ABSTRACT ENG. traduzione in inglese: The article analyses the evolution of non-custodial sanctions and measures, with particular attention to the Italian context, showing that they have not produced actual decarceration but have instead fostered an expansion of penal control according to the logic of net widening. After examining the origins and ambiguities of alternatives to imprisonment in Anglo-Saxon countries, the author shows how, in Italy, the spread of measures such as probation and community service has produced a punitive community that exists alongside, rather than replaces, the prison. Although formally inspired by rehabilitative or restorative purposes, these measures in fact operate according to a logic of selective and utilitarian control. The article argues that penal reductionism — including forms of reductionism promoted through judicial intervention — remains ineffective in the absence of structural action on processes of criminalization. Ultimately, softer sanctions function as instruments for expanding the penal system and rationalizing penal welfare. ABSTRACT ITA. L’articolo analizza l’evoluzione delle misure penali non detentive, con particolare attenzione al contesto italiano, evidenziando come esse non abbiano determinato una reale decarcerizzazione, ma abbiano invece favorito un’espansione del controllo penale secondo la logica del net widening. Dopo un excursus sulle origini e le ambiguità delle alternative al carcere nei paesi anglosassoni, l’autore mostra come, in Italia, la diffusione di strumenti come l’affidamento in prova e il lavoro di pubblica utilità abbia prodotto una comunità punitiva che si affianca, ma non sostituisce, al carcere. Tali misure, formalmente ispirate a finalità rieducative o riparative, sono in realtà funzionali a una logica di controllo selettivo e utilitaristico. L’articolo sostiene che il riduzionismo penale – anche quello promosso per via giudiziaria – risulta inefficace in assenza di interventi strutturali sui processi di criminalizzazione. In ultima analisi, le pene miti agiscono come strumento di espansione del sistema penale e di razionalizzazione del welfare penale

Dal carcere alla comunità punitiva: le misure non detentive tra riduzionismo ed espansionismo penale / giuseppe caputo. - In: STUDI SULLA QUESTIONE CRIMINALE. - ISSN 1973-3984. - STAMPA. - XXI, 1:(2026), pp. 91-110.

Dal carcere alla comunità punitiva: le misure non detentive tra riduzionismo ed espansionismo penale

giuseppe caputo
2026

Abstract

ABSTRACT ENG. traduzione in inglese: The article analyses the evolution of non-custodial sanctions and measures, with particular attention to the Italian context, showing that they have not produced actual decarceration but have instead fostered an expansion of penal control according to the logic of net widening. After examining the origins and ambiguities of alternatives to imprisonment in Anglo-Saxon countries, the author shows how, in Italy, the spread of measures such as probation and community service has produced a punitive community that exists alongside, rather than replaces, the prison. Although formally inspired by rehabilitative or restorative purposes, these measures in fact operate according to a logic of selective and utilitarian control. The article argues that penal reductionism — including forms of reductionism promoted through judicial intervention — remains ineffective in the absence of structural action on processes of criminalization. Ultimately, softer sanctions function as instruments for expanding the penal system and rationalizing penal welfare. ABSTRACT ITA. L’articolo analizza l’evoluzione delle misure penali non detentive, con particolare attenzione al contesto italiano, evidenziando come esse non abbiano determinato una reale decarcerizzazione, ma abbiano invece favorito un’espansione del controllo penale secondo la logica del net widening. Dopo un excursus sulle origini e le ambiguità delle alternative al carcere nei paesi anglosassoni, l’autore mostra come, in Italia, la diffusione di strumenti come l’affidamento in prova e il lavoro di pubblica utilità abbia prodotto una comunità punitiva che si affianca, ma non sostituisce, al carcere. Tali misure, formalmente ispirate a finalità rieducative o riparative, sono in realtà funzionali a una logica di controllo selettivo e utilitaristico. L’articolo sostiene che il riduzionismo penale – anche quello promosso per via giudiziaria – risulta inefficace in assenza di interventi strutturali sui processi di criminalizzazione. In ultima analisi, le pene miti agiscono come strumento di espansione del sistema penale e di razionalizzazione del welfare penale
2026
XXI, 1
91
110
giuseppe caputo
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