Nonostante gli sforzi di adeguare le nuove linee guida GRI alle indicazioni degli stakeholder tenendo in considerazione i feedback giunti in questi ultimi anni, permangono alcuni elementi di debolezza che non sono stati risolti nel passaggio da G2 a G3. Un primo spunto di riflessione è costituito dalla notevole flessibilità che caratterizza l’approccio GRI: lasciando ampia libertà di redazione degli «additional indicators», si perdono informazioni di settore particolarmente significative e permettendo l’omissione di alcuni «core indicators» (pur in presenza di adeguate motivazioni scritte) si tendono a giustificare comportamenti fuorvianti, elusivi e deresponsabilizzanti del management. Anche la forte soggettività che caratterizza la procedura di delimitazione del perimetro dell’area di rendicontazione ritenuto più congruo, comporta un’eccessiva elasticità di applicazione a discapito della comparabilità dei dati e della comprensione degli stakeholder. Inoltre, le linee guida permettono di presentare le informazioni e gli indicatori secondo un ordine espositivo non vincolante. Pertanto, pur in presenza di un indice di raccordo, non agevolano una lettura sinottica nel tempo e nello spazio. Ai punti di criticità legati all’esigenza di garantire un approccio flessibile alla rendicontazione, si aggiungono alcuni limiti intrinseci propri dell’attuale struttura delle linee guida. In mancanza di un quadro esaustivo di protocolli tecnici e supplementi di settore generalmente accettati che coprano tutti gli indicatori e tutti i settori industriali, le linee guida tendono a fornire informazioni minimali e, talvolta, piuttosto generiche. Anche la considerevole presenza di indicatori qualitativi non agevola la standardizzazione, la comparabilità e l’intelligibilità dei report. Dal punto di vista dell’integrazione con altri standard esiste molta strada da fare poiché non stati ancora esplicitati i corretti meccanismi di integrazione con modelli quali ISO 14001, EMAS e SA8000 per evitare duplicazioni di informazioni ed agevolare il reperimento dei dati. Infine, specifici aspetti di criticità riguardano: − la predisposizione di soluzioni digitali che consentano una redazione più immediata e flessibile dei report; − l’applicazione delle linee guida alle piccole e medie imprese; − la scarsa autorevolezza delle linee guida dato che il soggetto emanatore non è espressione di una prassi contabile internazionale generalmente accettata. Sui primi tre punti GRI sta tentando di migliorare la situazione attuale attraverso lo sviluppo di soluzioni operative o raccomandazioni specifiche. Per quel che concerne le soluzioni digitali, il tentativo più degno di nota riguarda uno studio di applicabilità di tecnologie come i software XBRL (eXtensible Business Reporting Language) ai sistemi di raccolta ed elaborazione delle informazioni. Ciò dovrebbe rendere più rapida, meno costosa e più flessibile l’attività di reporting. Per quel che concerne l’estensione delle linee guida alle PMI, nel 2004 è stato lanciato un progetto pilota con l’obiettivo di sostenere tali aziende nel processo rendicontativo attraverso l’emanazione di un manuale operativo ad hoc. Meno immediate, invece, sembrano le soluzioni per un possibile dialogo con la prassi contabile internazionale. Riteniamo, infatti, che la sfida futura del TBL reporting sia la redazione di bilanci affidabili e comparabili, in modo da fungere da strumenti per il rating ed il benchmarking delle performance economica, sociale ed ambientale. Per giungere a questo ambizioso obiettivo appare irrinunciabile un pronunciamento della prassi contabile internazionale poiché, nonostante gli sforzi di accreditamento a livello internazionale, GRI rimane un’iniziativa di un ente privato che, seppur multistakeholder, non rappresenta alcuna prassi generalmente accettata. Da questo punto di vista è possibile profilare tre possibili scenari futuri riguardo alla diffusione delle linee guida GRI. Una prima ipotesi riguarda la conferma della situazione attuale con un’adozione puramente facoltativa delle linee guida in assenza di obblighi specifici da parte del legislatore. Una seconda ipotesi prevede che la prassi contabile internazionale persegua in futuro un processo di «endorsement» nei confronti delle linee guida GRI, raccomandandone l’adozione per tutte le aziende che decidano di predisporre un report di sostenibilità su base volontaria. Lo IASB ha già avuto modo di pronunciarsi a riguardo, escludendo che i principi IAS/IFRS possano affrontare in futuro la rendicontazione di sostenibilità. Al contrario, altri standard setter internazionali (e.g. IFAC e Federazione degli Esperti contabili Europei-FEE) hanno dimostrato in passato interesse verso le tematiche in oggetto. Infine, un ultimo scenario prevede l’obbligatorietà della redazione di report di sostenibilità con o senza l’indicazione delle linee guida per la loro redazione. Quest’ultima ipotesi, già realizzatasi in Francia e, almeno in parte, prevista anche in Italia dalla disciplina sulla cosiddetta «impresa sociale», potrebbe sia incentivare l’adozione delle linee guida GRI quale best practice raccomandata dal legislatore sia spostare l’interesse verso modelli alternativi di emanazione pubblica. In conclusione, riteniamo che l’adesione alle linee guida possa rimanere volontaria per rispettare la necessità – da più parti manifestata – di un approccio graduale alla diffusione del reporting di sostenibilità e per non incidere eccessivamente sui costi aziendali, ma è altrettanto necessario garantire che chi sceglierà di predisporre il documento possa perlomeno contare su un modello di riferimento – di processo ma anche di contenuto – che possa vantare le caratteristiche di standard generalmente accettato. Ovviamente, il modello non potrà essere univoco ed universalmente adattabile a tutti i contesti aziendali, ma dovrà tenere conto del finalismo aziendale (aziende profit, non profit e pubbliche), delle dimensioni e delle specificità del settore di concreta operatività. Ad oggi, data la molteplicità di scenari possibili per il sustainability reporting, non è dunque possibile affermare che tale modello si identificherà con le linee guida GRI.

Le nuove linee guida GRI 2006. Opportunità e limiti per la standardizzazione del bilancio di sostenibilità / G. Manetti. - In: REVISIONE CONTABILE. - ISSN 1974-8094. - STAMPA. - 68:(2006), pp. 32-45.

Le nuove linee guida GRI 2006. Opportunità e limiti per la standardizzazione del bilancio di sostenibilità.

MANETTI, GIACOMO
2006

Abstract

Nonostante gli sforzi di adeguare le nuove linee guida GRI alle indicazioni degli stakeholder tenendo in considerazione i feedback giunti in questi ultimi anni, permangono alcuni elementi di debolezza che non sono stati risolti nel passaggio da G2 a G3. Un primo spunto di riflessione è costituito dalla notevole flessibilità che caratterizza l’approccio GRI: lasciando ampia libertà di redazione degli «additional indicators», si perdono informazioni di settore particolarmente significative e permettendo l’omissione di alcuni «core indicators» (pur in presenza di adeguate motivazioni scritte) si tendono a giustificare comportamenti fuorvianti, elusivi e deresponsabilizzanti del management. Anche la forte soggettività che caratterizza la procedura di delimitazione del perimetro dell’area di rendicontazione ritenuto più congruo, comporta un’eccessiva elasticità di applicazione a discapito della comparabilità dei dati e della comprensione degli stakeholder. Inoltre, le linee guida permettono di presentare le informazioni e gli indicatori secondo un ordine espositivo non vincolante. Pertanto, pur in presenza di un indice di raccordo, non agevolano una lettura sinottica nel tempo e nello spazio. Ai punti di criticità legati all’esigenza di garantire un approccio flessibile alla rendicontazione, si aggiungono alcuni limiti intrinseci propri dell’attuale struttura delle linee guida. In mancanza di un quadro esaustivo di protocolli tecnici e supplementi di settore generalmente accettati che coprano tutti gli indicatori e tutti i settori industriali, le linee guida tendono a fornire informazioni minimali e, talvolta, piuttosto generiche. Anche la considerevole presenza di indicatori qualitativi non agevola la standardizzazione, la comparabilità e l’intelligibilità dei report. Dal punto di vista dell’integrazione con altri standard esiste molta strada da fare poiché non stati ancora esplicitati i corretti meccanismi di integrazione con modelli quali ISO 14001, EMAS e SA8000 per evitare duplicazioni di informazioni ed agevolare il reperimento dei dati. Infine, specifici aspetti di criticità riguardano: − la predisposizione di soluzioni digitali che consentano una redazione più immediata e flessibile dei report; − l’applicazione delle linee guida alle piccole e medie imprese; − la scarsa autorevolezza delle linee guida dato che il soggetto emanatore non è espressione di una prassi contabile internazionale generalmente accettata. Sui primi tre punti GRI sta tentando di migliorare la situazione attuale attraverso lo sviluppo di soluzioni operative o raccomandazioni specifiche. Per quel che concerne le soluzioni digitali, il tentativo più degno di nota riguarda uno studio di applicabilità di tecnologie come i software XBRL (eXtensible Business Reporting Language) ai sistemi di raccolta ed elaborazione delle informazioni. Ciò dovrebbe rendere più rapida, meno costosa e più flessibile l’attività di reporting. Per quel che concerne l’estensione delle linee guida alle PMI, nel 2004 è stato lanciato un progetto pilota con l’obiettivo di sostenere tali aziende nel processo rendicontativo attraverso l’emanazione di un manuale operativo ad hoc. Meno immediate, invece, sembrano le soluzioni per un possibile dialogo con la prassi contabile internazionale. Riteniamo, infatti, che la sfida futura del TBL reporting sia la redazione di bilanci affidabili e comparabili, in modo da fungere da strumenti per il rating ed il benchmarking delle performance economica, sociale ed ambientale. Per giungere a questo ambizioso obiettivo appare irrinunciabile un pronunciamento della prassi contabile internazionale poiché, nonostante gli sforzi di accreditamento a livello internazionale, GRI rimane un’iniziativa di un ente privato che, seppur multistakeholder, non rappresenta alcuna prassi generalmente accettata. Da questo punto di vista è possibile profilare tre possibili scenari futuri riguardo alla diffusione delle linee guida GRI. Una prima ipotesi riguarda la conferma della situazione attuale con un’adozione puramente facoltativa delle linee guida in assenza di obblighi specifici da parte del legislatore. Una seconda ipotesi prevede che la prassi contabile internazionale persegua in futuro un processo di «endorsement» nei confronti delle linee guida GRI, raccomandandone l’adozione per tutte le aziende che decidano di predisporre un report di sostenibilità su base volontaria. Lo IASB ha già avuto modo di pronunciarsi a riguardo, escludendo che i principi IAS/IFRS possano affrontare in futuro la rendicontazione di sostenibilità. Al contrario, altri standard setter internazionali (e.g. IFAC e Federazione degli Esperti contabili Europei-FEE) hanno dimostrato in passato interesse verso le tematiche in oggetto. Infine, un ultimo scenario prevede l’obbligatorietà della redazione di report di sostenibilità con o senza l’indicazione delle linee guida per la loro redazione. Quest’ultima ipotesi, già realizzatasi in Francia e, almeno in parte, prevista anche in Italia dalla disciplina sulla cosiddetta «impresa sociale», potrebbe sia incentivare l’adozione delle linee guida GRI quale best practice raccomandata dal legislatore sia spostare l’interesse verso modelli alternativi di emanazione pubblica. In conclusione, riteniamo che l’adesione alle linee guida possa rimanere volontaria per rispettare la necessità – da più parti manifestata – di un approccio graduale alla diffusione del reporting di sostenibilità e per non incidere eccessivamente sui costi aziendali, ma è altrettanto necessario garantire che chi sceglierà di predisporre il documento possa perlomeno contare su un modello di riferimento – di processo ma anche di contenuto – che possa vantare le caratteristiche di standard generalmente accettato. Ovviamente, il modello non potrà essere univoco ed universalmente adattabile a tutti i contesti aziendali, ma dovrà tenere conto del finalismo aziendale (aziende profit, non profit e pubbliche), delle dimensioni e delle specificità del settore di concreta operatività. Ad oggi, data la molteplicità di scenari possibili per il sustainability reporting, non è dunque possibile affermare che tale modello si identificherà con le linee guida GRI.
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G. Manetti
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