Il lavoro di tesi che si presenta ha per oggetto lo studio delle pitture due e trecentesche del santuario e della chiesa superiore del Monastero di San Benedetto (o dello Speco) di Subiaco. Il complesso, sacrario e cenobio, è singolare perché cresciuto, per sovrapposizione e aggregazione di ambienti, intorno alla Grotta della preghiera, memoria del romitaggio sublacense di Benedetto. Il filo narrativo dello studio segue il tracciato segnato dall’avvicendarsi dei cantieri pittorici, dal Terzo Maestro di Anagni al Maestro del dossale di Subiaco, come qui si propone di chiamare per la prima volta il pittore. Le ‘pitture’ evocate nel titolo comprendono i cicli affrescati e il dossale opistografo trecentesco. Di capitolo in capitolo, esse sono il punto di partenza per una ricognizione architettonica e funzionale degli spazi di rispettiva destinazione, che risultano ormai completamente alterati dalle innumerevoli superfetazioni aggiunte. Lo scopo dell’indagine è di recuperare per gradi la funzione e l’assetto medioevale degli ambienti più significativi del complesso e di proporre, in seconda battuta, una lettura filologica e contestuale delle pitture; il fine ultimo è quello di rilevare eventuali interazioni virtuose delle scelte iconografiche e compositive interne ai cicli, da un lato con le pratiche e i percorsi della devozione laicale, dall’altra con le esigenze e i riti quotidiani della vita monastica. Al contempo, i dipinti murali e su tavola sono anche il punto di arrivo delle ricerche presentate, in quanto oggetto di affondi monografici che aggiornano criticamente questioni molto dibattute come l’attività e la cronologia del Terzo Maestro di Anagni e il profilo artistico del Maestro del dossale di Subiaco. La tesi è articolata in quattro capitoli. Il primo è dedicato alla storia primo-duecentesca dello Speco, segnata dall’insediamento di una comunità stabile di monaci e dal partecipe attivismo dei papi Innocenzo III e Gregorio IX, promotori di un primo fermento dei cantieri artistici. Qui spicca il Terzo Maestro di Anagni, autore di un piccolo ciclo affrescato nella cappella di San Gregorio per il quale si propone ora una nuova lettura iconografica, che fa luce su alcune tematiche devozionali particolarmente care alla comunità monastica benedettina. Al secondo capitolo è destinata la trattazione delle campagne pittoriche di primo Duecento, finalizzate a un magniloquente allestimento del santuario pubblico. Il riesame della sequenza di lettura degli episodi affrescati della Vita di San Benedetto sarà, in questo caso, occasione per recuperare gli antichi percorsi devozionali lungo le ‘stazioni’ della topografia sacra del santuario specuense. Prima che si approdi all’analisi del ciclo trecentesco, il terzo capitolo propone una rilettura morfologica, ambientale e funzionale della chiesa superiore, a partire dalla virtuale ricollocazione del dossale opistografo nel contesto di pertinenza e di una sua restituzione a congrue condizioni d’uso. Punto di arrivo è una nuova proposta di identificazione del coro monastico, riconosciuto nell’attuale prima campata della chiesa superiore. Nell’ultimo capitolo si affronterà lo studio dei cicli trecenteschi del perugino Maestro del dossale di Subiaco: delle Storie della Passione dell’antico coro monastico e delle Storie della Vergine della cappella della Madonna. Alla lettura iconografica dei cicli – da cui emerge nitida una diretta filiazione assisiate – segue una revisione del corpus e del profilo critico del pittore. In conclusione, si delineerà un tracciato di pittura umbra allo Speco, proponendo una prima ipotesi di lavoro sulla Crocefissione e l’Ultima cena del refettorio. Mon travail de thèse est consacré à l’étude des peintures du Monastère bénédictin du Sacro Speco à Subiaco, près de Rome. La recherche s’inscrit dans un cadre chronologique relativement étroit, de 1203 jusqu’à la moitié du XIVème siècle : c’est à dire depuis la fondation du Monastère dans les domaines d’un sanctuaire préexistant jusqu’à la fin de l’administration de l’abbé Bartolomeo II (1319-1343). Il s’agit d’une époque d’importantes transformations du lieu bénédictin qui dans cette période fut renouvelé radicalement dans les structures architecturales et dans les espaces liturgiques. En effet, avant la mise en place de la communauté monastique le Speco n’était rien d’autre qu’un sanctuaire né autour de la grotte où Saint Benoît vécut au VIème siècle dans la pénitence et la contemplation. Le travail repose en premier lieu sur l’analyse stylistique et iconographique des peintures, y compris les peintures murales de la crypte et de l’église, et le panneau en deux faces, dédoublées, du XIVème siècle, peint par le même auteur des Histoires de la Passion du Christ de l’église, le Maestro del dossale di Subiaco. Chacun de quatre chapitres qui composent la thèse est dédiée à une spécifique phase de l’histoire du monastère et, en même temps, à un spécifique cycle peint. La méthodologie de recherche poursuivie ajoute à l’examen stylistique des peintures la prise en compte de facteurs historiques et documentaires, ainsi qu’une attention accordée au contexte architectural et liturgique : dans cette perspective, on a formulé des hypothèses inédites sur la fonction de certaines espaces de l’église, dont on avait perdu la mémoire, et sur les parcours monastiques et laïques dans les espaces sacres. Par exemple, on a pu reconnaître dans la travée méridionale de l’église le chœur monastique médiévale, remettant en cause les récentes hypothèses de Roberta Cerone, qui l’identifiait, au contraire, dans la travée septentrionale ; on a aussi récupéré l’arrangement spatial de la crypte dans le XIIIème siècle, ce qui m’a permis de mieux comprendre le déroulement narratif des scènes du cycle agiographique bénédictin. Dans le premier chapitre on a considéré les entreprises artistiques de la première moitié du XIIIème siècle : on a essayé de démontrer que la promulgation de la bulle par Innocent III avait déterminé la mise en œuvre d’un renouvellement architectural radical des structures, suivi par la réalisation d’appareils décoratifs monumentaux. Parmi eux, on rappelle les fresques du Terzo maestro di Anagni, qui embellissent la petite chapelle de Saint Grégoire : grâce à la relecture du programme iconographique général, on a mis fortement en valeur la présence du thème unifiant de la rédemption finale après la mort, réfléchie très significativement par la consécration de l’espace sacre à Grégoire, dont la figure est souvent associée à la liturgie funéraire. On a aussi découvert et illustré des fragments presque inédits de décoration picturale exécutée par le même Terzo Maestro sur la façade méridionale du Speco. Le deuxième chapitre est dédié aux Histoires de la vie de Saint Benoît, peintes dans la crypte par Conxolus à la fin du XIIIème siècle ; à ce sujet, j’ai proposé un ajustement chronologique, en le datant dans les dernières années de l’abbé Bartolomeo I (1295-1296), revenant sur les hypothèses de Serena Romano et Miklos Boskovits. L’examen à la fois stylistique et iconographique des fresques a été remis en le contexte architecturale du XIIIème siècle de la crypte. Les dernières deux chapitres - le troisième et le quatrième - sont consacrés aux peintures du XIVème siècle. D’un côté, à partir de l’analyse typologique du panneau en deux faces du Maestro del dossale di Subiaco - table de l’autel majeur du Speco-, on a pu envisager l’existence d’un retro-coro dans l’église médiévale, sur lequel les retro-cori de la Provincia Sancti Francisci exercent une influence déterminante. Dans le quatrième chapitre on présente une étude monographique sur les fresques du Maestro del dossale di Subiaco, peintre de Pérouse qui travaille avec son équipe dans les premières années de la décennie 1340-1350, dont on a illustré le profil artistique et clarifié les modèles iconographiques, très impressionnés par ceux des fresques de l’église inférieure de San Francesco à Assisi, réalisés par Giotto et Pietro Lorenzetti.

Pitture al Sacro Speco di Subiaco fra Due e Trecento. Una rilettura delle strategie narrative fra spazi monastici e percorsi della devozione laicale / Virginia Caramico. - (2019).

Pitture al Sacro Speco di Subiaco fra Due e Trecento. Una rilettura delle strategie narrative fra spazi monastici e percorsi della devozione laicale

Virginia Caramico
2019

Abstract

Il lavoro di tesi che si presenta ha per oggetto lo studio delle pitture due e trecentesche del santuario e della chiesa superiore del Monastero di San Benedetto (o dello Speco) di Subiaco. Il complesso, sacrario e cenobio, è singolare perché cresciuto, per sovrapposizione e aggregazione di ambienti, intorno alla Grotta della preghiera, memoria del romitaggio sublacense di Benedetto. Il filo narrativo dello studio segue il tracciato segnato dall’avvicendarsi dei cantieri pittorici, dal Terzo Maestro di Anagni al Maestro del dossale di Subiaco, come qui si propone di chiamare per la prima volta il pittore. Le ‘pitture’ evocate nel titolo comprendono i cicli affrescati e il dossale opistografo trecentesco. Di capitolo in capitolo, esse sono il punto di partenza per una ricognizione architettonica e funzionale degli spazi di rispettiva destinazione, che risultano ormai completamente alterati dalle innumerevoli superfetazioni aggiunte. Lo scopo dell’indagine è di recuperare per gradi la funzione e l’assetto medioevale degli ambienti più significativi del complesso e di proporre, in seconda battuta, una lettura filologica e contestuale delle pitture; il fine ultimo è quello di rilevare eventuali interazioni virtuose delle scelte iconografiche e compositive interne ai cicli, da un lato con le pratiche e i percorsi della devozione laicale, dall’altra con le esigenze e i riti quotidiani della vita monastica. Al contempo, i dipinti murali e su tavola sono anche il punto di arrivo delle ricerche presentate, in quanto oggetto di affondi monografici che aggiornano criticamente questioni molto dibattute come l’attività e la cronologia del Terzo Maestro di Anagni e il profilo artistico del Maestro del dossale di Subiaco. La tesi è articolata in quattro capitoli. Il primo è dedicato alla storia primo-duecentesca dello Speco, segnata dall’insediamento di una comunità stabile di monaci e dal partecipe attivismo dei papi Innocenzo III e Gregorio IX, promotori di un primo fermento dei cantieri artistici. Qui spicca il Terzo Maestro di Anagni, autore di un piccolo ciclo affrescato nella cappella di San Gregorio per il quale si propone ora una nuova lettura iconografica, che fa luce su alcune tematiche devozionali particolarmente care alla comunità monastica benedettina. Al secondo capitolo è destinata la trattazione delle campagne pittoriche di primo Duecento, finalizzate a un magniloquente allestimento del santuario pubblico. Il riesame della sequenza di lettura degli episodi affrescati della Vita di San Benedetto sarà, in questo caso, occasione per recuperare gli antichi percorsi devozionali lungo le ‘stazioni’ della topografia sacra del santuario specuense. Prima che si approdi all’analisi del ciclo trecentesco, il terzo capitolo propone una rilettura morfologica, ambientale e funzionale della chiesa superiore, a partire dalla virtuale ricollocazione del dossale opistografo nel contesto di pertinenza e di una sua restituzione a congrue condizioni d’uso. Punto di arrivo è una nuova proposta di identificazione del coro monastico, riconosciuto nell’attuale prima campata della chiesa superiore. Nell’ultimo capitolo si affronterà lo studio dei cicli trecenteschi del perugino Maestro del dossale di Subiaco: delle Storie della Passione dell’antico coro monastico e delle Storie della Vergine della cappella della Madonna. Alla lettura iconografica dei cicli – da cui emerge nitida una diretta filiazione assisiate – segue una revisione del corpus e del profilo critico del pittore. In conclusione, si delineerà un tracciato di pittura umbra allo Speco, proponendo una prima ipotesi di lavoro sulla Crocefissione e l’Ultima cena del refettorio. Mon travail de thèse est consacré à l’étude des peintures du Monastère bénédictin du Sacro Speco à Subiaco, près de Rome. La recherche s’inscrit dans un cadre chronologique relativement étroit, de 1203 jusqu’à la moitié du XIVème siècle : c’est à dire depuis la fondation du Monastère dans les domaines d’un sanctuaire préexistant jusqu’à la fin de l’administration de l’abbé Bartolomeo II (1319-1343). Il s’agit d’une époque d’importantes transformations du lieu bénédictin qui dans cette période fut renouvelé radicalement dans les structures architecturales et dans les espaces liturgiques. En effet, avant la mise en place de la communauté monastique le Speco n’était rien d’autre qu’un sanctuaire né autour de la grotte où Saint Benoît vécut au VIème siècle dans la pénitence et la contemplation. Le travail repose en premier lieu sur l’analyse stylistique et iconographique des peintures, y compris les peintures murales de la crypte et de l’église, et le panneau en deux faces, dédoublées, du XIVème siècle, peint par le même auteur des Histoires de la Passion du Christ de l’église, le Maestro del dossale di Subiaco. Chacun de quatre chapitres qui composent la thèse est dédiée à une spécifique phase de l’histoire du monastère et, en même temps, à un spécifique cycle peint. La méthodologie de recherche poursuivie ajoute à l’examen stylistique des peintures la prise en compte de facteurs historiques et documentaires, ainsi qu’une attention accordée au contexte architectural et liturgique : dans cette perspective, on a formulé des hypothèses inédites sur la fonction de certaines espaces de l’église, dont on avait perdu la mémoire, et sur les parcours monastiques et laïques dans les espaces sacres. Par exemple, on a pu reconnaître dans la travée méridionale de l’église le chœur monastique médiévale, remettant en cause les récentes hypothèses de Roberta Cerone, qui l’identifiait, au contraire, dans la travée septentrionale ; on a aussi récupéré l’arrangement spatial de la crypte dans le XIIIème siècle, ce qui m’a permis de mieux comprendre le déroulement narratif des scènes du cycle agiographique bénédictin. Dans le premier chapitre on a considéré les entreprises artistiques de la première moitié du XIIIème siècle : on a essayé de démontrer que la promulgation de la bulle par Innocent III avait déterminé la mise en œuvre d’un renouvellement architectural radical des structures, suivi par la réalisation d’appareils décoratifs monumentaux. Parmi eux, on rappelle les fresques du Terzo maestro di Anagni, qui embellissent la petite chapelle de Saint Grégoire : grâce à la relecture du programme iconographique général, on a mis fortement en valeur la présence du thème unifiant de la rédemption finale après la mort, réfléchie très significativement par la consécration de l’espace sacre à Grégoire, dont la figure est souvent associée à la liturgie funéraire. On a aussi découvert et illustré des fragments presque inédits de décoration picturale exécutée par le même Terzo Maestro sur la façade méridionale du Speco. Le deuxième chapitre est dédié aux Histoires de la vie de Saint Benoît, peintes dans la crypte par Conxolus à la fin du XIIIème siècle ; à ce sujet, j’ai proposé un ajustement chronologique, en le datant dans les dernières années de l’abbé Bartolomeo I (1295-1296), revenant sur les hypothèses de Serena Romano et Miklos Boskovits. L’examen à la fois stylistique et iconographique des fresques a été remis en le contexte architecturale du XIIIème siècle de la crypte. Les dernières deux chapitres - le troisième et le quatrième - sont consacrés aux peintures du XIVème siècle. D’un côté, à partir de l’analyse typologique du panneau en deux faces du Maestro del dossale di Subiaco - table de l’autel majeur du Speco-, on a pu envisager l’existence d’un retro-coro dans l’église médiévale, sur lequel les retro-cori de la Provincia Sancti Francisci exercent une influence déterminante. Dans le quatrième chapitre on présente une étude monographique sur les fresques du Maestro del dossale di Subiaco, peintre de Pérouse qui travaille avec son équipe dans les premières années de la décennie 1340-1350, dont on a illustré le profil artistique et clarifié les modèles iconographiques, très impressionnés par ceux des fresques de l’église inférieure de San Francesco à Assisi, réalisés par Giotto et Pietro Lorenzetti.
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