I contributi raccolti in questo libro, collocandosi nel fertile filone di studi sul martirio politico nel Novecento, delineano il processo attraverso cui prese forma, dopo il 1945, il pantheon dei martiri antifascisti: in sequenza storica, don Giovanni Minzoni e Giacomo Matteotti, Piero Gobetti e Giovanni Amendola, Antonio Gramsci e i fratelli Carlo e Nello Rosselli. Eretti a figure esemplari dal punto di vista morale e politico, ebbero un ruolo determinante nell’opera di pedagogia democratica che impegnò l’Italia repubblicana. E accanto ad essi le figure femminili (mogli, madri, sorelle, figlie) che si fecero parte attiva nella custodia e nella trasmissione della memoria dell’antifascismo. A ottant’anni dal 2 giugno 1946, il percorso di ricerca che riconsideri le eredità politico-culturali di vittime e martiri della violenza fascista, a cui si deve la costruzione di una pervasiva religione civile democratica, si dipana lungo le molteplici direttrici del discorso pubblico: i circuiti della comunicazione, i linguaggi della memoria, le pratiche commemorative, le rappresentazioni simbolico-rituali negli spazi urbani e paesani. The essays collected in this book, which are part of the rich body of scholarship on political martyrdom in the 20th century, outline the process through which the pantheon of anti-fascist martyrs took shape after 1945: in chronological order, Don Giovanni Minzoni and Giacomo Matteotti, Piero Gobetti and Giovanni Amendola, Antonio Gramsci, and the brothers Carlo and Nello Rosselli. Elevated to the status of exemplary figures from both a moral and political standpoint, they played a decisive role in the democratic education efforts undertaken by the Italian Republic. Alongside them were the women—wives, mothers, sisters, and daughters—who took an active role in preserving and passing on the memory of anti-fascism. Eighty years after June 2, 1946, the research project that reexamines the political and cultural legacies of the victims and martyrs of fascist violence—to whom we owe the establishment of a pervasive democratic civil religion—unfolds along the multiple strands of public discourse: the channels of communication, the languages of memory, commemorative practices, and symbolic-ritual representations in urban and rural spaces.
I martiri dell’antifascismo. Storia e memorie pubbliche / Fulvio Conti. - STAMPA. - (2026), pp. 1-192.
I martiri dell’antifascismo. Storia e memorie pubbliche
Fulvio Conti
2026
Abstract
I contributi raccolti in questo libro, collocandosi nel fertile filone di studi sul martirio politico nel Novecento, delineano il processo attraverso cui prese forma, dopo il 1945, il pantheon dei martiri antifascisti: in sequenza storica, don Giovanni Minzoni e Giacomo Matteotti, Piero Gobetti e Giovanni Amendola, Antonio Gramsci e i fratelli Carlo e Nello Rosselli. Eretti a figure esemplari dal punto di vista morale e politico, ebbero un ruolo determinante nell’opera di pedagogia democratica che impegnò l’Italia repubblicana. E accanto ad essi le figure femminili (mogli, madri, sorelle, figlie) che si fecero parte attiva nella custodia e nella trasmissione della memoria dell’antifascismo. A ottant’anni dal 2 giugno 1946, il percorso di ricerca che riconsideri le eredità politico-culturali di vittime e martiri della violenza fascista, a cui si deve la costruzione di una pervasiva religione civile democratica, si dipana lungo le molteplici direttrici del discorso pubblico: i circuiti della comunicazione, i linguaggi della memoria, le pratiche commemorative, le rappresentazioni simbolico-rituali negli spazi urbani e paesani. The essays collected in this book, which are part of the rich body of scholarship on political martyrdom in the 20th century, outline the process through which the pantheon of anti-fascist martyrs took shape after 1945: in chronological order, Don Giovanni Minzoni and Giacomo Matteotti, Piero Gobetti and Giovanni Amendola, Antonio Gramsci, and the brothers Carlo and Nello Rosselli. Elevated to the status of exemplary figures from both a moral and political standpoint, they played a decisive role in the democratic education efforts undertaken by the Italian Republic. Alongside them were the women—wives, mothers, sisters, and daughters—who took an active role in preserving and passing on the memory of anti-fascism. Eighty years after June 2, 1946, the research project that reexamines the political and cultural legacies of the victims and martyrs of fascist violence—to whom we owe the establishment of a pervasive democratic civil religion—unfolds along the multiple strands of public discourse: the channels of communication, the languages of memory, commemorative practices, and symbolic-ritual representations in urban and rural spaces.| File | Dimensione | Formato | |
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