L’affermazione “drawing is a kind of language” è un topos che risuona in tutte le sedi in cui a metà Ottocento in Gran Bretagna si discute dell’insegnamento artistico e si ritrova continuamente nella vasta produzione editoriale (manuali, istruzioni, articoli, atti di congressi, recensioni, resoconti) che si occupa di quello che è un tema nodale di questi decenni, quando alla consueta pratica didattica in campo disegnativo per l’artista e per il dilettante si affianca l’esigenza di mettere a punto un sistema di istruzione da diffondere presso tutte le classi. L'affermazione fornisce quindi una chiave particolarmente efficace per misurare differenze di impostazione, discrasie, spostamenti di prospettiva sia nel panorama generale sia nell’iter personale, assai complesso e mobile, di John Ruskin. Da un lato si può così mettere meglio a fuoco la sua posizione, stando attenti a non considerarlo – come troppo spesso si fa anche nella più recente storiografia anglosassone – una specie di monolite, ma badando invece a evidenziare il fitto intreccio che lo lega alle voci contemporanee ed alle iniziative coeve, in uno scambio non facile da decifrare che si connota come gioco di prestiti spesso taciuti e di sollecitazioni che subito mutano di segno e che danno adito ora a polemica tendenzialmente obliqua, ora a vivace, ma non sempre esplicita, controproposta. Di converso può emergere anche un quadro più articolato di quello che nel campo dell’educazione artistica è stato sempre considerato il contraltare della didattica ruskiniana, il granitico sistema South Kensington.

"Drawing is a kind of language": la didattica artistica in John Ruskin e nel dibatitto inglese coevo / Donata Levi; Paul Tucker. - In: ANNALI DI CRITICA D'ARTE. - ISSN 2279-557X. - STAMPA. - 10:(2014), pp. 215-255.

"Drawing is a kind of language": la didattica artistica in John Ruskin e nel dibatitto inglese coevo

TUCKER, PAUL STEPHEN
2014

Abstract

L’affermazione “drawing is a kind of language” è un topos che risuona in tutte le sedi in cui a metà Ottocento in Gran Bretagna si discute dell’insegnamento artistico e si ritrova continuamente nella vasta produzione editoriale (manuali, istruzioni, articoli, atti di congressi, recensioni, resoconti) che si occupa di quello che è un tema nodale di questi decenni, quando alla consueta pratica didattica in campo disegnativo per l’artista e per il dilettante si affianca l’esigenza di mettere a punto un sistema di istruzione da diffondere presso tutte le classi. L'affermazione fornisce quindi una chiave particolarmente efficace per misurare differenze di impostazione, discrasie, spostamenti di prospettiva sia nel panorama generale sia nell’iter personale, assai complesso e mobile, di John Ruskin. Da un lato si può così mettere meglio a fuoco la sua posizione, stando attenti a non considerarlo – come troppo spesso si fa anche nella più recente storiografia anglosassone – una specie di monolite, ma badando invece a evidenziare il fitto intreccio che lo lega alle voci contemporanee ed alle iniziative coeve, in uno scambio non facile da decifrare che si connota come gioco di prestiti spesso taciuti e di sollecitazioni che subito mutano di segno e che danno adito ora a polemica tendenzialmente obliqua, ora a vivace, ma non sempre esplicita, controproposta. Di converso può emergere anche un quadro più articolato di quello che nel campo dell’educazione artistica è stato sempre considerato il contraltare della didattica ruskiniana, il granitico sistema South Kensington.
2014
10
215
255
Donata Levi; Paul Tucker
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