La presente ricerca si pone come obiettivo lo studio delle influenze della fisiologia e della medicina sette-ottocentesche sullo spiritualismo di Félix Ravaisson. L’esigenza di approntare una simile analisi nasce da un rilievo anzitutto storiografico, ovvero dalla constatazione della quasi totale assenza di studi consacrati al rapporto tra filosofia ravaissoniana e dottrine medico-scientifiche. Se infatti, relativamente a un autore come Maine de Biran, si è recentemente assistito al fiorire di numerosi studi sui punti di tangenza della sua psicologia con la coeva scienza fisiologica, altrettanto non può esser detto per il suo successore. L’unico testo interamente dedicato a queste tematiche è lo scritto di Jean Cazeneuve del 1958, volto a ricostruire i richiami ravaissoniani alla medicina vitalista e animista nello scritto De l’Habitude (1838) – radi, e limitati a qualche articolo di rivista, sono invece i successivi studi sull’argomento. Ciò che allora pare mancare dal panorama scientifico internazionale è la realizzazione di un lavoro organico e filologicamente aggiornato sulla philosophie médicale di Ravaisson, destinato non solo ad articolare con maggiore sistematicità i suoi rimandi alla tradizione medica, ma anche ad indagare la possibile presenza di questo dialogo nelle opere della maturità. Per fare questo, è stato anzitutto necessario mostrare la valenza strutturale che fisiologia e anatomopatologia ricoprono nel corpus ravaissoniano. Il primo capitolo nasce allo scopo d’analizzare la metodologia spiritualista, per come essa è presentata nel Rapport sur la philosophie en France au XIXe siècle (1868), ed evidenziare l’importanza di tali discipline per la corroborazione della proposta metafisica finale. Il secondo capitolo si propone, invece, d’introdurre una delle tematiche portanti dell’intera ricerca, l’abitudine, intesa non solo come meccanismo d’apprendimento, ma anche come legge ontologica di regolazione del normale e del patologico del corpo. La storia del concetto, dall’animismo di Stahl sino alla fisiologia d’inizi ‘800, mostra chiaramente come tale nozione sia entrata nel vocabolario filosofico francese dotata di una valenza marcatamente fisiologica e medica. E la stessa riflessione di Ravaisson rappresenta un ripensamento, in termini metafisici, di questa peculiare tradizione. La terza parte del lavoro mostra dapprima l’azione dell’abitudine nelle dinamiche vegetative (circolazione, respirazione, ecc.) e animali (locomozione, percezione, ecc.) del corpo, per approdare infine allo studio della malattia. L’analisi della patologia, in quanto cattiva abitudine o spontaneità malata del corpo, sarà così sviluppata attorno alla questione della sua coerenza rispetto alla razionalità sostanziale della natura. Il quarto capitolo segna il passaggio a un’opera della maturità (Rapport), sulla quale non sono ad oggi presenti approfondimenti relativi ai temi fisiologici e medici. L’analisi ravaissoniana della neurologia di Pierre-Marie Flourens e Alfred Vulpian si presenta, in questo scritto, sia come un tentativo di fuoriuscita dalla convinzione eclettica (e biraniana) della supremazia psicologica sulla fisiologia, sia come presentazione del sistema nervoso quale condizione del dinamismo e unitarismo delle funzioni psichiche. Tale studio conduce l’autore ad interrogarsi sullo statuto dell’io negli stati di alterazione nervosa, ma è soltanto con l’approfondimento dell’alienazione mentale che questa ricerca trova definitiva formulazione. Il quinto, e conclusivo, capitolo indaga perciò l’incontro ravaissoniano con le teorie dei medici alienisti della Société médico-psychologique di Parigi: l’individuazione, nella follia, di una nuova forma di spontaneità malata porterà Ravaisson a confrontarsi con i meccanismi dei disturbi mentali (con riferimento a fenomeni quali il sonnambulismo, la follia monomaniaca, l’allucinazione, il rapporto genio/follia, ecc.) e ad armonizzare le diverse esperienze cliniche con la sua prospettiva spiritualista.
La spontaneità malata. Fisiologia, patologia e alienazione mentale nello spiritualismo di Félix Ravaisson / Denise Vincenti. - (2017).
La spontaneità malata. Fisiologia, patologia e alienazione mentale nello spiritualismo di Félix Ravaisson
Denise Vincenti
2017
Abstract
La presente ricerca si pone come obiettivo lo studio delle influenze della fisiologia e della medicina sette-ottocentesche sullo spiritualismo di Félix Ravaisson. L’esigenza di approntare una simile analisi nasce da un rilievo anzitutto storiografico, ovvero dalla constatazione della quasi totale assenza di studi consacrati al rapporto tra filosofia ravaissoniana e dottrine medico-scientifiche. Se infatti, relativamente a un autore come Maine de Biran, si è recentemente assistito al fiorire di numerosi studi sui punti di tangenza della sua psicologia con la coeva scienza fisiologica, altrettanto non può esser detto per il suo successore. L’unico testo interamente dedicato a queste tematiche è lo scritto di Jean Cazeneuve del 1958, volto a ricostruire i richiami ravaissoniani alla medicina vitalista e animista nello scritto De l’Habitude (1838) – radi, e limitati a qualche articolo di rivista, sono invece i successivi studi sull’argomento. Ciò che allora pare mancare dal panorama scientifico internazionale è la realizzazione di un lavoro organico e filologicamente aggiornato sulla philosophie médicale di Ravaisson, destinato non solo ad articolare con maggiore sistematicità i suoi rimandi alla tradizione medica, ma anche ad indagare la possibile presenza di questo dialogo nelle opere della maturità. Per fare questo, è stato anzitutto necessario mostrare la valenza strutturale che fisiologia e anatomopatologia ricoprono nel corpus ravaissoniano. Il primo capitolo nasce allo scopo d’analizzare la metodologia spiritualista, per come essa è presentata nel Rapport sur la philosophie en France au XIXe siècle (1868), ed evidenziare l’importanza di tali discipline per la corroborazione della proposta metafisica finale. Il secondo capitolo si propone, invece, d’introdurre una delle tematiche portanti dell’intera ricerca, l’abitudine, intesa non solo come meccanismo d’apprendimento, ma anche come legge ontologica di regolazione del normale e del patologico del corpo. La storia del concetto, dall’animismo di Stahl sino alla fisiologia d’inizi ‘800, mostra chiaramente come tale nozione sia entrata nel vocabolario filosofico francese dotata di una valenza marcatamente fisiologica e medica. E la stessa riflessione di Ravaisson rappresenta un ripensamento, in termini metafisici, di questa peculiare tradizione. La terza parte del lavoro mostra dapprima l’azione dell’abitudine nelle dinamiche vegetative (circolazione, respirazione, ecc.) e animali (locomozione, percezione, ecc.) del corpo, per approdare infine allo studio della malattia. L’analisi della patologia, in quanto cattiva abitudine o spontaneità malata del corpo, sarà così sviluppata attorno alla questione della sua coerenza rispetto alla razionalità sostanziale della natura. Il quarto capitolo segna il passaggio a un’opera della maturità (Rapport), sulla quale non sono ad oggi presenti approfondimenti relativi ai temi fisiologici e medici. L’analisi ravaissoniana della neurologia di Pierre-Marie Flourens e Alfred Vulpian si presenta, in questo scritto, sia come un tentativo di fuoriuscita dalla convinzione eclettica (e biraniana) della supremazia psicologica sulla fisiologia, sia come presentazione del sistema nervoso quale condizione del dinamismo e unitarismo delle funzioni psichiche. Tale studio conduce l’autore ad interrogarsi sullo statuto dell’io negli stati di alterazione nervosa, ma è soltanto con l’approfondimento dell’alienazione mentale che questa ricerca trova definitiva formulazione. Il quinto, e conclusivo, capitolo indaga perciò l’incontro ravaissoniano con le teorie dei medici alienisti della Société médico-psychologique di Parigi: l’individuazione, nella follia, di una nuova forma di spontaneità malata porterà Ravaisson a confrontarsi con i meccanismi dei disturbi mentali (con riferimento a fenomeni quali il sonnambulismo, la follia monomaniaca, l’allucinazione, il rapporto genio/follia, ecc.) e ad armonizzare le diverse esperienze cliniche con la sua prospettiva spiritualista.I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



