Saggio sull'opera dell'artista americano Gordon Matta Clark a margine della prima retrospettiva italiana svoltasi al Museo di Santa Maria della Scala di Siena nel 2008. Vi si ripercorre la maturazione dell'artista nel milieu culturale Nuovayorchese della diaspora surrealista dove il padre, Roberto Sebastian Antonio Matta Echaurren famoso pittore cileno già architetto e collaboratore di Le Corbusier, operò attivamente. E proprio la figura paterna ad indirizzare Gordon verso gli studi di architettura presso la Cornell University. Ed qui che il giovane studente di architettura coglierà l'occasione per andare oltre la dimensione di una colta pratica progettuale per abbracciare con entusiasmo l'allora nascente Land Art. La concezione della sua personale visione del fare architettura e del lavoro di scultura -inteso come occasione di liberazione dello spazio architettonico- troverà la sua concreta rivelazione mediante la collaborazione ad un lavoro site specific di Dennis Oppenheim eseguito nel 1969 all'interno del campus. Da questo episodio Matta Clark inizierà un personalissimo percorso che intreccerà lavoro di fotografia, perfomance e intervento diretto su architetture abbandonate mediante i suoi famosi tagli. Fino all'opera più radicale e straordinaria, quella concepita per la Biennale di Parigi del 1977, quel Conical Intersect che possiamo leggere oggi come la definitiva illustrazione della visione Benjaminiana dell'estetica del Flâneur (“paesaggio ecco cosa diventa la città per il Flâneur. O più esattamente: la città per lui si scinde nei suoi poli dialettici, gli si apre come paesaggio e lo racchiude come stanza...”).

Gordon Matta Clark. Di tagli e rivel(azioni) / A. I. Volpe. - In: FIRENZE ARCHITETTURA. - ISSN 1826-0772. - STAMPA. - 1:(2009), pp. 8-13.

Gordon Matta Clark. Di tagli e rivel(azioni)

VOLPE, ANDREA INNOCENZO
2009

Abstract

Saggio sull'opera dell'artista americano Gordon Matta Clark a margine della prima retrospettiva italiana svoltasi al Museo di Santa Maria della Scala di Siena nel 2008. Vi si ripercorre la maturazione dell'artista nel milieu culturale Nuovayorchese della diaspora surrealista dove il padre, Roberto Sebastian Antonio Matta Echaurren famoso pittore cileno già architetto e collaboratore di Le Corbusier, operò attivamente. E proprio la figura paterna ad indirizzare Gordon verso gli studi di architettura presso la Cornell University. Ed qui che il giovane studente di architettura coglierà l'occasione per andare oltre la dimensione di una colta pratica progettuale per abbracciare con entusiasmo l'allora nascente Land Art. La concezione della sua personale visione del fare architettura e del lavoro di scultura -inteso come occasione di liberazione dello spazio architettonico- troverà la sua concreta rivelazione mediante la collaborazione ad un lavoro site specific di Dennis Oppenheim eseguito nel 1969 all'interno del campus. Da questo episodio Matta Clark inizierà un personalissimo percorso che intreccerà lavoro di fotografia, perfomance e intervento diretto su architetture abbandonate mediante i suoi famosi tagli. Fino all'opera più radicale e straordinaria, quella concepita per la Biennale di Parigi del 1977, quel Conical Intersect che possiamo leggere oggi come la definitiva illustrazione della visione Benjaminiana dell'estetica del Flâneur (“paesaggio ecco cosa diventa la città per il Flâneur. O più esattamente: la città per lui si scinde nei suoi poli dialettici, gli si apre come paesaggio e lo racchiude come stanza...”).
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A. I. Volpe
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