Esistono regioni dell’universo fisico in cui l’avvicinarsi a un determinato «orizzonte degli eventi» pare possa alterare lo scorrere del tempo fino a far coincidere istante ed eternità. In un tempo e in un luogo relativi si colloca questo piccolo ma prezioso volume di Francesco Collotti che raccoglie gli esiti di una trentennale riflessione sull'architettura e sul suo ruolo civile, raggruppandoli non cronologicamente ma più propriamente per temi. Solo nei territori di una certa astrazione e di una precisa idea dell’architettura intellettualmente priva(ta) di limiti, infatti, vecchio e nuovo possono ancora coesistere e l’insegnamento dei maestri sostanzia un’inattualità che sfugge a una contemporaneità troppo fugace per poter sedimentare nei tempi lunghi della storia. Le quattro sezioni del libro (Vecchio e nuovo, Tipo, Razionalismo e maestri, Luoghi mediterranei) narrano di una educazione all'architettura che ancora sa «riconoscere gli elementi ricorrenti e stabili del nostro mestiere» nella inscindibile unità di progetto, didattica e ricerca. Vi ritroviamo opere realizzate, o meglio sospese tra costruzione e ri-costruzione, (da Francoforte a Castelfelice in Strada Madonna, sino a Pozzacchio e Lavarone, nel cuore del Trentino), una certa affezione per Milano e il tentativo mai interrotto di individuare famiglie spirituali e genealogie nell'infinito mondo delle forme del classico e del moderno. Ma è il Mediterraneo il vero protagonista del volume, forse per la sua prossimità a quella condizione di relatività spazio-temporale cui sopra si è solo brevemente accennato: impossibile definirne i confini; difficilissimo misurarvi lo scorrere del tempo, posto che in esso il passato è un eterno presente. Per l’autore il Mediterraneo è un ambito caratterizzato «da una latitudine estesa, origine e destino di tante esperienze plurime», un ‘luogo dell’anima’ di cui è caro il ricordo anche per le occasioni di crescita che ha saputo offrire all'esperienza più personale. Il paesaggio d’Appennino del Cimitero militare germanico, le rive luminose del Lago Lemano a Corseaux, dove Le Corbusier costruì per la madre la sua (più piccola?) casa, la Lubiana di Jože Plečnik, i muri e i giardini del Bosforo, la Mellah di Fès, non sono che poche, seppur fondamentali, tappe di un viaggio mai concluso, che Francesco Collotti invita a proseguire a partire dalle Reali concrezioni marine di un meraviglioso numero di «Phalaris» da cui probabilmente tutto ebbe inizio.
Recensione al libro di Francesco Collotti "Idea civile di architettura. Scritti scelti 1990-2017" / Alberto Pireddu. - In: FIRENZE ARCHITETTURA. - ISSN 1826-0772. - STAMPA. - (2019), pp. 159-159.
Recensione al libro di Francesco Collotti "Idea civile di architettura. Scritti scelti 1990-2017"
Alberto Pireddu
2019
Abstract
Esistono regioni dell’universo fisico in cui l’avvicinarsi a un determinato «orizzonte degli eventi» pare possa alterare lo scorrere del tempo fino a far coincidere istante ed eternità. In un tempo e in un luogo relativi si colloca questo piccolo ma prezioso volume di Francesco Collotti che raccoglie gli esiti di una trentennale riflessione sull'architettura e sul suo ruolo civile, raggruppandoli non cronologicamente ma più propriamente per temi. Solo nei territori di una certa astrazione e di una precisa idea dell’architettura intellettualmente priva(ta) di limiti, infatti, vecchio e nuovo possono ancora coesistere e l’insegnamento dei maestri sostanzia un’inattualità che sfugge a una contemporaneità troppo fugace per poter sedimentare nei tempi lunghi della storia. Le quattro sezioni del libro (Vecchio e nuovo, Tipo, Razionalismo e maestri, Luoghi mediterranei) narrano di una educazione all'architettura che ancora sa «riconoscere gli elementi ricorrenti e stabili del nostro mestiere» nella inscindibile unità di progetto, didattica e ricerca. Vi ritroviamo opere realizzate, o meglio sospese tra costruzione e ri-costruzione, (da Francoforte a Castelfelice in Strada Madonna, sino a Pozzacchio e Lavarone, nel cuore del Trentino), una certa affezione per Milano e il tentativo mai interrotto di individuare famiglie spirituali e genealogie nell'infinito mondo delle forme del classico e del moderno. Ma è il Mediterraneo il vero protagonista del volume, forse per la sua prossimità a quella condizione di relatività spazio-temporale cui sopra si è solo brevemente accennato: impossibile definirne i confini; difficilissimo misurarvi lo scorrere del tempo, posto che in esso il passato è un eterno presente. Per l’autore il Mediterraneo è un ambito caratterizzato «da una latitudine estesa, origine e destino di tante esperienze plurime», un ‘luogo dell’anima’ di cui è caro il ricordo anche per le occasioni di crescita che ha saputo offrire all'esperienza più personale. Il paesaggio d’Appennino del Cimitero militare germanico, le rive luminose del Lago Lemano a Corseaux, dove Le Corbusier costruì per la madre la sua (più piccola?) casa, la Lubiana di Jože Plečnik, i muri e i giardini del Bosforo, la Mellah di Fès, non sono che poche, seppur fondamentali, tappe di un viaggio mai concluso, che Francesco Collotti invita a proseguire a partire dalle Reali concrezioni marine di un meraviglioso numero di «Phalaris» da cui probabilmente tutto ebbe inizio.I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



