Nel dibattito più recente viene ricorsivamente richiamato un mancato “accesso/raggiungimento”, da parte degli alunni di origine straniera, alle/delle competenze, agli/degli obiettivi del curricolo, a causa di una non adeguata conoscenza della lingua italiana. Il richiamo è principalmente ai cosiddetti NAI che rappresentano una porzione limitata di alunni, ma, laddove il contesto risulti già a forte pressione migratoria, viene data la responsabilità di percorsi non standard a tutto il gruppo degli alunni con background migratorio. Pur con una differenziazione territoriale non omogenea, è noto infatti che in particolari contesti urbani o quartieri vi sia una presenza di alunni con background migratorio, il cui bi/plurilinguismo è definito (anche dagli stessi insegnanti) come “problema” e non come “opportunità”. E anche se su 55.026 scuole (di ogni ordine e grado) sono 3.946 le scuole che hanno percentuali superiori al 30% di studenti con passaporto non italiano e 9.911 le scuole che dichiarano una percentuale pari allo 0% (report a.s. 21/22 del MIM, p. 77), il tema rimane sempre al centro di un forte dibattito. La maggioranza delle scuole (oltre il 90%) vive una condizione di vita scolastica che è stabile da più di dieci anni. Tuttavia l’accesso a una scuola plurilingue, in cui vi sia una valorizzazione equilibrata di tutte le lingue disponibili, anche con la realizzazione di interventi mirati, che tengano conto del contesto territoriale (relazioni con mediatori, facilitatori, famiglie), passa attraverso un dialogo in cui parole come “bilinguismo, plurilinguismo” ancora hanno necessità di essere mediate. Per questo motivo la rete dei centri Bilingualism Matters in Italia (Milano, Trento, Siena, Bologna, Napoli, Urbino), nati dall’esperienza capofila realizzata in Scozia (prof.ssa Antonella Sorace) e presenti anche in altri paesi in Europa e nel resto del mondo, ciascuno con la sua specificità, si interroga e si occupa di veicolare (anche attraverso il supporto di specifici progetti) la valorizzazione delle forme di accessibilità data dal repertorio bi/plurilingue presente già nelle aule. Il contributo illustra tre degli interventi realizzati sul territorio italiano, con un particolare riferimento all’impatto degli stessi dal punto di vista delle pratiche, dei percorsi, delle attività didattiche promossi.

L’accessibilità attraverso la costruzione di un lessico comune: il ruolo della rete bilingualism matters e tre studi di caso / Carla Bagna, Martina Bellinzona, Patrizia Cordin,Chiara Facciani, Francesca La Morgia, Licia Masoni. - STAMPA. - (2026), pp. 305-328. ( XXIII Convegno nazionale del GISCEL, "Educazione linguistica democratica e accessibilità" Torino 14-16 novembre 2024).

L’accessibilità attraverso la costruzione di un lessico comune: il ruolo della rete bilingualism matters e tre studi di caso

Martina Bellinzona;
2026

Abstract

Nel dibattito più recente viene ricorsivamente richiamato un mancato “accesso/raggiungimento”, da parte degli alunni di origine straniera, alle/delle competenze, agli/degli obiettivi del curricolo, a causa di una non adeguata conoscenza della lingua italiana. Il richiamo è principalmente ai cosiddetti NAI che rappresentano una porzione limitata di alunni, ma, laddove il contesto risulti già a forte pressione migratoria, viene data la responsabilità di percorsi non standard a tutto il gruppo degli alunni con background migratorio. Pur con una differenziazione territoriale non omogenea, è noto infatti che in particolari contesti urbani o quartieri vi sia una presenza di alunni con background migratorio, il cui bi/plurilinguismo è definito (anche dagli stessi insegnanti) come “problema” e non come “opportunità”. E anche se su 55.026 scuole (di ogni ordine e grado) sono 3.946 le scuole che hanno percentuali superiori al 30% di studenti con passaporto non italiano e 9.911 le scuole che dichiarano una percentuale pari allo 0% (report a.s. 21/22 del MIM, p. 77), il tema rimane sempre al centro di un forte dibattito. La maggioranza delle scuole (oltre il 90%) vive una condizione di vita scolastica che è stabile da più di dieci anni. Tuttavia l’accesso a una scuola plurilingue, in cui vi sia una valorizzazione equilibrata di tutte le lingue disponibili, anche con la realizzazione di interventi mirati, che tengano conto del contesto territoriale (relazioni con mediatori, facilitatori, famiglie), passa attraverso un dialogo in cui parole come “bilinguismo, plurilinguismo” ancora hanno necessità di essere mediate. Per questo motivo la rete dei centri Bilingualism Matters in Italia (Milano, Trento, Siena, Bologna, Napoli, Urbino), nati dall’esperienza capofila realizzata in Scozia (prof.ssa Antonella Sorace) e presenti anche in altri paesi in Europa e nel resto del mondo, ciascuno con la sua specificità, si interroga e si occupa di veicolare (anche attraverso il supporto di specifici progetti) la valorizzazione delle forme di accessibilità data dal repertorio bi/plurilingue presente già nelle aule. Il contributo illustra tre degli interventi realizzati sul territorio italiano, con un particolare riferimento all’impatto degli stessi dal punto di vista delle pratiche, dei percorsi, delle attività didattiche promossi.
2026
Educazione linguistica democratica e accessibilità
XXIII Convegno nazionale del GISCEL, "Educazione linguistica democratica e accessibilità"
Torino
14-16 novembre 2024
Carla Bagna, Martina Bellinzona, Patrizia Cordin,Chiara Facciani, Francesca La Morgia, Licia Masoni
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