Si tratta di una nuova traduzione, con introduzione (pp. 9-45) bio-bibliografia, e commento (note in cui si rende conto degli avvenimenti storici, evocati da un nome di luogo, di persona di questo lungo racconto che è in realtà un romanzo storico in sedicesimo svolto per elissi, attraverso etichette evocative). Le note rendono conto anche delle varianti dalla prima edizione all’edizione definitiva. L’introduzione definisce anche la ratio di questa nuova traduzione attraverso la definizione della poetica di Conrad non impressionista, come comunemente si ritiene e si dice, ma francamente espressionista, Sua introduzione che commento si esercitano su fonti note e meno note, a partire da quella storia minima, quell’aneddoto trovato su di un giornale di provincia che fornì l’ispirazione di The Duel, dai dati della storia ufficiale, dei resoconti dell’impresa napoleonica su cui Conrad si era attentamente documentato, e sull’iconografia napoleonica. Il lavoro di Domenichelli su “The Duel” segue il filo di una lunga ricerca sul modello del cavaliere e gentiluomo e sulle sue variazioni nel corso della storia (“Cavaliere e gentiluomo”, Roma, Bulzoni, 2000, ma anche John Galsworthy, ‘A Knight/Un cavaliere’, Venezia, Marsilio, 1996, ed altri contributi); Ma la traduzione introdotta e commentata di “The Duel” segue anche il filo di un lungo percorso conradiano di Domenichelli (a partire da ‘Narciso al buio’, Ravenna, Longo, 1979, e fino a un intervento su L’espressionismo di Conrad in traduzione, in Marialuisa Bignami a c. di,, Compagni segreti. Joseph Conrad e i suoi traduttori in Italia, “Quaderni di Acme”, 106, Milano, Cisalpino, 2008, pp. 87-105. Il discorso si accentra sull’impossibilità di quel romanzo napoleonico che tuttavia si scrive in Conrad attraverso il grottesco e l’ironia, e la consapevolezza della finzione storica pur documentata, ma anche più esaltata dalle marionette che animano il teatrino con radiano in ‘The Duel’. Il romanzo storico che quel racconto avrebbe potuto essere e non è stato è un fantasma evocato attraverso spie discrete, nomi, luoghi, gettati là, come cose famigliari al pubblco e alla memoria collettiva, e quei nomi vogliono aprire così nella mente del lettore panorami più ampi in una corsa parossistica per tutta Europa, dalla Spagna alla Russia, dal Consolato alla Restaurazione. L’esergo dell’introduzione è tratto da una lettera a Cunningham Graham, in cui si dice della predilezione di Conrad per il teatro dei pupi, che non pretendono, come gli attori, di essere altro e non suonano falsi, ma veri, invece, e autentici, e si riallaccia a una citazione da una lettera a Galsworthy in cui Conrad predica il suo principio e fondamento nello scetticismo, “tonico della mente” e “agente di verità”, e dunque nel pensiero critico al negativo, verso il nichilismo che conferma la dialettica vicinanza di Conrad a Schopenhauer. Questo principio è alla base dell’Espressionismo di Conrad. Ma, attraverso quei suoi pupi, attraverso quelle marionette del suo teatrino, che si scontrano a ripetizione proprio come i pupi, quelle sue caricature, perché proprio di caricature si tratta, Conrad esprime il suo giudizio inappellabile sulla Storia stessa con la S maiuscola, sull’epopea napoleonica, vista nella sua essenza attraverso quel duello ripetuto che ne è l’emblema.

L'impossibile romanzo napoleonico (Joseph Conrad, Il duello), l'autore e l'opera, Note al testo, bibliografia / M.Domenichelli. - STAMPA. - (2004), pp. 9 e 303-52 e 320.

L'impossibile romanzo napoleonico (Joseph Conrad, Il duello), l'autore e l'opera, Note al testo, bibliografia

DOMENICHELLI, MARIO
2004

Abstract

Si tratta di una nuova traduzione, con introduzione (pp. 9-45) bio-bibliografia, e commento (note in cui si rende conto degli avvenimenti storici, evocati da un nome di luogo, di persona di questo lungo racconto che è in realtà un romanzo storico in sedicesimo svolto per elissi, attraverso etichette evocative). Le note rendono conto anche delle varianti dalla prima edizione all’edizione definitiva. L’introduzione definisce anche la ratio di questa nuova traduzione attraverso la definizione della poetica di Conrad non impressionista, come comunemente si ritiene e si dice, ma francamente espressionista, Sua introduzione che commento si esercitano su fonti note e meno note, a partire da quella storia minima, quell’aneddoto trovato su di un giornale di provincia che fornì l’ispirazione di The Duel, dai dati della storia ufficiale, dei resoconti dell’impresa napoleonica su cui Conrad si era attentamente documentato, e sull’iconografia napoleonica. Il lavoro di Domenichelli su “The Duel” segue il filo di una lunga ricerca sul modello del cavaliere e gentiluomo e sulle sue variazioni nel corso della storia (“Cavaliere e gentiluomo”, Roma, Bulzoni, 2000, ma anche John Galsworthy, ‘A Knight/Un cavaliere’, Venezia, Marsilio, 1996, ed altri contributi); Ma la traduzione introdotta e commentata di “The Duel” segue anche il filo di un lungo percorso conradiano di Domenichelli (a partire da ‘Narciso al buio’, Ravenna, Longo, 1979, e fino a un intervento su L’espressionismo di Conrad in traduzione, in Marialuisa Bignami a c. di,, Compagni segreti. Joseph Conrad e i suoi traduttori in Italia, “Quaderni di Acme”, 106, Milano, Cisalpino, 2008, pp. 87-105. Il discorso si accentra sull’impossibilità di quel romanzo napoleonico che tuttavia si scrive in Conrad attraverso il grottesco e l’ironia, e la consapevolezza della finzione storica pur documentata, ma anche più esaltata dalle marionette che animano il teatrino con radiano in ‘The Duel’. Il romanzo storico che quel racconto avrebbe potuto essere e non è stato è un fantasma evocato attraverso spie discrete, nomi, luoghi, gettati là, come cose famigliari al pubblco e alla memoria collettiva, e quei nomi vogliono aprire così nella mente del lettore panorami più ampi in una corsa parossistica per tutta Europa, dalla Spagna alla Russia, dal Consolato alla Restaurazione. L’esergo dell’introduzione è tratto da una lettera a Cunningham Graham, in cui si dice della predilezione di Conrad per il teatro dei pupi, che non pretendono, come gli attori, di essere altro e non suonano falsi, ma veri, invece, e autentici, e si riallaccia a una citazione da una lettera a Galsworthy in cui Conrad predica il suo principio e fondamento nello scetticismo, “tonico della mente” e “agente di verità”, e dunque nel pensiero critico al negativo, verso il nichilismo che conferma la dialettica vicinanza di Conrad a Schopenhauer. Questo principio è alla base dell’Espressionismo di Conrad. Ma, attraverso quei suoi pupi, attraverso quelle marionette del suo teatrino, che si scontrano a ripetizione proprio come i pupi, quelle sue caricature, perché proprio di caricature si tratta, Conrad esprime il suo giudizio inappellabile sulla Storia stessa con la S maiuscola, sull’epopea napoleonica, vista nella sua essenza attraverso quel duello ripetuto che ne è l’emblema.
Marsilio
Venezia
M.Domenichelli
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