In questo articolo, esaminiamo l’argomentazione, la sinteticità e la chiarezza degli scritti difensivi e delle sentenze dal punto di vista della pragmatica. L’argomentazione degli avvocati (retorica e razionale) produce la sentenza, che realizza il valore azionale degli scritti difensivi, secondo la Teoria degli atti linguistici (Austin). Il Principio di cooperazione e le massime conversazionali (Grice), e il Principio della pertinenza (Sperber e Wilson) rendono conto, invece, dei concetti di sinteticità e chiarezza. Con tali riferimenti, abbiamo esaminato innanzitutto le sentenze che sanzionano il fallimento della sinteticità e della chiarezza (requisiti generali degli atti processuali amministrativi e civili). In secondo luogo abbiamo esaminato un campione di testi dal punto di vista della chiarezza linguistica. Le sentenze mostrano che il fallimento della sinteticità produce la massima sanzione dell’inammissibilità a causa dell’insufficienza informativa, non della sovrabbondanza informativa, che produce al massimo la perdita o la compensazione delle spese. Al fallimento della chiarezza non corrispondono invece sanzioni, perché l’oscurità degli enunciati non è mai tale da impedire la comprensione. Abbiamo esaminato la chiarezza degli scritti difensivi, ma anche delle sentenze, secondo i criteri illustrati dalla norma UNI 11482:2013 sulla scrittura professionale. Poiché entrambi i tipi di testo risultano oscuri per lo stesso motivo, cioè che indulgono senza necessità in costruzioni sintattiche complesse (periodi lunghi, frequenza di incisi ecc.), i criteri della chiarezza sono invisibili ai giudici che, di conseguenza, non sanzionano l’effetto dell’oscurità, che è quello di perdere tempo a rileggere, che è ciò che l’obbligo di legge vorrebbe impedire.

Una lettura pragmatica dei discorsi processuali / Giovanni Acerboni; Alessandro Panunzi. - In: I-LEX. - ISSN 1825-1927. - ELETTRONICO. - 17:(2024), pp. 33-41. [10.6092/issn.1825-1927/20765]

Una lettura pragmatica dei discorsi processuali

Giovanni Acerboni
;
Alessandro Panunzi
2024

Abstract

In questo articolo, esaminiamo l’argomentazione, la sinteticità e la chiarezza degli scritti difensivi e delle sentenze dal punto di vista della pragmatica. L’argomentazione degli avvocati (retorica e razionale) produce la sentenza, che realizza il valore azionale degli scritti difensivi, secondo la Teoria degli atti linguistici (Austin). Il Principio di cooperazione e le massime conversazionali (Grice), e il Principio della pertinenza (Sperber e Wilson) rendono conto, invece, dei concetti di sinteticità e chiarezza. Con tali riferimenti, abbiamo esaminato innanzitutto le sentenze che sanzionano il fallimento della sinteticità e della chiarezza (requisiti generali degli atti processuali amministrativi e civili). In secondo luogo abbiamo esaminato un campione di testi dal punto di vista della chiarezza linguistica. Le sentenze mostrano che il fallimento della sinteticità produce la massima sanzione dell’inammissibilità a causa dell’insufficienza informativa, non della sovrabbondanza informativa, che produce al massimo la perdita o la compensazione delle spese. Al fallimento della chiarezza non corrispondono invece sanzioni, perché l’oscurità degli enunciati non è mai tale da impedire la comprensione. Abbiamo esaminato la chiarezza degli scritti difensivi, ma anche delle sentenze, secondo i criteri illustrati dalla norma UNI 11482:2013 sulla scrittura professionale. Poiché entrambi i tipi di testo risultano oscuri per lo stesso motivo, cioè che indulgono senza necessità in costruzioni sintattiche complesse (periodi lunghi, frequenza di incisi ecc.), i criteri della chiarezza sono invisibili ai giudici che, di conseguenza, non sanzionano l’effetto dell’oscurità, che è quello di perdere tempo a rileggere, che è ciò che l’obbligo di legge vorrebbe impedire.
2024
17
33
41
Giovanni Acerboni; Alessandro Panunzi
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