Dopo una panoramica sulle notizie che si hanno sugli allievi di Bernardino Poccetti tratte dalle fonti e dai documenti inediti di archivio, Stefania Vasetti focalizza l’attenzione soprattutto su Ulisse Ciocchi, principale collaboratore del maestro, cui attribuisce delle opere finora non considerate dalla critica. L’autrice si concentra poi sull’esame di una commissione ricevuta dal pittore tra il 1595 e il 1600, importante per capire il modo di lavorare della bottega poccettesca e la distribuzione del lavoro al suo interno: la decorazione ad affresco dei soffitti di dieci stanze a pian terreno e al primo piano di Palazzo Salviati poi Gerini di via Ricasoli a Firenze. Queste pitture, per la prima volta qui pubblicate, sono davvero molto ben documentate perché l’autrice ha rintracciato le fonti d’archivio utili per la datazione e per ricavare I nome degli allievi che vi lavorarono (Piero Salvestrini, Giovanni di Filippo Perli e Michele Muffini), i disegni preparatori per le lunette con le storie dell’antico testamento che decorano la parte bassa delle volte affrescate ed infine anche la fonte iconografica che ha ispirato le varie scene: Quadrins historiques de la Bible, eseguite da Bernard Salomon. Purtroppo si sono conservate solo quattro stanze a pian terreno. Sono andate perdute anche le pitture eseguite nel 1597 dal giovane Fabrizio Boschi e quelle di Francesco Mati realizzate nel 1595. L’autrice giunge alla conclusione che, nonostante il Poccetti risulti il titolare della commissione perché riceve l’incarico e il pagamento, sia intervenuto poco o niente nella esecuzione degli affreschi, ma a lui si deve l’impianto generale della decorazione e l’ideazione dei ventotto bozzetti per le lunette con le storia dell’Antico Testamento conservate nel Fondo Corsini del Gabinetto nazionale delle Stampe di Roma e al Cabinet des dessins del Louvre. I disegni non erano stati riferiti ancora a nessun ciclo pittorico e la critica ha oscillato per quanto riguarda la loro attribuzione tra Poccetti e la sua bottega. Tale questione è assai complessa e ogni disegno delle due serie merita un’analisi particolare. L’autrice giunge alla conclusione che per la maggior parte dei disegni il Poccetti abbia tracciato un primo abbozzo a matita e che questo sia stato rifinito a penna dagli allievi per mostrare al committente una versione il più possibile vicina alla decorazione finale. In alcuni disegni la mano del maestro è intervenuta maggiormente, in altri meno o per niente. I disegni romani sembrano essere maggiormente autografi rispetto ai corrispondenti parigini. After providing an overview of information regarding Bernardino Poccetti’s pupils—drawn from both published sources and unpublished archival documents—Stefania Vasetti focuses primarily on Ulisse Ciocchi, the master’s chief collaborator, attributing to him works that had previously been overlooked by scholars. The author then examines a specific commission undertaken by the painter between 1595 and 1600—a project crucial for understanding the working methods and internal division of labor within Poccetti’s workshop: the fresco decoration of ceilings in ten rooms across the ground and first floors of Palazzo Salviati (later Palazzo Gerini) on Via Ricasoli in Florence. These paintings, published here for the first time, are exceptionally well-documented; the author has traced archival sources establishing their date and identifying the participating pupils (Piero Salvestrini, Giovanni di Filippo Perli, and Michele Muffini), as well as locating the preparatory drawings for the Old Testament lunettes adorning the lower sections of the frescoed vaults and the iconographic source that inspired the various scenes—Bernard Salomon’s Quadrins historiques de la Bible. Unfortunately, only four ground-floor rooms have survived. Also lost are the paintings executed in 1597 by the young Fabrizio Boschi and those created by Francesco Mati in 1595. The author concludes that although Poccetti held the commission—having secured the contract and received payment—he played little to no part in the actual execution of the frescoes; however, he was responsible for the overall decorative scheme and the conception of the twenty-eight sketches for the Old Testament lunettes, which are now preserved in the Corsini Collection at the Gabinetto Nazionale delle Stampe in Rome and the Cabinet des Dessins at the Louvre. The drawings had not previously been linked to any specific pictorial cycle, and scholarly opinion regarding their attribution has wavered between Poccetti and his workshop. This is a highly complex issue, and each drawing across the two series warrants individual analysis. The author concludes that for the majority of the drawings, Poccetti created an initial pencil sketch which was then refined in pen by his pupils to present the patron with a version as close as possible to the final decoration. The master’s hand is more evident in some drawings than in others, where it appears less—or not at all. The Roman drawings appear to be more autograph than their Parisian counterparts.
Alcune puntualizzazioni sugli allievi di Bernardino Poccetti e un inedito ciclo di affreschi / Vasetti stefania. - In: ANNALI - FONDAZIONE DI STUDI DI STORIA DELL'ARTE ROBERTO LONGHI. - ISSN 0394-1744. - STAMPA. - III:(1996), pp. 66-98.
Alcune puntualizzazioni sugli allievi di Bernardino Poccetti e un inedito ciclo di affreschi
Vasetti stefaniaWriting – Review & Editing
1996
Abstract
Dopo una panoramica sulle notizie che si hanno sugli allievi di Bernardino Poccetti tratte dalle fonti e dai documenti inediti di archivio, Stefania Vasetti focalizza l’attenzione soprattutto su Ulisse Ciocchi, principale collaboratore del maestro, cui attribuisce delle opere finora non considerate dalla critica. L’autrice si concentra poi sull’esame di una commissione ricevuta dal pittore tra il 1595 e il 1600, importante per capire il modo di lavorare della bottega poccettesca e la distribuzione del lavoro al suo interno: la decorazione ad affresco dei soffitti di dieci stanze a pian terreno e al primo piano di Palazzo Salviati poi Gerini di via Ricasoli a Firenze. Queste pitture, per la prima volta qui pubblicate, sono davvero molto ben documentate perché l’autrice ha rintracciato le fonti d’archivio utili per la datazione e per ricavare I nome degli allievi che vi lavorarono (Piero Salvestrini, Giovanni di Filippo Perli e Michele Muffini), i disegni preparatori per le lunette con le storie dell’antico testamento che decorano la parte bassa delle volte affrescate ed infine anche la fonte iconografica che ha ispirato le varie scene: Quadrins historiques de la Bible, eseguite da Bernard Salomon. Purtroppo si sono conservate solo quattro stanze a pian terreno. Sono andate perdute anche le pitture eseguite nel 1597 dal giovane Fabrizio Boschi e quelle di Francesco Mati realizzate nel 1595. L’autrice giunge alla conclusione che, nonostante il Poccetti risulti il titolare della commissione perché riceve l’incarico e il pagamento, sia intervenuto poco o niente nella esecuzione degli affreschi, ma a lui si deve l’impianto generale della decorazione e l’ideazione dei ventotto bozzetti per le lunette con le storia dell’Antico Testamento conservate nel Fondo Corsini del Gabinetto nazionale delle Stampe di Roma e al Cabinet des dessins del Louvre. I disegni non erano stati riferiti ancora a nessun ciclo pittorico e la critica ha oscillato per quanto riguarda la loro attribuzione tra Poccetti e la sua bottega. Tale questione è assai complessa e ogni disegno delle due serie merita un’analisi particolare. L’autrice giunge alla conclusione che per la maggior parte dei disegni il Poccetti abbia tracciato un primo abbozzo a matita e che questo sia stato rifinito a penna dagli allievi per mostrare al committente una versione il più possibile vicina alla decorazione finale. In alcuni disegni la mano del maestro è intervenuta maggiormente, in altri meno o per niente. I disegni romani sembrano essere maggiormente autografi rispetto ai corrispondenti parigini. After providing an overview of information regarding Bernardino Poccetti’s pupils—drawn from both published sources and unpublished archival documents—Stefania Vasetti focuses primarily on Ulisse Ciocchi, the master’s chief collaborator, attributing to him works that had previously been overlooked by scholars. The author then examines a specific commission undertaken by the painter between 1595 and 1600—a project crucial for understanding the working methods and internal division of labor within Poccetti’s workshop: the fresco decoration of ceilings in ten rooms across the ground and first floors of Palazzo Salviati (later Palazzo Gerini) on Via Ricasoli in Florence. These paintings, published here for the first time, are exceptionally well-documented; the author has traced archival sources establishing their date and identifying the participating pupils (Piero Salvestrini, Giovanni di Filippo Perli, and Michele Muffini), as well as locating the preparatory drawings for the Old Testament lunettes adorning the lower sections of the frescoed vaults and the iconographic source that inspired the various scenes—Bernard Salomon’s Quadrins historiques de la Bible. Unfortunately, only four ground-floor rooms have survived. Also lost are the paintings executed in 1597 by the young Fabrizio Boschi and those created by Francesco Mati in 1595. The author concludes that although Poccetti held the commission—having secured the contract and received payment—he played little to no part in the actual execution of the frescoes; however, he was responsible for the overall decorative scheme and the conception of the twenty-eight sketches for the Old Testament lunettes, which are now preserved in the Corsini Collection at the Gabinetto Nazionale delle Stampe in Rome and the Cabinet des Dessins at the Louvre. The drawings had not previously been linked to any specific pictorial cycle, and scholarly opinion regarding their attribution has wavered between Poccetti and his workshop. This is a highly complex issue, and each drawing across the two series warrants individual analysis. The author concludes that for the majority of the drawings, Poccetti created an initial pencil sketch which was then refined in pen by his pupils to present the patron with a version as close as possible to the final decoration. The master’s hand is more evident in some drawings than in others, where it appears less—or not at all. The Roman drawings appear to be more autograph than their Parisian counterparts.| File | Dimensione | Formato | |
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