Il percorso di ricerca trae origine dalla constatazione che nella letteratura scientifica si segnala una limitata presenza i prodotti di ricerca sul tema della pianificazione territoriale intercomunale. Quando gli studi indagano teorie e pratiche della pianificazione di Area Vasta spesso si riferiscono a quegli strumenti prodotti da enti territoriali di scala maggiore sempre in una logica di corrispondenza tra perimetro istituzionale e di pianificazione. Il tema del superamento degli ambiti istituzionali emerge nel dibattito sul ruolo delle aree metropolitane, non nelle realtà meno dense ma comunque interessate da importanti processi di urbanizzazione. Le politiche territoriali per lo sviluppo prevedono spesso, specialmente a livello europeo, la concentrazione tematica e geografica degli interventi. Questo non aiuta i territori meno densi nel far emergere progetti valutati di minor impatto semplicemente perché si situano in ambiti con minor peso demografico. L'attuale distribuzione e rango dei vari componenti del sistema urbano italiano è di tipo policentrico quindi è possibile valorizzare la rete di relazioni fisiche, economiche e istituzionali che legano il sistema. Questo ruolo difficilmente può essere svolto da Regioni e Comuni, mentre le Province, oggi fortemente depotenziate dalla Legge Del Rio e delegittimate dal dibattito politico sulla loro eliminazione, non riescono a giocare il loro ruolo di Ente intermedio. La pianificazione strategica territoriale, prodotta ed attuata attraverso processi di governance cooperativa, contiene gli strumenti in grado di far emergere i legami stretti tra gli obiettivi delle singole municipalità. Questo approccio consentirà di aprire una nuova stagione di pianificazione strategica orientata alle realtà della città policentrica nelle aree a minore densità urbana e costituirà un utile strumento nel caso si intraprendano percorsi di rescaling della geografia amministrativa come in altri paesi d'Europa e come recentemente accennato anche in Toscana. In estrema sintesi abbiamo in Italia 3 stagioni di pianificazione intercomunale svolte in forma associata. La prima che inizia con gli anni 50 e continua fino gli anni 70 sotto gli auspici della legge urbanistica nazionale. La seconda diversificata a seconda degli indirizzi delle varie norme regionali di governo del territorio che è presente in tono di minore specialmente dopo la riforma delle autonomie locali del 1990. La terza a partire dalla riforma della Legge Delrio del 2014 risulta tutt'ora attiva nonostante i risultati del referendum costituzionale dicembre 2016 che conferma lo status quo istituzionale. Analizzare gli esiti di queste esperienze ci consente di definire le problematicità che ne hanno determinato l'insuccesso. Sulla scorta delle esperienze analizzate nella parte precedente e del framework teorico-concettuale che supporta la ricerca si intende quindi dimostrare la tesi che rispetto alle esperienze passate di pianificazione intercomunale, espresse attraverso attività principalmente volontaristiche e in forma associativa senza che emergesse il ruolo guida di un sistema urbano metropolitano, molti dei contenuti del dibattito che si è instaurato nel tempo hanno costituito degli immaginari spaziali che si sono concretizzati i segni tangibili sul territorio attraverso pratiche diversificate decretando quindi la sostanziale riuscita di una serie di episodi che fino ad oggi venivano definite fallimentari. Inoltre alla luce del mutato contesto culturale e normativo attuale sembrano essersi attenuati gli aspetti problematici di questa passata esperienza e quindi il percorso di pianificazione associata di tipo volontaristico possa costituire in futuro un utile strumento a disposizione per il governo del territorio. Negli ultimi anni la Regione Toscana è stata protagonista di un intenso rinnovamento nel campo della pianificazione territoriale e urbanistica i cui principali cardini di riferimento sono rappresentati dalla nuova Legge regionale per il governo del territorio n. 65 del 2014 e dal Piano di indirizzo territoriale con valenza di piano paesaggistico approvato nell'anno successivo. Possiamo individuare alcune esperienze con l’obiettivo di verificare se queste azioni e questi strumenti sono stati in grado di segnare attraverso una qualche forma di immaginario spaziale la narrazione urbanistica e territoriale che stava svolgendosi in quel territorio. La prima riguarda la Val di Cornia, quella di maggior durata, con maggior continuità della produzione di pratiche pianificatore e con lo strumento di pianificazione giuridicamente più solido. La seconda si riferisce al piano intercomunale del Mugello avviato alla fine degli anni ‘60, in funzione oppositiva a ruolo indifferente di Firenze, verrà approvato come un piano di coordinamento senza alcun tipo di vincolo giuridico verso i comuni, ma del quale ne sarà tenuto conto nei successivi atti autorizzativi della Regione Toscana. Infine si analizza l'esperienza dell’ ipotesi di piano comprensoriale dell’Area del Cuoio, strumento molto “debole” mai approvato, ma le cui indicazioni in termini di strategie di localizzazione delle aree produttive, di tutela degli ambiti collinari e di realizzazione di una rete infrastrutturale sono state recepite e realizzate attraverso i tradizionali strumenti urbanistici dei singoli comuni. L’azione promozionale regionale ha portato il risultato che diversi Comuni hanno presentato progetti di attività pianificazione strutturale condivisa ed i dati ci evidenziano che ad oggi sono interessati da un attività di pianificazione strutturale intercomunale ben 123 comuni (42,85% dei comuni toscani) raggruppati in 25 aree che rappresentano il 22,21% del territorio regionale e il 13,60% della popolazione residente. Alcune di queste aree corrispondo alle Unioni dei comuni, altre ai Sistemi Locali del Lavoro o alle precedenti Associazioni Intercomunali o distretti industriali, altre sono state avviate costituendo apposite convenzioni di scopo. Le geografie con le quali si stanno presentando queste esperienze sono diversificate e l'attività di ricerca è ancora in corso per individuare gli ambiti che possano favorirne il successo In questo contesto le Unioni dei Comuni possono, per la vicinanza alle problematiche socioeconomiche delle comunità, per l'esperienza maturata di diversi anni di gestione unitaria di servizi e per le esperienze di governace collaborativa-cooperativa, rappresentare una valida opzione.
Le modalità di azione nella costruzione delle Politiche Urbanistiche Intercomunali in Italia - La Toscana come caso di studio / Massimo Parrini. - (2019).
Le modalità di azione nella costruzione delle Politiche Urbanistiche Intercomunali in Italia - La Toscana come caso di studio
Massimo Parrini
2019
Abstract
Il percorso di ricerca trae origine dalla constatazione che nella letteratura scientifica si segnala una limitata presenza i prodotti di ricerca sul tema della pianificazione territoriale intercomunale. Quando gli studi indagano teorie e pratiche della pianificazione di Area Vasta spesso si riferiscono a quegli strumenti prodotti da enti territoriali di scala maggiore sempre in una logica di corrispondenza tra perimetro istituzionale e di pianificazione. Il tema del superamento degli ambiti istituzionali emerge nel dibattito sul ruolo delle aree metropolitane, non nelle realtà meno dense ma comunque interessate da importanti processi di urbanizzazione. Le politiche territoriali per lo sviluppo prevedono spesso, specialmente a livello europeo, la concentrazione tematica e geografica degli interventi. Questo non aiuta i territori meno densi nel far emergere progetti valutati di minor impatto semplicemente perché si situano in ambiti con minor peso demografico. L'attuale distribuzione e rango dei vari componenti del sistema urbano italiano è di tipo policentrico quindi è possibile valorizzare la rete di relazioni fisiche, economiche e istituzionali che legano il sistema. Questo ruolo difficilmente può essere svolto da Regioni e Comuni, mentre le Province, oggi fortemente depotenziate dalla Legge Del Rio e delegittimate dal dibattito politico sulla loro eliminazione, non riescono a giocare il loro ruolo di Ente intermedio. La pianificazione strategica territoriale, prodotta ed attuata attraverso processi di governance cooperativa, contiene gli strumenti in grado di far emergere i legami stretti tra gli obiettivi delle singole municipalità. Questo approccio consentirà di aprire una nuova stagione di pianificazione strategica orientata alle realtà della città policentrica nelle aree a minore densità urbana e costituirà un utile strumento nel caso si intraprendano percorsi di rescaling della geografia amministrativa come in altri paesi d'Europa e come recentemente accennato anche in Toscana. In estrema sintesi abbiamo in Italia 3 stagioni di pianificazione intercomunale svolte in forma associata. La prima che inizia con gli anni 50 e continua fino gli anni 70 sotto gli auspici della legge urbanistica nazionale. La seconda diversificata a seconda degli indirizzi delle varie norme regionali di governo del territorio che è presente in tono di minore specialmente dopo la riforma delle autonomie locali del 1990. La terza a partire dalla riforma della Legge Delrio del 2014 risulta tutt'ora attiva nonostante i risultati del referendum costituzionale dicembre 2016 che conferma lo status quo istituzionale. Analizzare gli esiti di queste esperienze ci consente di definire le problematicità che ne hanno determinato l'insuccesso. Sulla scorta delle esperienze analizzate nella parte precedente e del framework teorico-concettuale che supporta la ricerca si intende quindi dimostrare la tesi che rispetto alle esperienze passate di pianificazione intercomunale, espresse attraverso attività principalmente volontaristiche e in forma associativa senza che emergesse il ruolo guida di un sistema urbano metropolitano, molti dei contenuti del dibattito che si è instaurato nel tempo hanno costituito degli immaginari spaziali che si sono concretizzati i segni tangibili sul territorio attraverso pratiche diversificate decretando quindi la sostanziale riuscita di una serie di episodi che fino ad oggi venivano definite fallimentari. Inoltre alla luce del mutato contesto culturale e normativo attuale sembrano essersi attenuati gli aspetti problematici di questa passata esperienza e quindi il percorso di pianificazione associata di tipo volontaristico possa costituire in futuro un utile strumento a disposizione per il governo del territorio. Negli ultimi anni la Regione Toscana è stata protagonista di un intenso rinnovamento nel campo della pianificazione territoriale e urbanistica i cui principali cardini di riferimento sono rappresentati dalla nuova Legge regionale per il governo del territorio n. 65 del 2014 e dal Piano di indirizzo territoriale con valenza di piano paesaggistico approvato nell'anno successivo. Possiamo individuare alcune esperienze con l’obiettivo di verificare se queste azioni e questi strumenti sono stati in grado di segnare attraverso una qualche forma di immaginario spaziale la narrazione urbanistica e territoriale che stava svolgendosi in quel territorio. La prima riguarda la Val di Cornia, quella di maggior durata, con maggior continuità della produzione di pratiche pianificatore e con lo strumento di pianificazione giuridicamente più solido. La seconda si riferisce al piano intercomunale del Mugello avviato alla fine degli anni ‘60, in funzione oppositiva a ruolo indifferente di Firenze, verrà approvato come un piano di coordinamento senza alcun tipo di vincolo giuridico verso i comuni, ma del quale ne sarà tenuto conto nei successivi atti autorizzativi della Regione Toscana. Infine si analizza l'esperienza dell’ ipotesi di piano comprensoriale dell’Area del Cuoio, strumento molto “debole” mai approvato, ma le cui indicazioni in termini di strategie di localizzazione delle aree produttive, di tutela degli ambiti collinari e di realizzazione di una rete infrastrutturale sono state recepite e realizzate attraverso i tradizionali strumenti urbanistici dei singoli comuni. L’azione promozionale regionale ha portato il risultato che diversi Comuni hanno presentato progetti di attività pianificazione strutturale condivisa ed i dati ci evidenziano che ad oggi sono interessati da un attività di pianificazione strutturale intercomunale ben 123 comuni (42,85% dei comuni toscani) raggruppati in 25 aree che rappresentano il 22,21% del territorio regionale e il 13,60% della popolazione residente. Alcune di queste aree corrispondo alle Unioni dei comuni, altre ai Sistemi Locali del Lavoro o alle precedenti Associazioni Intercomunali o distretti industriali, altre sono state avviate costituendo apposite convenzioni di scopo. Le geografie con le quali si stanno presentando queste esperienze sono diversificate e l'attività di ricerca è ancora in corso per individuare gli ambiti che possano favorirne il successo In questo contesto le Unioni dei Comuni possono, per la vicinanza alle problematiche socioeconomiche delle comunità, per l'esperienza maturata di diversi anni di gestione unitaria di servizi e per le esperienze di governace collaborativa-cooperativa, rappresentare una valida opzione.| File | Dimensione | Formato | |
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