Il contributo esplora la raccolta come pratica capace di risignificare gli spazi di dismissione, generando forme di interazione sensibile con il non umano. A partire dalla riflessione di Tsing (2021) sul fungo matsutake, gli spazi segnati da dismissione e perturbazione emergono come spazi di vita e di possibilità. Nelle friches urbane, nelle ex cave e miniere, raccogliere emerge co-me gesto di attenzione situata capace di generare relazioni affettive con i luoghi. Non è solo sussistenza, ma pratica ecologica, sociale, politica e culturale: un modo di osservare, ascoltare e comprendere i paesaggi. Adottando un approccio teorico-interpretativo basato sul lessico, sul-la letteratura scientifica e l’analisi di esperienze guidate o documentate da collettivi artistici e paesaggistici, l’articolo mostra la complessità e il potenziale della raccolta come pratica da osservare per riconoscere le possibilità già presenti nel paesaggio e per stimolare nuovi immaginari progettuali. This contribution explores foraging as a situated practice capable of re-signifying post-industrial and abandoned spaces, generating forms of sensitive interaction with the non-human. Drawing on Tsing’s (2021) reflection on the matsutake mushroom, spaces marked by abandonment and disturbance emerge as spaces of life and possibility. In urban friches, former quarries, and mines, foraging appearsas a gesture of situated attention that fosters affective relationships with places. It is not only a subsistence practice but also an ecological, social, political, and cultural activity—a way of observing, listening to, and understanding landscapes. Adopting a theoretical–interpretative approach based on terminology, scientific literature, and analysis of experiences guided or documented by artistic and landscape collectives, this article shows the complexity and potential of foraging as a practice through which to recognize possibilities already present in the landscape and to stimulate new design imaginaries.
Raccogliere per riconoscere. Pratiche di interazione nei paesaggi della dismissione / Schettini Annalisa. - In: RI-VISTA. RICERCHE PER LA PROGETTAZIONE DEL PAESAGGIO. - ISSN 1724-6768. - ELETTRONICO. - (2026), pp. 216-223. [10.36253/rv-18666]
Raccogliere per riconoscere. Pratiche di interazione nei paesaggi della dismissione.
Schettini Annalisa
2026
Abstract
Il contributo esplora la raccolta come pratica capace di risignificare gli spazi di dismissione, generando forme di interazione sensibile con il non umano. A partire dalla riflessione di Tsing (2021) sul fungo matsutake, gli spazi segnati da dismissione e perturbazione emergono come spazi di vita e di possibilità. Nelle friches urbane, nelle ex cave e miniere, raccogliere emerge co-me gesto di attenzione situata capace di generare relazioni affettive con i luoghi. Non è solo sussistenza, ma pratica ecologica, sociale, politica e culturale: un modo di osservare, ascoltare e comprendere i paesaggi. Adottando un approccio teorico-interpretativo basato sul lessico, sul-la letteratura scientifica e l’analisi di esperienze guidate o documentate da collettivi artistici e paesaggistici, l’articolo mostra la complessità e il potenziale della raccolta come pratica da osservare per riconoscere le possibilità già presenti nel paesaggio e per stimolare nuovi immaginari progettuali. This contribution explores foraging as a situated practice capable of re-signifying post-industrial and abandoned spaces, generating forms of sensitive interaction with the non-human. Drawing on Tsing’s (2021) reflection on the matsutake mushroom, spaces marked by abandonment and disturbance emerge as spaces of life and possibility. In urban friches, former quarries, and mines, foraging appearsas a gesture of situated attention that fosters affective relationships with places. It is not only a subsistence practice but also an ecological, social, political, and cultural activity—a way of observing, listening to, and understanding landscapes. Adopting a theoretical–interpretative approach based on terminology, scientific literature, and analysis of experiences guided or documented by artistic and landscape collectives, this article shows the complexity and potential of foraging as a practice through which to recognize possibilities already present in the landscape and to stimulate new design imaginaries.| File | Dimensione | Formato | |
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