Territorio di coccio tra territori di ferro, l’area della Tuscia castrense è interpretata nel presente contributo come zona di sacrificio, oggetto di una “violenza lenta” che il passaggio al paradigma green sta contribuendo ad acuire piuttosto che mitigare. I rapporti di forza che si esplicano nei metabolismi di energia e rifiuti sono esplorati attraverso tre vicende sulle quali stanno convergendo le proteste nella regione: la selezione dell’area su cui realizzare un Deposito Nazionale per rifiuti radioattivi, l’autorizzazione di una discarica di rifiuti plastici ad Arlena di Castro, l’accaparramento di terreni agricoli da parte di società private per impianti fotovoltaici ed eolici. Il caso mette in luce come la transizione ecologica, così come si tende a declinarla attualmente, non riesca a determinare un miglioramento dei rapporti tra territori in termini di equità, ma finisca per riprodurre le stesse logiche estrattiviste del vecchio paradigma “grigio”. Si propone perciò un ragionamento in termini di metabolismi e chiusura tendenziale dei cicli come strumento di giustizia ambientale, delineando un possibile approccio bioregionale per un processo di valorizzazione non estrattiva del territorio.
Zone di sacrificio verdi, anzi verdissime. Il caso della Tuscia castrense / Giulia Luciani. - ELETTRONICO. - (2025), pp. 159-165. ( Nuove ecologie territoriali. Coabitare mondi che cambiano).
Zone di sacrificio verdi, anzi verdissime. Il caso della Tuscia castrense
Giulia Luciani
2025
Abstract
Territorio di coccio tra territori di ferro, l’area della Tuscia castrense è interpretata nel presente contributo come zona di sacrificio, oggetto di una “violenza lenta” che il passaggio al paradigma green sta contribuendo ad acuire piuttosto che mitigare. I rapporti di forza che si esplicano nei metabolismi di energia e rifiuti sono esplorati attraverso tre vicende sulle quali stanno convergendo le proteste nella regione: la selezione dell’area su cui realizzare un Deposito Nazionale per rifiuti radioattivi, l’autorizzazione di una discarica di rifiuti plastici ad Arlena di Castro, l’accaparramento di terreni agricoli da parte di società private per impianti fotovoltaici ed eolici. Il caso mette in luce come la transizione ecologica, così come si tende a declinarla attualmente, non riesca a determinare un miglioramento dei rapporti tra territori in termini di equità, ma finisca per riprodurre le stesse logiche estrattiviste del vecchio paradigma “grigio”. Si propone perciò un ragionamento in termini di metabolismi e chiusura tendenziale dei cicli come strumento di giustizia ambientale, delineando un possibile approccio bioregionale per un processo di valorizzazione non estrattiva del territorio.| File | Dimensione | Formato | |
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