Un ente non profit può assumere diversi assetti istituzionali, in relazione alla normativa civile, fiscale e tributaria di riferimento, nonché all’attività concretamente svolta. Scopo del presente contributo è dimostrare che nel volontariato strutturato esiste una forte contraddizione tra assetto istituzionale prescelto e attività concretamente svolte. A tal fine è stata effettuata l’analisi aggregata dei rendiconti gestionali (conti economici) 2004 e 2005 delle organizzazioni di volontariato con sede legale all’interno della regione Toscana (OdV), individuando tipologia e provenienza dei proventi nonché natura degli oneri. I risultati assegnano al volontariato organizzato una forte caratterizzazione in termini di impresa sociale, intendendo un’elevata incidenza di ricavi operativi a carattere sinallagmatico sul totale dei proventi. Al contrario, assumono una minore importanza risorse economiche tipiche degli enti non profit quali quelle derivanti da attività di fund-raising o da gestione del patrimonio conferito dai fondatori e/o accumulato nel tempo. Nel lavoro non si è fatto riferimento alla diversa qualifica tributaria dei proventi, anche se la prevalenza del profilo imprenditoriale mette in dubbio il rispetto del principio della marginalità fissato dalla legge 266/91. Tuttavia, la lettura e l’interpretazione dei dati potrebbero mutare radicalmente qualora si procedesse alla valorizzazione in bilancio delle liberalità da servizi (volontariato). Tale valorizzazione, sebbene raccomandata dalla prassi contabile nazionale, è infatti pressoché sconosciuta tra le organizzazioni di volontariato italiane. In definitiva, nel dibattere di possibili riforme della normativa sul volontariato (Rossi, 2009, Consorti, 2009), si dovrà necessariamente tenere conto della caratteristiche di spiccata imprenditorialità che contraddistinguono alcune delle realtà di maggiori dimensioni.

Organizzazioni di volontariato e impresa sociale: evidenze empiriche toscane / L. Bagnoli; G. Manetti. - In: ARETÈ. - ISSN 2039-5558. - STAMPA. - n.3/2009:(2009), pp. 90-104.

Organizzazioni di volontariato e impresa sociale: evidenze empiriche toscane

BAGNOLI, LUCA;MANETTI, GIACOMO
2009

Abstract

Un ente non profit può assumere diversi assetti istituzionali, in relazione alla normativa civile, fiscale e tributaria di riferimento, nonché all’attività concretamente svolta. Scopo del presente contributo è dimostrare che nel volontariato strutturato esiste una forte contraddizione tra assetto istituzionale prescelto e attività concretamente svolte. A tal fine è stata effettuata l’analisi aggregata dei rendiconti gestionali (conti economici) 2004 e 2005 delle organizzazioni di volontariato con sede legale all’interno della regione Toscana (OdV), individuando tipologia e provenienza dei proventi nonché natura degli oneri. I risultati assegnano al volontariato organizzato una forte caratterizzazione in termini di impresa sociale, intendendo un’elevata incidenza di ricavi operativi a carattere sinallagmatico sul totale dei proventi. Al contrario, assumono una minore importanza risorse economiche tipiche degli enti non profit quali quelle derivanti da attività di fund-raising o da gestione del patrimonio conferito dai fondatori e/o accumulato nel tempo. Nel lavoro non si è fatto riferimento alla diversa qualifica tributaria dei proventi, anche se la prevalenza del profilo imprenditoriale mette in dubbio il rispetto del principio della marginalità fissato dalla legge 266/91. Tuttavia, la lettura e l’interpretazione dei dati potrebbero mutare radicalmente qualora si procedesse alla valorizzazione in bilancio delle liberalità da servizi (volontariato). Tale valorizzazione, sebbene raccomandata dalla prassi contabile nazionale, è infatti pressoché sconosciuta tra le organizzazioni di volontariato italiane. In definitiva, nel dibattere di possibili riforme della normativa sul volontariato (Rossi, 2009, Consorti, 2009), si dovrà necessariamente tenere conto della caratteristiche di spiccata imprenditorialità che contraddistinguono alcune delle realtà di maggiori dimensioni.
n.3/2009
90
104
L. Bagnoli; G. Manetti
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