Proposta di re-interpretazione dell'"immmaginario collettivo" ungherese concernente la rivluzione del 1956. La chiave di analisi proposta riguarda la coscienza creativa ungherese che nel saggio viene caratterizzata da quale "impegnata in un gioco mnemonico strettamente culturale" tramite un pieno radicamento in un’attività letteraria e artistica "spoglia da ogni elemento rituale e ritualizzante, sacrale e sacralizzante, da ogni stilizzazione". Pura e semplice giustapposizione tra immediatezza, fattualità del dato reale (il lager di Auschwitz per Imre Kertész; l’impossibile libertà per Ilona Keserü Ilona) e diretto vissuto per un verso e, per l'altro verso, intima esperienza dell’io (di fronte all’Olocausto vissuto come “stadio terminale della grande avventura“ della civiltà europea, e di fronte alla libertà negata nel 1956). Viene quindi messo in evidenza un nuovo paradigma del pensiero letterario-artistico: si acquisisce esperienza, ci si sperimenta aderendo al dato, senza “qualifica“ e senza “cultura morale“, ma per la via esclusiva del diretto incontro laico tra l’io e il proprio mondo. Si delinea quindi un'ipotesi per il 'destino e destinazione' della letteratura e dell'arte nel terzo millennio: l''incontro laico' alimenta un 'bisogno vitale di arte e di letteratura', da cui consegue: la questione della memoria diventa essenziale in quanto il reale (che tale è nei termini di una 'laicità autentica') e pone a sua volta la questione determinante del modo in cui esso sta nella nostra immaginazione.

Ungheria 1956-2006: Dal noir al cangiante groviglio della realta'. Il difficile rapporto tra letteratura e memoria storica a proposito del '56 ungherese / Tottossy, Beatrix. - In: TESTIMONIANZE. - ISSN 0040-3989. - STAMPA. - 450:(2006), pp. 168-172.

Ungheria 1956-2006: Dal noir al cangiante groviglio della realta'. Il difficile rapporto tra letteratura e memoria storica a proposito del '56 ungherese

TOTTOSSY, BEATRIX
2006

Abstract

Proposta di re-interpretazione dell'"immmaginario collettivo" ungherese concernente la rivluzione del 1956. La chiave di analisi proposta riguarda la coscienza creativa ungherese che nel saggio viene caratterizzata da quale "impegnata in un gioco mnemonico strettamente culturale" tramite un pieno radicamento in un’attività letteraria e artistica "spoglia da ogni elemento rituale e ritualizzante, sacrale e sacralizzante, da ogni stilizzazione". Pura e semplice giustapposizione tra immediatezza, fattualità del dato reale (il lager di Auschwitz per Imre Kertész; l’impossibile libertà per Ilona Keserü Ilona) e diretto vissuto per un verso e, per l'altro verso, intima esperienza dell’io (di fronte all’Olocausto vissuto come “stadio terminale della grande avventura“ della civiltà europea, e di fronte alla libertà negata nel 1956). Viene quindi messo in evidenza un nuovo paradigma del pensiero letterario-artistico: si acquisisce esperienza, ci si sperimenta aderendo al dato, senza “qualifica“ e senza “cultura morale“, ma per la via esclusiva del diretto incontro laico tra l’io e il proprio mondo. Si delinea quindi un'ipotesi per il 'destino e destinazione' della letteratura e dell'arte nel terzo millennio: l''incontro laico' alimenta un 'bisogno vitale di arte e di letteratura', da cui consegue: la questione della memoria diventa essenziale in quanto il reale (che tale è nei termini di una 'laicità autentica') e pone a sua volta la questione determinante del modo in cui esso sta nella nostra immaginazione.
450
168
172
Tottossy, Beatrix
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