Negli ultimi decenni le competenze socio-emotive sono entrate al centro del dibattito e delle politiche (fino alla L. 22/2025), ma la loro traduzione in framework operativi (CASEL, OCSE) rischia di appiattirle su logiche addestrative e misurative. L’articolo argomenta che una via privilegiata, tra le possibili, per far emergere la loro specificità è la pratica narrativa: un lavoro di senso che, nella scuola, dà forma all’esperienza e attiva consapevolezza di sé, regolazione emotiva ed empatia. Collocate entro un orizzonte transdisciplinare che congiunge estetica, cognizione ed etica, e illuminate da una critica pedagogica alla standardizzazione, tali competenze appaiono non come indicatori, ma come pratiche di formazione integrale. Ne discendono criteri di progettazione e valutazione situata e un rafforzamento dell’agency professionale dei docenti. In recent decades, social-emotional competences have moved center-stage in research and policy (including Italy’s Law 22/2025), yet their operationalization within frameworks such as CASEL and OECD often flattens them into drill-and-measure routines. This article argues that one privileged pathway, among others, is to enact them as narrative practice: a work of meaning that, in school, shapes experience and activates self-awareness, regulation and empathy. Placed within a transdisciplinary horizon linking aesthetics, cognition and ethics, and read through a critical pedagogical lens wary of standardization, these competences appear not as indicators but as practices of integral formation. The argument yields criteria for situated design and assessment and strengthens teachers’ professional agency.
Dare forma al sentire. L’ermeneutica dell’esperienza per una pedagogia situata / Greta Martini. - In: QUADERNI DI PEDAGOGIA DELLA SCUOLA. - ELETTRONICO. - -:(2026), pp. -.---.-.
Dare forma al sentire. L’ermeneutica dell’esperienza per una pedagogia situata.
Greta Martini
2026
Abstract
Negli ultimi decenni le competenze socio-emotive sono entrate al centro del dibattito e delle politiche (fino alla L. 22/2025), ma la loro traduzione in framework operativi (CASEL, OCSE) rischia di appiattirle su logiche addestrative e misurative. L’articolo argomenta che una via privilegiata, tra le possibili, per far emergere la loro specificità è la pratica narrativa: un lavoro di senso che, nella scuola, dà forma all’esperienza e attiva consapevolezza di sé, regolazione emotiva ed empatia. Collocate entro un orizzonte transdisciplinare che congiunge estetica, cognizione ed etica, e illuminate da una critica pedagogica alla standardizzazione, tali competenze appaiono non come indicatori, ma come pratiche di formazione integrale. Ne discendono criteri di progettazione e valutazione situata e un rafforzamento dell’agency professionale dei docenti. In recent decades, social-emotional competences have moved center-stage in research and policy (including Italy’s Law 22/2025), yet their operationalization within frameworks such as CASEL and OECD often flattens them into drill-and-measure routines. This article argues that one privileged pathway, among others, is to enact them as narrative practice: a work of meaning that, in school, shapes experience and activates self-awareness, regulation and empathy. Placed within a transdisciplinary horizon linking aesthetics, cognition and ethics, and read through a critical pedagogical lens wary of standardization, these competences appear not as indicators but as practices of integral formation. The argument yields criteria for situated design and assessment and strengthens teachers’ professional agency.I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



