strumento abilitante. Infine, governare lo spazio tra piano e pratiche implica pensare la progettazione in chiave multiscalare e multisettoriale. La qualità della prossimità, intesa come condizione progettata e non data, dipende dall’integrazione tra mobilità sostenibile, politiche abitative, servizi sociali e sanitari, reti di spazi pubblici e infrastrutture sociali. L’obiettivo non è tanto normare, ma abilitare: costruire un contesto progettuale, istituzionale e partenariale capace di valorizzare l’accessibilità, l’equità e la diversità.I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



