Senza frontiere: paesaggi di confine tra arte e antropologia si configura come momento di riflessione finale del progetto ministeriale interuniversitario PRIN BorderArt(E)Scapes. Arte contemporanea, antropologia e “paesaggi di confine”: dalla fine dell’Ottocento agli anni Duemila, leggere la contemporaneità e sperimentare nuove pratiche di ricerca (online è consultabile l’atlante, in via di implementazione: https://borderartescapes.sagas.unifi.it/), che ha visto coinvolte le università di Firenze (capofila, responsabile di unità prof. Giorgio Bacci, membro di unità prof.ssa Emanuela Rossi, assegnista di ricerca dr.ssa Alessandra Franetovich), Siena Stranieri (responsabile di unità prof.ssa Caterina Toschi, membro di unità prof.ssa Valentina Lusini, assegnista di ricerca dr.ssa Biancalucia Maglione), Trento (responsabile di unità prof. Denis Viva, assegnista di ricerca dr.ssa Virginia Magnaghi, con la collaborazione scientifica della dr.ssa Alessandra Andreolli), Bergamo (responsabile di unità prof.ssa Chiara Brambilla, membri di unità prof.sse Anna Chiara Cimoli, Sara Damiani, Paola Gandolfi e Anna Lazzarini, assegnista di ricerca dr. Andrea Masala) e Aosta (responsabile di unità prof.ssa Valentina Porcellana, assegnista di ricerca dr.ssa Katerina Nastopoulou). Le giornate di studio svoltesi a Firenze il 16 e 17 ottobre 2025, di cui i saggi pubblicati nel numero 35 di «Studi di Memofonte» presentano i risultati, hanno avuto l’ambizione di rivolgersi a un pubblico ampio e non solo “di settore”, rispecchiando l’apertura di orizzonti che ha contraddistinto la ricerca fin dall’inizio, affrontando delicate tematiche dall’importante (e concreto) risvolto sociale, culturale e politico, oltreché storico-artistico e antropologico. Tra queste, sono da segnalare la valorizzazione e il recupero, attraverso lo studio antropologico, di aree periferiche e marginali (a questi temi si riferiscono i contributi di Brambilla, Masala, Nastopoulou, Porcellana); la rilettura critica di monumenti connotati in senso identitario (contributi di Andreolli, Magnaghi, Viva); la definizione di nuove geografie culturali di genere grazie all’azione di galleriste operanti nella seconda metà del Novecento (contributi di Maglione, Toschi); le implicazioni ecologiche, museali, politiche e performative dell’idea di confine nel contesto artistico contemporaneo (contributi di Bacci, Daniel Borselli, Damiani, Franetovich, Lusini, Rossi). Inserendosi in questo panorama critico, l’artista Ilaria Turba ha sviluppato, a seguito di ricerche e confronti sul campo, un progetto di opera inedita, capace di tracciare un fil rouge tra le diverse indagini condotte dalle cinque unità di ricerca (la proposta è consultabile online sul sito di BorderArt(E)Scapes). In un momento storicamente complesso come quello che stiamo attraversando, si è pensato che fosse necessario allargare la discussione e promuovere una ridefinizione (e una deterritorializzazione) del concetto di confine, evidenziando al contempo il potenziale pratico del dialogo interdisciplinare, intrecciando prospettive artistiche, antropologiche, geografiche e pedagogiche. Il confine è stato concepito, dunque, non solo come soggetto, ma anche come metodo di indagine per sviluppare nuovi approcci transdisciplinari, restituendo una visione multidimensionale e complessa dei paesaggi di confine storici e contemporanei.
SENZA FRONTIERE: PAESAGGI DI CONFINE TRA ARTE E ANTROPOLOGIA / Giorgio Bacci. - In: STUDI DI MEMOFONTE. - ISSN 2038-0488. - ELETTRONICO. - (2025).
SENZA FRONTIERE: PAESAGGI DI CONFINE TRA ARTE E ANTROPOLOGIA
Giorgio Bacci
2025
Abstract
Senza frontiere: paesaggi di confine tra arte e antropologia si configura come momento di riflessione finale del progetto ministeriale interuniversitario PRIN BorderArt(E)Scapes. Arte contemporanea, antropologia e “paesaggi di confine”: dalla fine dell’Ottocento agli anni Duemila, leggere la contemporaneità e sperimentare nuove pratiche di ricerca (online è consultabile l’atlante, in via di implementazione: https://borderartescapes.sagas.unifi.it/), che ha visto coinvolte le università di Firenze (capofila, responsabile di unità prof. Giorgio Bacci, membro di unità prof.ssa Emanuela Rossi, assegnista di ricerca dr.ssa Alessandra Franetovich), Siena Stranieri (responsabile di unità prof.ssa Caterina Toschi, membro di unità prof.ssa Valentina Lusini, assegnista di ricerca dr.ssa Biancalucia Maglione), Trento (responsabile di unità prof. Denis Viva, assegnista di ricerca dr.ssa Virginia Magnaghi, con la collaborazione scientifica della dr.ssa Alessandra Andreolli), Bergamo (responsabile di unità prof.ssa Chiara Brambilla, membri di unità prof.sse Anna Chiara Cimoli, Sara Damiani, Paola Gandolfi e Anna Lazzarini, assegnista di ricerca dr. Andrea Masala) e Aosta (responsabile di unità prof.ssa Valentina Porcellana, assegnista di ricerca dr.ssa Katerina Nastopoulou). Le giornate di studio svoltesi a Firenze il 16 e 17 ottobre 2025, di cui i saggi pubblicati nel numero 35 di «Studi di Memofonte» presentano i risultati, hanno avuto l’ambizione di rivolgersi a un pubblico ampio e non solo “di settore”, rispecchiando l’apertura di orizzonti che ha contraddistinto la ricerca fin dall’inizio, affrontando delicate tematiche dall’importante (e concreto) risvolto sociale, culturale e politico, oltreché storico-artistico e antropologico. Tra queste, sono da segnalare la valorizzazione e il recupero, attraverso lo studio antropologico, di aree periferiche e marginali (a questi temi si riferiscono i contributi di Brambilla, Masala, Nastopoulou, Porcellana); la rilettura critica di monumenti connotati in senso identitario (contributi di Andreolli, Magnaghi, Viva); la definizione di nuove geografie culturali di genere grazie all’azione di galleriste operanti nella seconda metà del Novecento (contributi di Maglione, Toschi); le implicazioni ecologiche, museali, politiche e performative dell’idea di confine nel contesto artistico contemporaneo (contributi di Bacci, Daniel Borselli, Damiani, Franetovich, Lusini, Rossi). Inserendosi in questo panorama critico, l’artista Ilaria Turba ha sviluppato, a seguito di ricerche e confronti sul campo, un progetto di opera inedita, capace di tracciare un fil rouge tra le diverse indagini condotte dalle cinque unità di ricerca (la proposta è consultabile online sul sito di BorderArt(E)Scapes). In un momento storicamente complesso come quello che stiamo attraversando, si è pensato che fosse necessario allargare la discussione e promuovere una ridefinizione (e una deterritorializzazione) del concetto di confine, evidenziando al contempo il potenziale pratico del dialogo interdisciplinare, intrecciando prospettive artistiche, antropologiche, geografiche e pedagogiche. Il confine è stato concepito, dunque, non solo come soggetto, ma anche come metodo di indagine per sviluppare nuovi approcci transdisciplinari, restituendo una visione multidimensionale e complessa dei paesaggi di confine storici e contemporanei.| File | Dimensione | Formato | |
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