Il saggio prende in esame la questione concernente l’esistenza di una giurisdizione speciale, in termini di procedure attivabili e reati perseguibili, nei confronti del genere femminile. In particolare, assunto il quadro di riferimento politico-istituzionale della Roma repubblicana, l’autore esamina le testimonianze delle fonti che hanno alimentato l’ipotesi di una esclusiva competenza edilizia per i crimini femminili di carattere sessuale. Nel tentativo di verificare la fondatezza di tale ipotesi, alla luce del rapporto fra repressione pubblica e repressione domestica, tradizionale depositaria della persecuzione di questa tipologia di reati, il testo evidenzia la natura associativa delle fattispecie di crimini sessuali per i quali si riscontra una documentata condanna pubblica. Per altro verso l’autore sottolinea come il primo episodio di processo pubblico promosso contro una donna ‘uti singula’ evidenzi un’attenzione, da parte dell’ordinamento giuridico, per una criminalità femminile non legata alla sfera della sessualità ma legata alla sfera del linguaggio, alla pronuncia di parole: parole che appaiono lesive non tanto di una generica consegna al silenzio per le donne quanto, piuttosto, di un dovere femminile di comunicazione ortodossa, e come tale educativa, rispetto ad un contesto politico e culturale intonato ad un preciso assetto di valori maschili.

Identità di genere e modelli repressivi / P. Giunti. - In: INDEX. QUADERNI CAMERTI DI STUDI ROMANISTICI. - ISSN 0392-2391. - STAMPA. - 37 (2009)(2009), pp. 101-111.

Identità di genere e modelli repressivi

GIUNTI, PATRIZIA
2009

Abstract

Il saggio prende in esame la questione concernente l’esistenza di una giurisdizione speciale, in termini di procedure attivabili e reati perseguibili, nei confronti del genere femminile. In particolare, assunto il quadro di riferimento politico-istituzionale della Roma repubblicana, l’autore esamina le testimonianze delle fonti che hanno alimentato l’ipotesi di una esclusiva competenza edilizia per i crimini femminili di carattere sessuale. Nel tentativo di verificare la fondatezza di tale ipotesi, alla luce del rapporto fra repressione pubblica e repressione domestica, tradizionale depositaria della persecuzione di questa tipologia di reati, il testo evidenzia la natura associativa delle fattispecie di crimini sessuali per i quali si riscontra una documentata condanna pubblica. Per altro verso l’autore sottolinea come il primo episodio di processo pubblico promosso contro una donna ‘uti singula’ evidenzi un’attenzione, da parte dell’ordinamento giuridico, per una criminalità femminile non legata alla sfera della sessualità ma legata alla sfera del linguaggio, alla pronuncia di parole: parole che appaiono lesive non tanto di una generica consegna al silenzio per le donne quanto, piuttosto, di un dovere femminile di comunicazione ortodossa, e come tale educativa, rispetto ad un contesto politico e culturale intonato ad un preciso assetto di valori maschili.
37 (2009)
101
111
P. Giunti
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