Il contributo affronta il mancato riconoscimento del diritto al compenso della prostituta come forma di «discriminazione nella discriminazione», attraverso il confronto tra l’ordinamento italiano contemporaneo e il diritto romano. Dopo aver delineato l’impianto abolizionista introdotto dalla legge n. 75 del 1958 e l’orientamento tradizionale che considera nulli, per contrarietà al buon costume, gli accordi tra prostituta e cliente, l’analisi mette in luce gli effetti discriminatori derivanti dal rifiuto di riconoscere un diritto azionabile al pagamento. Particolare attenzione è riservata alla decisione del Tribunale di Roma del 7 maggio 2014, che ha offerto lo spunto per una riconsiderazione di Ulp. 26 ad ed. D. 12.5.4.3. Letto alla luce della critica interpolazionistica e dei Basilici, tale passo suggerisce che nel diritto romano lo status infame della meretrix non escludesse il suo diritto al compenso. Su queste basi, il contributo propone un ripensamento dell’interpretazione dominante del diritto positivo, in una prospettiva volta a rafforzare la tutela della parte debole del rapporto. This article addresses the denial of a prostitute’s right to remuneration as a form of ‘discrimination within discrimination’, by comparing contemporary Italian law with Roman law. After outlining the abolitionist framework introduced by Law no. 75 of 1958 and the traditional view that considers agreements between prostitutes and clients void for reasons of public morality, the analysis highlights the discriminatory effects resulting from the refusal to recognise any enforceable claim to payment. Particular attention is paid to a 7 May 2014 decision of the Rome District Court, which prompted a reassessment of Ulp. 26 ad ed. D. 12.5.4.3. Read in the light of interpolational criticism and of the Basilica, this source suggests that in Roman law the infamis status of the meretrix did not preclude her entitlement to remuneration. On this basis, the article argues for a reconsideration of the prevailing interpretation of positive law, with a view to strengthening the protection afforded to the weaker party to the relationship.
Il mancato diritto al pagamento della prostituta: una discriminazione nella discriminazione? / Maria Federica Merotto. - STAMPA. - (2025), pp. 59-79. ( GENDER EQUALITY AND WOMEN’S EMPOWERMENT Strategie normative per l’eguaglianza di genere Cagliari 22-23 novembre 2024).
Il mancato diritto al pagamento della prostituta: una discriminazione nella discriminazione?
Maria Federica Merotto
2025
Abstract
Il contributo affronta il mancato riconoscimento del diritto al compenso della prostituta come forma di «discriminazione nella discriminazione», attraverso il confronto tra l’ordinamento italiano contemporaneo e il diritto romano. Dopo aver delineato l’impianto abolizionista introdotto dalla legge n. 75 del 1958 e l’orientamento tradizionale che considera nulli, per contrarietà al buon costume, gli accordi tra prostituta e cliente, l’analisi mette in luce gli effetti discriminatori derivanti dal rifiuto di riconoscere un diritto azionabile al pagamento. Particolare attenzione è riservata alla decisione del Tribunale di Roma del 7 maggio 2014, che ha offerto lo spunto per una riconsiderazione di Ulp. 26 ad ed. D. 12.5.4.3. Letto alla luce della critica interpolazionistica e dei Basilici, tale passo suggerisce che nel diritto romano lo status infame della meretrix non escludesse il suo diritto al compenso. Su queste basi, il contributo propone un ripensamento dell’interpretazione dominante del diritto positivo, in una prospettiva volta a rafforzare la tutela della parte debole del rapporto. This article addresses the denial of a prostitute’s right to remuneration as a form of ‘discrimination within discrimination’, by comparing contemporary Italian law with Roman law. After outlining the abolitionist framework introduced by Law no. 75 of 1958 and the traditional view that considers agreements between prostitutes and clients void for reasons of public morality, the analysis highlights the discriminatory effects resulting from the refusal to recognise any enforceable claim to payment. Particular attention is paid to a 7 May 2014 decision of the Rome District Court, which prompted a reassessment of Ulp. 26 ad ed. D. 12.5.4.3. Read in the light of interpolational criticism and of the Basilica, this source suggests that in Roman law the infamis status of the meretrix did not preclude her entitlement to remuneration. On this basis, the article argues for a reconsideration of the prevailing interpretation of positive law, with a view to strengthening the protection afforded to the weaker party to the relationship.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Merotto_strategie normative 2025.pdf
Accesso chiuso
Tipologia:
Pdf editoriale (Version of record)
Licenza:
Open Access
Dimensione
647.46 kB
Formato
Adobe PDF
|
647.46 kB | Adobe PDF | Richiedi una copia |
I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



