Il paesaggio urbano della città moderna è stato fortemente caratterizzato dall'affermazione della città produttiva come suo emblema: non solo fabbriche, ma anche case da queste indotte per gli adepti, non solo in periferia, ma fin dentro il tessuto più storicizzato, plasmando interi quartieri a sua impronta. Questi potenti fenomeni insediativi sono diventati matrice dei moderni assetti urbani, quindi si possono considerare alla stregua di “monumenti” urbanistici, quando non anche architettonici, per l'impatto avuto nella nostra civiltà e dove ancora ci troviamo immersi. La recente industrializzazione sembra invece rinunciare all'avventura paesaggistica che ha coinvolto per esteso e lungamente il primo periodo pionieristico, quando le fabbriche erano anche monumento di sé, le nuove figure dell’era moderna attorno alle quali incentrare anche la nuova urbanità. L’analisi sui luoghi del lavoro industriale, condotta soprattutto nell’area emiliano-romagnola, parte da considerazioni di natura urbanistica ed economica per cercare di rilevare le implicazioni di carattere ambientale ed architettonico di simili forme insediative a scala territoriale più vasta. L’impiego selettivo della ripresa fotografica permette di fissare le costanti e le varianti del paesaggio industriale nella sua percezione spaziale e nella sua evoluzione temporale, in un momento cruciale di passaggio epocale in una fase ripropositiva. L’analisi fotografica, condotta per anni negli insediamenti produttivi emiliano-romagnoli, fa emergere la trasposizione dell’immaginario collettivo della grande industria alla scala minore della fabbrica diffusa, resa quasi “addomesticata” nella sua capillare distribuzione, spingendosi quasi ai minimi termini identificativi di un orizzonte quotidiano. Il rimando ai grandi scenari delle città-fabbrica è solo oramai in latenza, in un confronto con altri tempi svanito di cui rimane solo un flebile ricordo, un’impronta in dissoluzione che fa solo immaginare lontanamente ciò che può essere stato. Il silenzio di molti di questi luoghi, che emerge dalle fotografie, è anche in parte il lascito del lavoro che se ne è andato altrove o è rimasto ma in altro forme, trasformato dai tempi e reso ancora meno riconoscibile. Da queste immagini emerge lo scenario di un paesaggio metaforico dilatato a scala territoriale, dominato dalla fotogenia dell’utilitarietà dei luoghi del lavoro da cui estrarre frammenti “memorabili”, ritagliati da una spazialità ripetitiva e dilagante, diventata consuetudine visiva. L’estetica della fabbrica di piccole dimensioni suggerisce forse punti di vista banali, in scenari di una desolata quotidianità in cui lo sguardo scorre oramai asettico ed assuefatto, assorbito nel suo grigiore indistinto, quasi rassegnato. Emergono, infine, oramai non più occasionali, figure di una nuova era di cambiamento che stentiamo a riconoscere come un nuovo orizzonte di conquista.
Città Fabbricata / claudio zanirato. - STAMPA. - (2017), pp. 1-196.
Città Fabbricata
claudio zanirato
2017
Abstract
Il paesaggio urbano della città moderna è stato fortemente caratterizzato dall'affermazione della città produttiva come suo emblema: non solo fabbriche, ma anche case da queste indotte per gli adepti, non solo in periferia, ma fin dentro il tessuto più storicizzato, plasmando interi quartieri a sua impronta. Questi potenti fenomeni insediativi sono diventati matrice dei moderni assetti urbani, quindi si possono considerare alla stregua di “monumenti” urbanistici, quando non anche architettonici, per l'impatto avuto nella nostra civiltà e dove ancora ci troviamo immersi. La recente industrializzazione sembra invece rinunciare all'avventura paesaggistica che ha coinvolto per esteso e lungamente il primo periodo pionieristico, quando le fabbriche erano anche monumento di sé, le nuove figure dell’era moderna attorno alle quali incentrare anche la nuova urbanità. L’analisi sui luoghi del lavoro industriale, condotta soprattutto nell’area emiliano-romagnola, parte da considerazioni di natura urbanistica ed economica per cercare di rilevare le implicazioni di carattere ambientale ed architettonico di simili forme insediative a scala territoriale più vasta. L’impiego selettivo della ripresa fotografica permette di fissare le costanti e le varianti del paesaggio industriale nella sua percezione spaziale e nella sua evoluzione temporale, in un momento cruciale di passaggio epocale in una fase ripropositiva. L’analisi fotografica, condotta per anni negli insediamenti produttivi emiliano-romagnoli, fa emergere la trasposizione dell’immaginario collettivo della grande industria alla scala minore della fabbrica diffusa, resa quasi “addomesticata” nella sua capillare distribuzione, spingendosi quasi ai minimi termini identificativi di un orizzonte quotidiano. Il rimando ai grandi scenari delle città-fabbrica è solo oramai in latenza, in un confronto con altri tempi svanito di cui rimane solo un flebile ricordo, un’impronta in dissoluzione che fa solo immaginare lontanamente ciò che può essere stato. Il silenzio di molti di questi luoghi, che emerge dalle fotografie, è anche in parte il lascito del lavoro che se ne è andato altrove o è rimasto ma in altro forme, trasformato dai tempi e reso ancora meno riconoscibile. Da queste immagini emerge lo scenario di un paesaggio metaforico dilatato a scala territoriale, dominato dalla fotogenia dell’utilitarietà dei luoghi del lavoro da cui estrarre frammenti “memorabili”, ritagliati da una spazialità ripetitiva e dilagante, diventata consuetudine visiva. L’estetica della fabbrica di piccole dimensioni suggerisce forse punti di vista banali, in scenari di una desolata quotidianità in cui lo sguardo scorre oramai asettico ed assuefatto, assorbito nel suo grigiore indistinto, quasi rassegnato. Emergono, infine, oramai non più occasionali, figure di una nuova era di cambiamento che stentiamo a riconoscere come un nuovo orizzonte di conquista.| File | Dimensione | Formato | |
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