L’intervento esprime un’applicazione della geometria in ambito del rilievo e rientra pienamente nelle tematiche affrontate all’interno degli studi che conduco da molti anni ove la geometria è alla base dell’analisi delle architetture e ne svela le più recondite relazioni. Affrontando lo studio del campanile del Duomo di San Martino a Pietrasanta (Lucca) si sono trovate solo scarse notizie sulla paternità e nessun commento sul tipo di struttura, banalmente descritta come una torre laterizia con una scala circolare cilindrica. L’approccio geometrico rigoroso si è saldato in tutte le sue varie fasi alla possibilità espressiva della prospettiva parallela, grazie alla quale si è potuto anche realizzare l’analisi strutturale compositiva e metrologica. Si è così concretizzato un risultato inaspettato quale quello dell’individuazione di un elicoide cerchiato: la scala elicoidale si svolge intorno all’asse ideale della fabbrica, qui sostituito dal vuoto, realizzando una grandiosa scultura in negativo a volume coclide. La monoliticità dell’esterno contrasta con lo spazio interno dove la scala, con la sua scansione avvolgente, individua una superficie che, come una buccia, si avvita intorno al vuoto centrale descrivendo una colonna. Rintracciando nella colonna classica il riferimento architettonico compositivo e la partizione degli elementi come possibile fonte di ispirazione del progetto del campanile è stato consequenziale rivolgersi ad una personalità che avesse capacità tali da poter gestire geometrie complesse ed avere, al contempo, chiaro il riferimento della Traiana; oltre evidentemente a dover combinare la possibilità che tale personalità si trovasse in Pietrasanta per redigere il progetto; è così emersa con forza la possibilità che si possa trattare di Michelangelo Buonarroti. Va detto infatti che questa scultura del vuoto che modella lo spazio e che, al di là di ogni altra prova tangibile, fa pensare al genio scultoreo di Michelangelo soggiace, nelle sue regole architettoniche, all’impostazione teoretica neoplatonica e si attaglia perfettamente a quanto detto dall’artista stesso. Traduzione articolo in lingua inglese pp. 148-149

Il vuoto svela il progetto / Aterini, Barbara. - In: FIRENZE ARCHITETTURA. - ISSN 1826-0772. - STAMPA. - 1:(2009), pp. 110-115.

Il vuoto svela il progetto

ATERINI, BARBARA
2009

Abstract

L’intervento esprime un’applicazione della geometria in ambito del rilievo e rientra pienamente nelle tematiche affrontate all’interno degli studi che conduco da molti anni ove la geometria è alla base dell’analisi delle architetture e ne svela le più recondite relazioni. Affrontando lo studio del campanile del Duomo di San Martino a Pietrasanta (Lucca) si sono trovate solo scarse notizie sulla paternità e nessun commento sul tipo di struttura, banalmente descritta come una torre laterizia con una scala circolare cilindrica. L’approccio geometrico rigoroso si è saldato in tutte le sue varie fasi alla possibilità espressiva della prospettiva parallela, grazie alla quale si è potuto anche realizzare l’analisi strutturale compositiva e metrologica. Si è così concretizzato un risultato inaspettato quale quello dell’individuazione di un elicoide cerchiato: la scala elicoidale si svolge intorno all’asse ideale della fabbrica, qui sostituito dal vuoto, realizzando una grandiosa scultura in negativo a volume coclide. La monoliticità dell’esterno contrasta con lo spazio interno dove la scala, con la sua scansione avvolgente, individua una superficie che, come una buccia, si avvita intorno al vuoto centrale descrivendo una colonna. Rintracciando nella colonna classica il riferimento architettonico compositivo e la partizione degli elementi come possibile fonte di ispirazione del progetto del campanile è stato consequenziale rivolgersi ad una personalità che avesse capacità tali da poter gestire geometrie complesse ed avere, al contempo, chiaro il riferimento della Traiana; oltre evidentemente a dover combinare la possibilità che tale personalità si trovasse in Pietrasanta per redigere il progetto; è così emersa con forza la possibilità che si possa trattare di Michelangelo Buonarroti. Va detto infatti che questa scultura del vuoto che modella lo spazio e che, al di là di ogni altra prova tangibile, fa pensare al genio scultoreo di Michelangelo soggiace, nelle sue regole architettoniche, all’impostazione teoretica neoplatonica e si attaglia perfettamente a quanto detto dall’artista stesso. Traduzione articolo in lingua inglese pp. 148-149
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Aterini, Barbara
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