Affinchè l’uomo possa avere successo nella vita, Dio gli ha fornito due mezzi: l’educazione e l’attività fisica. Non separatamente, una per l'anima e l'altro per il corpo, ma per i due insieme. Con questi due mezzi, gli uomini possono raggiungere la perfezione” (Platone, IV sec. a.C.) Gli effetti positivi che l’attività e l’esercizio fisico svolgono nel promuovere il benessere psicofisico dell’individuo sono ampiamente comprovati sul piano scientifico e la stessa letteratura più recente sulle evidenze sperimentali sembra suggerire l’impiego del movimento anche nella prevenzione e nella cura di numerosi disturbi psichici. Sul piano culturale l’affermazione della centralità dell’esperienza motoria nei processi di costruzione e salvaguardia della salute e del benessere della persona, richiede necessariamente e preliminarmente il riconoscimento della funzione formativa del movimento. L’esperienza corporea infatti, se inserita all’interno di una visione scientifico-culturale centrata sull’unità psicofisica della persona, ricompone la tradizionale separazione mente-corpo che a lungo ha confinato le attività fisiche in uno spazio esclusivamente abilitativo e addestrativo. In questa prospettiva analizzare la preoccupante diffusione ed insorgenza di disturbi dell’umore richiede di riconsiderare le funzioni dell’esercizio fisico, come una possibile alternativa all’uso di farmaci nel trattamento della depressione; numerosi studi clinici ed epidemiologici hanno infatti dimostrato che esiste una correlazione positiva tra attività fisica e disturbi dell’umore. Il libro “Depressione e Attività Fisica” affronta infatti nel suo insieme il tema della depressione, che rappresenta un fenomeno patologico in notevole aumento nelle società complesse contemporanee. La declaratoria delle classificazioni dei disturbi psichici e le varie definizioni della depressione susseguitesi nel tempo offrono al lettore la possibilità di identificarne gli aspetti peculiari e successivamente di individuare le caratteristiche delle attività di movimento in grado di produrre effetti sulla regolazione dell’umore. Le competenze scientifiche del professor Claudio Macchi, coniugando l’ambito didattico con quello medico, si propongono attraverso il testo di indagare sulle tipologia di attività che possono produrre effetti benefici nei disturbi affettivi maggiori, con particolare riferimento alla depressione. L’esercizio fisico, come suggeriscono i diversi argomenti trattati nel testo, è spesso parte integrante di protocolli clinici preventivi e terapeutici e si inserisce efficacemente in presenza di numerose patologie, che seppur non direttamente causate dall’inattività, si correlano fortemente ad essa. In una visione olistica della persona il benessere fisico infatti contribuisce a un generale stato di equilibrio psicofisico, in quanto la salute non è determinata da un’assenza di malattia ma da uno stato di completo wellbeing che investe la sfera fisica, psichica e sociale. La rassegna della letteratura scientifica e i riferimenti presenti nell’opera, suggeriscono le ipotesi più accreditate sui meccanismi di azione, biologici e psicologici, che inducono a ritenere come l’attività fisica possa essere un valido ausilio o rappresentare una alternativa ai trattamenti farmacologici e a creare le condizioni per un possibile impiego dell’esercizio nella prevenzione e nella remissione dei sintomi depressivi. Maurizio Sibilio

Disturbi depressivi e attività fisica. implicazioni didattiche / Claudio Macchi. - STAMPA. - (2011), pp. 7-109.

Disturbi depressivi e attività fisica. implicazioni didattiche

MACCHI, CLAUDIO
2011

Abstract

Affinchè l’uomo possa avere successo nella vita, Dio gli ha fornito due mezzi: l’educazione e l’attività fisica. Non separatamente, una per l'anima e l'altro per il corpo, ma per i due insieme. Con questi due mezzi, gli uomini possono raggiungere la perfezione” (Platone, IV sec. a.C.) Gli effetti positivi che l’attività e l’esercizio fisico svolgono nel promuovere il benessere psicofisico dell’individuo sono ampiamente comprovati sul piano scientifico e la stessa letteratura più recente sulle evidenze sperimentali sembra suggerire l’impiego del movimento anche nella prevenzione e nella cura di numerosi disturbi psichici. Sul piano culturale l’affermazione della centralità dell’esperienza motoria nei processi di costruzione e salvaguardia della salute e del benessere della persona, richiede necessariamente e preliminarmente il riconoscimento della funzione formativa del movimento. L’esperienza corporea infatti, se inserita all’interno di una visione scientifico-culturale centrata sull’unità psicofisica della persona, ricompone la tradizionale separazione mente-corpo che a lungo ha confinato le attività fisiche in uno spazio esclusivamente abilitativo e addestrativo. In questa prospettiva analizzare la preoccupante diffusione ed insorgenza di disturbi dell’umore richiede di riconsiderare le funzioni dell’esercizio fisico, come una possibile alternativa all’uso di farmaci nel trattamento della depressione; numerosi studi clinici ed epidemiologici hanno infatti dimostrato che esiste una correlazione positiva tra attività fisica e disturbi dell’umore. Il libro “Depressione e Attività Fisica” affronta infatti nel suo insieme il tema della depressione, che rappresenta un fenomeno patologico in notevole aumento nelle società complesse contemporanee. La declaratoria delle classificazioni dei disturbi psichici e le varie definizioni della depressione susseguitesi nel tempo offrono al lettore la possibilità di identificarne gli aspetti peculiari e successivamente di individuare le caratteristiche delle attività di movimento in grado di produrre effetti sulla regolazione dell’umore. Le competenze scientifiche del professor Claudio Macchi, coniugando l’ambito didattico con quello medico, si propongono attraverso il testo di indagare sulle tipologia di attività che possono produrre effetti benefici nei disturbi affettivi maggiori, con particolare riferimento alla depressione. L’esercizio fisico, come suggeriscono i diversi argomenti trattati nel testo, è spesso parte integrante di protocolli clinici preventivi e terapeutici e si inserisce efficacemente in presenza di numerose patologie, che seppur non direttamente causate dall’inattività, si correlano fortemente ad essa. In una visione olistica della persona il benessere fisico infatti contribuisce a un generale stato di equilibrio psicofisico, in quanto la salute non è determinata da un’assenza di malattia ma da uno stato di completo wellbeing che investe la sfera fisica, psichica e sociale. La rassegna della letteratura scientifica e i riferimenti presenti nell’opera, suggeriscono le ipotesi più accreditate sui meccanismi di azione, biologici e psicologici, che inducono a ritenere come l’attività fisica possa essere un valido ausilio o rappresentare una alternativa ai trattamenti farmacologici e a creare le condizioni per un possibile impiego dell’esercizio nella prevenzione e nella remissione dei sintomi depressivi. Maurizio Sibilio
Pensa
Lecce
9788861521278
Claudio Macchi
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/2158/600547
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