La stabile organizzazione digitale rappresenta un concetto nuovo, quello della presenza non materiale di un’impresa che legittima l’esercizio della potestà impositiva da parte di uno Stato diverso da quello di residenza. La riflessione al riguardo si fa sempre più ampia, anche in concomitanza con la presa di coscienza della mole di ricavi che le multinazionali digitali possono ritrarre in svariati ordinamenti senza lasciarvi alcun pagamento a titolo di imposta in mancanza dei requisiti di inserimento materiale propri della definizione classica di stabile organizzazione. Tuttavia, finora gli sforzi profusi a livello internazionale ed europeo per condurre ad una definizione di presenza digitale (o economica) significativa non hanno avuto successo. A livello OCSE, i lavori del Pillar 1, pur avendo partorito il testo di una convenzione multilaterale, sembrano arenati anche per il ripudio che la nuova amministrazione degli Stati Uniti ha manifestato rispetto ai relativi esiti. In ambito europeo, la proposta di direttiva 147 del 2018, che introduceva una nuova ipotesi di stabile organizzazione dematerializzata, non è neppure approdata alla discussione in Consiglio. Solo a livello statale, e quindi unilaterale, sono state elaborate soluzioni, che tuttavia restano da un lato ambigue (come nell’esperienza italiana), dall’altra, senza un adeguamento della definizione di stabile organizzazione nelle convenzioni, circoscritte a casi residuali. Si nota, in questa contraddittorietà tra chiarezza del problema e difficoltà pratiche a risolverlo, una ambiguità di fondo che caratterizza i limiti della sovranità tributaria nel mondo attuale. La globalità delle problematiche fiscali impone una riflessione di tipo multilaterale, fondata sul parziale ridimensionamento della sovranità, come tradizionalmente intesa, a vantaggio di forme concertate di disciplina; allo stesso tempo, il fallimento delle varie proposte sul tavolo conferma la perdurante forza di una visione fondata sulla valorizzazione delle esigenze del singolo ordinamento / The permanent digital establishment is a new concept, that of the non-material presence of a company that legitimises the exercise of taxing powers by a State other than that of residence. Reflection on this issue is becoming increasingly widespread, partly in response to growing awareness of the amount of revenue that digital multinationals can generate in various jurisdictions without paying any tax there, as they do not meet the physical presence requirements of the classic definition of a permanent establishment. However, international and European efforts to date to arrive at a definition of significant digital (or economic) presence have been unsuccessful. At the OECD level, the work of Pillar 1, despite having produced the text of a multilateral convention, seems to have stalled, partly due to the rejection of the results by the new US administration. At the European level, the 2018 proposal for Directive 147, which introduced a new concept of dematerialised permanent establishment, has not even been discussed by the Council. Only at the national level, and therefore unilaterally, have solutions been developed, which, however, remain ambiguous (as in the Italian experience) and, without an adjustment of the definition of permanent establishment in the conventions, limited to residual cases. This contradiction between the clarity of the problem and the practical difficulties in resolving it reveals a fundamental ambiguity that characterises the limits of tax sovereignty in today's world. The global nature of tax issues requires a multilateral approach based on a partial downsizing of sovereignty, as traditionally understood, in favour of concerted forms of regulation. At the same time, the failure of the various proposals on the table confirms the enduring strength of a vision based on the enhancement of the needs of individual legal systems
Spigolature attorno alla nozione di stabile organizzazione digitale / stefano dorigo. - In: DIRITTO E PRATICA TRIBUTARIA INTERNAZIONALE. - ISSN 1594-199X. - ELETTRONICO. - XXII:(2025), pp. 339-363.
Spigolature attorno alla nozione di stabile organizzazione digitale
stefano dorigo
2025
Abstract
La stabile organizzazione digitale rappresenta un concetto nuovo, quello della presenza non materiale di un’impresa che legittima l’esercizio della potestà impositiva da parte di uno Stato diverso da quello di residenza. La riflessione al riguardo si fa sempre più ampia, anche in concomitanza con la presa di coscienza della mole di ricavi che le multinazionali digitali possono ritrarre in svariati ordinamenti senza lasciarvi alcun pagamento a titolo di imposta in mancanza dei requisiti di inserimento materiale propri della definizione classica di stabile organizzazione. Tuttavia, finora gli sforzi profusi a livello internazionale ed europeo per condurre ad una definizione di presenza digitale (o economica) significativa non hanno avuto successo. A livello OCSE, i lavori del Pillar 1, pur avendo partorito il testo di una convenzione multilaterale, sembrano arenati anche per il ripudio che la nuova amministrazione degli Stati Uniti ha manifestato rispetto ai relativi esiti. In ambito europeo, la proposta di direttiva 147 del 2018, che introduceva una nuova ipotesi di stabile organizzazione dematerializzata, non è neppure approdata alla discussione in Consiglio. Solo a livello statale, e quindi unilaterale, sono state elaborate soluzioni, che tuttavia restano da un lato ambigue (come nell’esperienza italiana), dall’altra, senza un adeguamento della definizione di stabile organizzazione nelle convenzioni, circoscritte a casi residuali. Si nota, in questa contraddittorietà tra chiarezza del problema e difficoltà pratiche a risolverlo, una ambiguità di fondo che caratterizza i limiti della sovranità tributaria nel mondo attuale. La globalità delle problematiche fiscali impone una riflessione di tipo multilaterale, fondata sul parziale ridimensionamento della sovranità, come tradizionalmente intesa, a vantaggio di forme concertate di disciplina; allo stesso tempo, il fallimento delle varie proposte sul tavolo conferma la perdurante forza di una visione fondata sulla valorizzazione delle esigenze del singolo ordinamento / The permanent digital establishment is a new concept, that of the non-material presence of a company that legitimises the exercise of taxing powers by a State other than that of residence. Reflection on this issue is becoming increasingly widespread, partly in response to growing awareness of the amount of revenue that digital multinationals can generate in various jurisdictions without paying any tax there, as they do not meet the physical presence requirements of the classic definition of a permanent establishment. However, international and European efforts to date to arrive at a definition of significant digital (or economic) presence have been unsuccessful. At the OECD level, the work of Pillar 1, despite having produced the text of a multilateral convention, seems to have stalled, partly due to the rejection of the results by the new US administration. At the European level, the 2018 proposal for Directive 147, which introduced a new concept of dematerialised permanent establishment, has not even been discussed by the Council. Only at the national level, and therefore unilaterally, have solutions been developed, which, however, remain ambiguous (as in the Italian experience) and, without an adjustment of the definition of permanent establishment in the conventions, limited to residual cases. This contradiction between the clarity of the problem and the practical difficulties in resolving it reveals a fundamental ambiguity that characterises the limits of tax sovereignty in today's world. The global nature of tax issues requires a multilateral approach based on a partial downsizing of sovereignty, as traditionally understood, in favour of concerted forms of regulation. At the same time, the failure of the various proposals on the table confirms the enduring strength of a vision based on the enhancement of the needs of individual legal systemsI documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



