Negli ecosistemi forestali mediterranei l’incremento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi di siccità e calore rappresenta uno dei principali driver di vulnerabilità dei soprassuoli forestali. In tale contesto, anche le specie sclerofille sempreverdi, tradizionalmente adattate a condizioni di siccità, hanno mostrato una marcata sensibilità. Il disseccamento del leccio (Quercus ilex L.) si configura sempre più frequentemente come manifestazione acuta del più ampio quadro del deperimento delle querce (oak decline), sindrome complessa derivante dall’interazione tra fattori predisponenti, scatenanti e contribuenti di natura abiotica e biotica. Il contributo analizza il fenomeno su scala nazionale, evidenziandone la natura episodica, discontinua e fortemente sito-specifica, con una distribuzione associata alla severità di stress climatici e alle condizioni stazionali, in particolare alla disponibilità idrica del suolo. I sintomi osservati - imbrunimento fogliare, disseccamento di germogli e rami, attivazione di gemme latenti ed emissione di rami epicormici - risultano coerenti con stress idrico-termico estremo e riflettono meccanismi fisiologici degli alberi noti, quali la disfunzione idraulica (embolismo xilematico) e la deplezione delle riserve di carbonio, legati alla prolungata chiusura stomatica in condizioni di elevato Vapour Pressure Deficit (VPD). A scala nazionale il fenomeno mostra una chiara evoluzione temporale: segnalazioni sporadiche sono documentate dal 2012 in Toscana, seguite da episodi più estesi in concomitanza con la siccità del 2017 nell’Italia centrale. Nel periodo 2022-2024 è stato osservato un marcato incremento di frequenza e intensità, con manifestazioni particolarmente rilevanti nel 2024 in Toscana, Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna, indicando una crescente generalizzazione del fenomeno. Le segnalazioni, anche tramite strumenti di citizen science come l’app SilvaCuore, hanno contribuito a migliorare la documentazione spaziale e la percezione del fenomeno sul territorio nazionale. A livello regionale, la Sardegna rappresenta un caso di particolare rilevanza per estensione e intensità del fenomeno nel 2024. Analisi integrate di campo e telerilevamento indicano superfici interessate superiori a 100.000 ha e una marcata eterogeneità del disseccamento, nella distribuzione spaziale e nell’intensità del fenomeno, riscontrabile a scala locale e in condizioni termo-pluviometriche omogenee. Tale variabilità suggerisce un ruolo dell’interazione tra stress climatico, caratteristiche edafiche (profondità del suolo e capacità di ritenzione idrica) e condizioni fitosanitarie dei popolamenti pregresse. In numerose aree, la presenza di patogeni radicali, in particolare Phytophthora spp., è associata a maggiore vulnerabilità, indicando un effetto sinergico tra fattori abiotici e biotici, che determina esiti variabili dal disseccamento reversibile fino a morte di numerosi lecci. Si evidenzia inoltre il ruolo di patogeni opportunisti e insetti fitofagi, i quali possono incrementare la propria aggressività o, nel caso degli insetti, modificare le dinamiche di popolazione in condizioni di stress dell’ospite, contribuendo all’accelerazione dei processi di deperimento arboreo delle leccete. Nel complesso, gli eventi climatici estremi agiscono da fattori di innesco di dinamiche di disseccamento su larga scala, amplificando condizioni di vulnerabilità latente nei sistemi forestali. Ciò evidenzia la necessità di rafforzare i sistemi di monitoraggio integrato e di sviluppare strategie di gestione adattativa basate su approcci sito-specifici. In questa prospettiva, il rilevamento precoce dei segnali di stress, la previsione del rischio e l’adozione di misure preventive rappresentano elementi chiave per la mitigazione degli impatti, rendendo essenziale un’impostazione gestionale proattiva per aumentare la resilienza delle foreste mediterranee in scenari di crescente variabilità e frequenza di eventi climatici estremi.

Vulnerabilità del leccio (Quercus ilex L.) a eventi climatici estremi in Italia: evidenze recenti e focus sul caso Sardegna / Salvatore Seddaiu, P.A.R.. - ELETTRONICO. - (2026), pp. 1-238. (Sistemi forestali mediterranei come infrastrutture strategiche. Scienza, Gestione e Comunità per territori resilienti Sassari 22-25 Settembre).

Vulnerabilità del leccio (Quercus ilex L.) a eventi climatici estremi in Italia: evidenze recenti e focus sul caso Sardegna

Giovanni Iacopetti;Davide Bettini;Filippo Bussotti;Martina Pollastrini
2026

Abstract

Negli ecosistemi forestali mediterranei l’incremento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi di siccità e calore rappresenta uno dei principali driver di vulnerabilità dei soprassuoli forestali. In tale contesto, anche le specie sclerofille sempreverdi, tradizionalmente adattate a condizioni di siccità, hanno mostrato una marcata sensibilità. Il disseccamento del leccio (Quercus ilex L.) si configura sempre più frequentemente come manifestazione acuta del più ampio quadro del deperimento delle querce (oak decline), sindrome complessa derivante dall’interazione tra fattori predisponenti, scatenanti e contribuenti di natura abiotica e biotica. Il contributo analizza il fenomeno su scala nazionale, evidenziandone la natura episodica, discontinua e fortemente sito-specifica, con una distribuzione associata alla severità di stress climatici e alle condizioni stazionali, in particolare alla disponibilità idrica del suolo. I sintomi osservati - imbrunimento fogliare, disseccamento di germogli e rami, attivazione di gemme latenti ed emissione di rami epicormici - risultano coerenti con stress idrico-termico estremo e riflettono meccanismi fisiologici degli alberi noti, quali la disfunzione idraulica (embolismo xilematico) e la deplezione delle riserve di carbonio, legati alla prolungata chiusura stomatica in condizioni di elevato Vapour Pressure Deficit (VPD). A scala nazionale il fenomeno mostra una chiara evoluzione temporale: segnalazioni sporadiche sono documentate dal 2012 in Toscana, seguite da episodi più estesi in concomitanza con la siccità del 2017 nell’Italia centrale. Nel periodo 2022-2024 è stato osservato un marcato incremento di frequenza e intensità, con manifestazioni particolarmente rilevanti nel 2024 in Toscana, Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna, indicando una crescente generalizzazione del fenomeno. Le segnalazioni, anche tramite strumenti di citizen science come l’app SilvaCuore, hanno contribuito a migliorare la documentazione spaziale e la percezione del fenomeno sul territorio nazionale. A livello regionale, la Sardegna rappresenta un caso di particolare rilevanza per estensione e intensità del fenomeno nel 2024. Analisi integrate di campo e telerilevamento indicano superfici interessate superiori a 100.000 ha e una marcata eterogeneità del disseccamento, nella distribuzione spaziale e nell’intensità del fenomeno, riscontrabile a scala locale e in condizioni termo-pluviometriche omogenee. Tale variabilità suggerisce un ruolo dell’interazione tra stress climatico, caratteristiche edafiche (profondità del suolo e capacità di ritenzione idrica) e condizioni fitosanitarie dei popolamenti pregresse. In numerose aree, la presenza di patogeni radicali, in particolare Phytophthora spp., è associata a maggiore vulnerabilità, indicando un effetto sinergico tra fattori abiotici e biotici, che determina esiti variabili dal disseccamento reversibile fino a morte di numerosi lecci. Si evidenzia inoltre il ruolo di patogeni opportunisti e insetti fitofagi, i quali possono incrementare la propria aggressività o, nel caso degli insetti, modificare le dinamiche di popolazione in condizioni di stress dell’ospite, contribuendo all’accelerazione dei processi di deperimento arboreo delle leccete. Nel complesso, gli eventi climatici estremi agiscono da fattori di innesco di dinamiche di disseccamento su larga scala, amplificando condizioni di vulnerabilità latente nei sistemi forestali. Ciò evidenzia la necessità di rafforzare i sistemi di monitoraggio integrato e di sviluppare strategie di gestione adattativa basate su approcci sito-specifici. In questa prospettiva, il rilevamento precoce dei segnali di stress, la previsione del rischio e l’adozione di misure preventive rappresentano elementi chiave per la mitigazione degli impatti, rendendo essenziale un’impostazione gestionale proattiva per aumentare la resilienza delle foreste mediterranee in scenari di crescente variabilità e frequenza di eventi climatici estremi.
2026
Sistemi forestali mediterranei come infrastrutture strategiche. Scienza, Gestione e Comunità per territori resilienti
Sistemi forestali mediterranei come infrastrutture strategiche. Scienza, Gestione e Comunità per territori resilienti
Sassari
Salvatore Seddaiu, Pino Angelo Ruiu, Giovanni Piras, Bruno Scanu, Gabriele Giuseppe Antonio Satta, Andrea Lentini, Donato Salvatore La Mela Veca, Agat...espandi
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