In questo lavoro, si proverà a decostruire sociologicamente le narrazioni che supportano le politiche penali repressive adottate nei confronti dei minori. Inoltre, si proporrà un’interpretazione alternativa della devianza minorile, anche alla luce dell’inefficacia delle letture attuali. A sostegno di questa involuzione repressiva, vengono utilizzate due retoriche diverse ma talvolta complementari. La prima, che possiamo definire come quella dell’anomalia, rappresenta la questione minorile, in relazione alla devianza e alla criminalità, come una sorta di escrescenza che è sorta su un corpo sociale sano e minaccia di disfarlo. A sostegno di questa interpretazione, vengono portati gli episodi di violenza, a volte estrema, che vedono i minori come protagonisti. La seconda interpretazione fa leva su motivazioni socio-culturali. Richiamandosi allo schema proposto negli USA tra gli anni quaranta e cinquanta, cerca di localizzare le radici della criminalità minorile nella subcultura dei cosiddetti “maranza”. L’incontro di queste due retoriche produce una rappresentazione di estrema negatività del contesto giovanile, combinando la frustrazione conseguente all’esclusione dalla società con una soggettività minacciosa. Si discuterà di queste due interpretazioni, mostrandone i punti deboli, sia rispetto alla presunta anomalia, sia rispetto alla presenza di bande organizzate che imperverserebbero nelle città italiane. This study aims to sociologically deconstruct the narratives underpinning the repressive penal policies adopted toward minors. Furthermore, it proposes an alternative interpretation of juvenile deviance, particularly in light of the inadequacy of current perspectives. Two distinct yet sometimes complementary rhetorical approaches are used to support this shift toward repression. The first – which can be termed the “anomaly” narrative – frames the issue of juvenile deviance and criminality as a kind of growth emerging from a healthy social body, threatening to unravel it. Incidents of violence – sometimes extreme – involving minors are cited to substantiate this view. The second interpretation relies on socio-cultural arguments. Drawing on frameworks developed in the US during the 1940s and 1950s, it seeks the roots of juvenile delinquency within the subculture of the so-called “maranza*. The convergence of these two rhetorical strands creates a deeply negative portrayal of youth, combining the frustration born of social exclusion with an image of threatening subjectivity. This study examines both interpretations, highlighting their weaknesses regarding the alleged “anomaly” and the supposed prevalence of organized gangs rampaging through Italian cities.

Anomalie, maranza, mercato delle identità. Critica delle rappresentazioni della devianza minorile / vincenzo scalia. - In: CRITICA DEL DIRITTO. - ISSN 1824-4564. - STAMPA. - 1:(2026), pp. 1.119-1.136.

Anomalie, maranza, mercato delle identità. Critica delle rappresentazioni della devianza minorile

vincenzo scalia
2026

Abstract

In questo lavoro, si proverà a decostruire sociologicamente le narrazioni che supportano le politiche penali repressive adottate nei confronti dei minori. Inoltre, si proporrà un’interpretazione alternativa della devianza minorile, anche alla luce dell’inefficacia delle letture attuali. A sostegno di questa involuzione repressiva, vengono utilizzate due retoriche diverse ma talvolta complementari. La prima, che possiamo definire come quella dell’anomalia, rappresenta la questione minorile, in relazione alla devianza e alla criminalità, come una sorta di escrescenza che è sorta su un corpo sociale sano e minaccia di disfarlo. A sostegno di questa interpretazione, vengono portati gli episodi di violenza, a volte estrema, che vedono i minori come protagonisti. La seconda interpretazione fa leva su motivazioni socio-culturali. Richiamandosi allo schema proposto negli USA tra gli anni quaranta e cinquanta, cerca di localizzare le radici della criminalità minorile nella subcultura dei cosiddetti “maranza”. L’incontro di queste due retoriche produce una rappresentazione di estrema negatività del contesto giovanile, combinando la frustrazione conseguente all’esclusione dalla società con una soggettività minacciosa. Si discuterà di queste due interpretazioni, mostrandone i punti deboli, sia rispetto alla presunta anomalia, sia rispetto alla presenza di bande organizzate che imperverserebbero nelle città italiane. This study aims to sociologically deconstruct the narratives underpinning the repressive penal policies adopted toward minors. Furthermore, it proposes an alternative interpretation of juvenile deviance, particularly in light of the inadequacy of current perspectives. Two distinct yet sometimes complementary rhetorical approaches are used to support this shift toward repression. The first – which can be termed the “anomaly” narrative – frames the issue of juvenile deviance and criminality as a kind of growth emerging from a healthy social body, threatening to unravel it. Incidents of violence – sometimes extreme – involving minors are cited to substantiate this view. The second interpretation relies on socio-cultural arguments. Drawing on frameworks developed in the US during the 1940s and 1950s, it seeks the roots of juvenile delinquency within the subculture of the so-called “maranza*. The convergence of these two rhetorical strands creates a deeply negative portrayal of youth, combining the frustration born of social exclusion with an image of threatening subjectivity. This study examines both interpretations, highlighting their weaknesses regarding the alleged “anomaly” and the supposed prevalence of organized gangs rampaging through Italian cities.
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vincenzo scalia
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