Nel 1981, sotto le arcate industriali di rue de la Caserne, a Bruxelles, Michèle Fabien inaugura la propria parola teatrale con il dramma Jocaste, nel quale la voce dell’antica regina tebana si sovrappone a quella di una donna odierna impegnata e femminista. Sono gli anni in cui nel Belgio francofono nasce la prima avanguardia teatrale, con un vistoso scarto temporale rispetto al panorama europeo, già da tempo incamminatosi per il sentiero tracciato da Brecht e Artaud. In questa pièce, la più sperimentale e violenta dell’autrice, Michèle Fabien rompe completamente con le convenzioni teatrali classiche. La trama e la forma scoppiano. In cinque frammenti viene ripercorsa la storia di Giocasta, la donna tacciata del marchio infame dell’incesto. Il dramma si configura come un percorso tutto interiore. L’eroina sofoclea si sottopone ad una seduta psicanalitica in cui tocca l’estremo dell’abiezione per risalire alla superficie, costruendo una parola fluida, basata su una logica “altra”, i cui cardini sono, con Lyotard, «le non-centralisme, la non-finalité, la non-vérité». È per questa via che Giocasta, alla fine della pièce, giunge all’estremo della provocazione, ventilando nella sua «utopie au théâtre», l’ipotesi di continuare a vivere con Edipo – figura a lei antitetica – anche dopo la scoperta dell’incesto.
L’utopia del ricongiungimento degli estremi nella Jocaste di Michèle Fabien / De Bonis Benedetta. - In: GRISELDAONLINE. - ISSN 1721-4777. - 12:(2012). [10.6092/issn.1721-4777/9313]
L’utopia del ricongiungimento degli estremi nella Jocaste di Michèle Fabien
De Bonis Benedetta
2012
Abstract
Nel 1981, sotto le arcate industriali di rue de la Caserne, a Bruxelles, Michèle Fabien inaugura la propria parola teatrale con il dramma Jocaste, nel quale la voce dell’antica regina tebana si sovrappone a quella di una donna odierna impegnata e femminista. Sono gli anni in cui nel Belgio francofono nasce la prima avanguardia teatrale, con un vistoso scarto temporale rispetto al panorama europeo, già da tempo incamminatosi per il sentiero tracciato da Brecht e Artaud. In questa pièce, la più sperimentale e violenta dell’autrice, Michèle Fabien rompe completamente con le convenzioni teatrali classiche. La trama e la forma scoppiano. In cinque frammenti viene ripercorsa la storia di Giocasta, la donna tacciata del marchio infame dell’incesto. Il dramma si configura come un percorso tutto interiore. L’eroina sofoclea si sottopone ad una seduta psicanalitica in cui tocca l’estremo dell’abiezione per risalire alla superficie, costruendo una parola fluida, basata su una logica “altra”, i cui cardini sono, con Lyotard, «le non-centralisme, la non-finalité, la non-vérité». È per questa via che Giocasta, alla fine della pièce, giunge all’estremo della provocazione, ventilando nella sua «utopie au théâtre», l’ipotesi di continuare a vivere con Edipo – figura a lei antitetica – anche dopo la scoperta dell’incesto.| File | Dimensione | Formato | |
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