L’ABNORME Figure e metafore dell’irregolarità tra metamorfosi e ibridazione La mia tesi si propone di analizzare l’area tematica riconducibile al rapporto esistente tra uomo e animale e, più precisamente, al tema della differenza antropologica e alle forme di animalizzazione dell’uomo e di umanizzazione dell’animale che occupano il nostro immaginario. La prima parte della ricerca è dedicata alle corrispondenze e alle articolazioni della teoria del mostro, all’interno della quale si intrecciano zoologia e teratologia: la rappresentazione del collegamento mitico, dell’unione, tra uomo e animale. Il mostro fa parte del nostro immaginario mostrando ambiguità, differenza, negazione e il suo enorme potere di fascinazione. In quanto opere contro- natura o innaturali, i mostri suscitano disorientamento ed orrore, portatori di una deformità che ripugna. Tuttavia in quanto creature inimmaginabili dalla potente forza attrattiva, divengono protagonisti dell’arte e apprezzati dal pubblico. In ogni tradizione esistono esseri mostruosi formati dall’unione di tratti animali ed umani o da un agglomerato di caratteri esclusivamente animali, il che li rende non solo ancora più spaventosi, ma addirittura sovraumani, detentori di un potere irresistibile. In primo luogo mi occupo di distinguere, mostri fittizi generati dal pensiero mitico e religioso, mostruosità realmente esistenti e mostri generati dall’intreccio tra teratologia e tecnica, ove ogni differenza tra natura ed artificio è destinata a cadere. Un dato rilevante attiene al significato di queste figure mostruose all’interno della politica: il mostro incarna la metafora che, come sostiene Michel Foucault, rappresenta il carattere spaventoso del potere o lo stato caotico della stasis o della crisi politica. La seconda parte della tesi è dedicata alla descrizione di quattro specie di mostri: Leviatano, Behemoth, il mostro umano e il cyborg. La potenza e i riferimenti storico politici e metaforologici appartenenti ai primi due offrono lo spunto per un confronto con l’altra specie denominata mostro umano. Ci occupiamo di anomalie, deviazioni dalla norma, abnormità. Il mostro è chiamato a mettere in scena la differenza, declinata nella dimensione del grottesco e del ridicolo. Inoltre, benché ogni mostruosità sia prodotta nell’uomo, cessa di essere un che di umano: l’uomo non è che la forma sbiadita nella quale si è sviluppato l’organo deviato. A questo punto è necessario specificare che, agli inizi del moderno il mostro rientra, almeno parzialmente, nel discorso filosofico presentandosi come metafora in campo politico. La metafora del mostro in politica evoca inevitabilmente tutte le sue definizioni più negative. Il Leviatano rappresenta lo Stato ed il suo potere coattivo, non a caso Thomas Hobbes ne fece il simbolo dell’unità politica incarnata nella figura di un gigantesco sovrano. Behemoth, invece, è il mostro che incarna il disordine sociale quando investe le funzioni, i ruoli, le gerarchie in cui si pretende che la società debba esser strutturata. Leviatano e Behemoth, mostri dotati di una potenza la cui immagine desta meraviglia, sono esseri sovrannaturali e profondamente carismatici. Il connotato del carisma, qui dilatato rispetto alla concezione di Max Weber, indica le qualità extra-ordinarie, fuori dal comune dei due mostri. Il loro potere perturbante entra in conflitto con l’immagine di un’altra specie di mostro. Si tratta del mostro umano, l’escluso che si caratterizza nell’assoluta assenza di qualsivoglia potere. Ci troviamo di fronte ad una seconda natura. Si va da uno stato in cui il mostro esprime la radicale dissomiglianza dall’umano ad uno che esprime una profonda somiglianza, embrioni il cui sviluppo si è interrotto ad un determinato livello, definiti da Deleuze bizzarri, irregolari. Nella prima metà del Novecento si assiste alla totale sparizione del mostruoso dallo spazio pubblico. Il mostro umano è considerato troppo debole per partecipare alla lotta per la vita e condannato all’improduttività a causa del suo corpo fragile e instabile. Tuttavia esiste una particolare figura mostruosa che sfugge a questo destino di improduttività: il cyborg, personaggio dell’immaginario che segnala un mutamento del rapporto tra uomo e tecnologia che ne fa lo strumento produttivo per eccellenza all’interno dei movimenti del post-fordismo. Il mostro, che realizza il connubio tra teratologia e tecnica, è il Golem, appartenente alla cultura e alla tradizione ebraica. Si tratta di un enorme uomo di argilla arrivato fino ai giorni nostri attraverso diverse interpretazioni. Nella sua accezione moderna è “l’automa robotico”, il computer, l’uomo artificiale che sfugge alle comuni leggi del divenire, spesso metafora del potere politico. Ai nostri giorni si assiste ad un rinnovato interesse per le mostruosità, considerate da sempre il segno di una crisi di identità. Ciò risulta vero anche per la funzione dei mostri nelle scienze, infatti si può affermare che le mostruosità fanno parte da sempre degli spazi dotti. La loro definizione e il modo di affrontarle, rappresentano nel corso delle epoche e dei più diversi spazi culturali, un termometro molto sensibile alle evoluzioni storiche e alle deviazioni di ogni tipo. La terza parte della tesi è, appunto, dedicata alle ricezioni di queste tre categorie mostruose. Infatti, ognuna di queste figure mostruose trova una trattazione ed una concettualizzazione nel contesto delle molteplici ricezioni di cui sono state oggetto. Agli inizi della modernità Thomas Hobbes scelse di tradurre visualmente le metafore classiche della letteratura politica celebrando il mondo sociale e lo Stato come un enorme corpo. Arriviamo al punto nel quale il Leviatano politicizzato non ha più nulla a che fare con la sua figura originaria. Quasi tre secoli dopo, Carl Schmitt, rintracciando l’antefatto filosofico, unirà concetti politici e concetti elementari e l’intrinseca differenza tra i due mostri ne sarà l’emblema. Il filosofo intuisce che il rapporto di Hobbes con il mito politico mostra un’ambiguità di fondo. Il Leviatano è un mostro marino assolutamente inadatto ad esprimere l’essenza dello Stato moderno, radicato sulla terra, così come Behemoth, nella sua natura pacifica, è inadatto ad esprimere la moltitudine conflittuale. Nella discussione contemporanea gli studi sul frontespizio del Leviatano di Hobbes, sull’ambiguità elementare dei due mostri, prosperano numerosi, così come quei particolari ibridi uomo-macchina, gli automi robotici, prosperano nell’era moderna ed economica del post-fordismo. Il concetto di ibridazione è unicamente riferito alla questione del motivo deleuziano dello “sconfinamento” che permette di delineare una sorta di immagine tecno-umana: è nell’ibridazione tra uomo e tecnica che è possibile rintracciare i segni di un’apertura sia naturale che artificiale al mondo. Il cyborg rappresenta una metamorfosi che segnala una nuova attenzione nei confronti dell’animalità umana, suggerendo come la distinzione tra organismo e macchina sia sempre più difficoltosa. Donna Haraway si serve del mito del cyborg per indicare la pratica politica incentrata sulle relazioni sociali, all’interno delle quali, le tecnologie della comunicazione e le biotecnologie occupano un posto essenziale, favorendo una ricostruzione del corpo sociale in grado di esprimere la molteplicità che lo abitano in un momento in cui la connessione tra sapere, produzione e cooperazione sono al centro della società dello sconfinamento. Le biotecnologie, portando a compimento il processo di sovrapposizione tra creazione e lavoro, aprono la prospettiva del mostro come processo industriale o come deviazione abnorme dell’ordine della natura. Dunque, la mia tesi si propone di indagare ed approfondire ogni aspetto riguardante i due mostri sovraumani, Leviatano e Behemoth. La grandezza dei due mostri mitici, viene contrapposta alla “nuda vita”, uno scenario di vita indifesa e spinta come tale fino al limite di una resistenza impossibile, del mostro umano, dell’escluso. Questo mostro, frutto delle opere di una natura capovolta, ricacciato dall’antropologia filosofica, in quanto distorsione dell’uomo, non solo è emarginato dalla società poiché fuori dalla norma, ma anche escluso dalla produzione economica nell’era fordista, poiché incapace ed inetto al lavoro. Infine mi sono concentrata sul mostro che occupa la scena post-moderna, il Golem, il cyborg e il regno della macchina intelligente: la contraddizione tra la sua origine biblica e la sua metamorfosi all’interno della sfera moderna. Infine, per quanto riguarda la struttura, la dissertazione sarà suddivisa in tre blocchi distinti, ognuno dei quali è riservato alla descrizione e alla trattazione di una delle tipologie di mostri. Ognuno di questi blocchi è diviso in quattro capitoli, contenenti quattro paragrafi ciascuno. THE ABNORMAL. FIGURES AND METAPHOR OF THE IRREGULARITY BETWEEN METAMORPHOSES AND HYBRIDIZATION. My thesis aims to analyze the thematic area attributable to the relationship between man and animal and, more precisely, to the theme of anthropological difference and the forms of animalisation of man and humanization of the animal that occupy our imagination. The first part of the research is dedicated to the correspondences and articulations of the monster theory, within which zoology and teratology intertwine: the representation of the mythical connection, of the union, between man and animal. The monster is part of our imagination showing ambiguity, difference, negation and its enormous power of fascination. As counter-nature or unnatural works, monsters arouse disorientation and horror, bearers of a deformity that is repugnant. However, as unimaginable creatures with a powerful attraction, they become protagonists of art and appreciated by the public. In every tradition there are monstrous beings formed by the union of animal and human traits or by an agglomeration of exclusively animal characters, which makes them not only even more frightening, but even superhuman, holders of irresistible power. First of all, I deal with distinguishing fictitious monsters generated by mythical and religious thought, truly existing monstrosities and monsters generated by the intertwining of teratology and technique, where any difference between nature and artifice is destined to fall. Relevant data relates to the meaning of these monstrous figures within politics: the monster embodies the metaphor which, as Michel Foucault claims, represents the frightening character of power or the chaotic state of stasis or political crisis. The second part of the thesis is dedicated to the description of four species of monsters: Leviathan, Behemoth, the human monster and the cyborg. The power and historical political and metaphorological references belonging to the first two offer the starting point for a comparison with the other species called the human monster. We deal with anomalies, deviations from the norm, abnormalities. The monster is called to stage the difference, declined in the size of the grotesque and the ridiculous. Furthermore, although every monstrosity is produced in man, it ceases to be something human: man is only the faded form in which the deviated organ developed. At this point it is necessary to specify that, at the beginning of the modern age, the monster falls, at least partially, in the philosophical discourse presenting itself as a metaphor in the political field. The metaphor of the monster in politics inevitably evokes all its most negative definitions. Leviathan represents the state and its coercive power, not by chance Thomas Hobbes made it the symbol of political unity embodied in the figure of a gigantic sovereign. Behemoth, on the other hand, is the monster that embodies social disorder when it invests the functions, roles and hierarchies in which society is expected to be structured. Leviathans and Behemoth, monsters endowed with a power whose image arouses wonder, are supernatural and deeply charismatic beings. The connotation of the charisma, here expanded compared to Max Weber's conception, indicates the extra-ordinary qualities, out of the ordinary of the two monsters. Their uncanny power comes into conflict with the image of another species of monster. It is the human monster, the excluded one that is characterized in the absolute absence of any power. We are faced with a second nature. It goes from a state in which the monster expresses the radical dissimilarity from the human to one that expresses a profound similarity, embryos whose development has stopped at a certain level, defined by bizarre, irregular Deleuze. In the first half of the twentieth century we witness the total disappearance of the monstrous from public space. The human monster is considered too weak to participate in the struggle for life and condemned to unproductivity because of his fragile and unstable body. However, there is a particular monstrous figure that escapes this fate of unproductivity: the cyborg, an imaginary character who signals a change in the relationship between man and technology that makes it the productive tool par excellence within the movements of post-Fordism. The monster, which creates the union between teratology and technique, is the Golem, belonging to the Jewish culture and tradition. It is a huge clay man who has come down to the present day through different interpretations. In its modern sense it is "the robotic automaton", the computer, the artificial man who escapes the common laws of becoming, often a metaphor for political power. In our day there is a renewed interest in monstrosities, always considered the sign of an identity crisis. This is also true for the function of monsters in science, in fact it can be said that monstrosities have always been part of learned spaces. Their definition and the way to deal with them, represent over the eras and of the most diverse cultural spaces, a thermometer very sensitive to historical evolutions and deviations of all kinds. The third part of the thesis is, in fact, dedicated to the receptions of these three monstrous categories. In fact, each of these monstrous figures finds a treatment and a conceptualization in the context of the multiple receptions they have been subject to. At the beginning of modernity Thomas Hobbes chose to visually translate the classic metaphors of political literature by celebrating the social world and the state as a huge body. We get to the point where the politicized Leviathan has nothing more to do with his original figure. Almost three centuries later, by tracing the philosophical background, Carl Schmitt will unite political concepts and elementary concepts and the intrinsic difference between the two monsters will be the emblem. The philosopher realizes that Hobbes' relationship with the political myth shows an underlying ambiguity. Leviathan is an absolutely unsuitable sea monster to express the essence of the modern state, rooted on earth, just as Behemoth, in its peaceful nature, is unsuitable to express the conflicting multitude. In contemporary studies on the title- page of the Leviathan of Hobbes, on the elementary ambiguity of the two monsters, numerous thrive, as well as those particular man-machine hybrids, robotic automata, thrive in the modern and economic era of post-Fordism. The concept of hybridization refers only to the question of the Deleuzian motif of the "encroachment" that allows us to outline a sort of techno-human image: it is in the hybridization between man and technique that it is possible to trace the signs of a natural and artificial opening in the world. The cyborg represents a metamorphosis that signals a new attention towards human animality, suggesting that the distinction between organism and machine is increasingly difficult. Donna Haraway uses the cyborg myth to indicate the political practice focused on social relations within which, communication technologies and biotechnology occupy an essential place, favoring a reconstruction of society can express the diversity that they live in a time when the connection between knowledge, production and cooperation are at the center of the society of the encroachment. By completing the process of overlap between creation and work, biotechnology opens the perspective of the monster as an industrial process or as an abnormal deviation of the order of nature. So, my thesis aims to investigate and deepen every aspect concerning the two superhuman monsters, Leviathan and Behemoth. The greatness of the two mythical monsters is opposed to "naked life", a scenario of defenseless life pushed as such to the limit of an impossible resistance, of the human monster, of the excluded. This monster, the result of the works of an overturned nature, driven back by philosophical anthropology, as a distortion of man, is not only marginalized by society because it is out of the norm, but also excluded from economic production in the Fordist era, as incapable and inept at work. Finally, I concentrated on the monster that occupies the post-modern scene, the Golem, the cyborg and the realm of the intelligent machine: the contradiction between its biblical origin and its metamorphosis within the modern sphere. Finally, as regards the structure, the dissertation will be divided into three distinct blocks, each of which is reserved for the description and treatment of one of the types of monsters. Each of these blocks is divided into four chapters, containing four paragraphs each.

L'abnorme. Figure e metafore dell'irregolarità tra metamorfosi e ibridazione / Marina Mascherini. - (2020).

L'abnorme. Figure e metafore dell'irregolarità tra metamorfosi e ibridazione.

Marina Mascherini
2020

Abstract

L’ABNORME Figure e metafore dell’irregolarità tra metamorfosi e ibridazione La mia tesi si propone di analizzare l’area tematica riconducibile al rapporto esistente tra uomo e animale e, più precisamente, al tema della differenza antropologica e alle forme di animalizzazione dell’uomo e di umanizzazione dell’animale che occupano il nostro immaginario. La prima parte della ricerca è dedicata alle corrispondenze e alle articolazioni della teoria del mostro, all’interno della quale si intrecciano zoologia e teratologia: la rappresentazione del collegamento mitico, dell’unione, tra uomo e animale. Il mostro fa parte del nostro immaginario mostrando ambiguità, differenza, negazione e il suo enorme potere di fascinazione. In quanto opere contro- natura o innaturali, i mostri suscitano disorientamento ed orrore, portatori di una deformità che ripugna. Tuttavia in quanto creature inimmaginabili dalla potente forza attrattiva, divengono protagonisti dell’arte e apprezzati dal pubblico. In ogni tradizione esistono esseri mostruosi formati dall’unione di tratti animali ed umani o da un agglomerato di caratteri esclusivamente animali, il che li rende non solo ancora più spaventosi, ma addirittura sovraumani, detentori di un potere irresistibile. In primo luogo mi occupo di distinguere, mostri fittizi generati dal pensiero mitico e religioso, mostruosità realmente esistenti e mostri generati dall’intreccio tra teratologia e tecnica, ove ogni differenza tra natura ed artificio è destinata a cadere. Un dato rilevante attiene al significato di queste figure mostruose all’interno della politica: il mostro incarna la metafora che, come sostiene Michel Foucault, rappresenta il carattere spaventoso del potere o lo stato caotico della stasis o della crisi politica. La seconda parte della tesi è dedicata alla descrizione di quattro specie di mostri: Leviatano, Behemoth, il mostro umano e il cyborg. La potenza e i riferimenti storico politici e metaforologici appartenenti ai primi due offrono lo spunto per un confronto con l’altra specie denominata mostro umano. Ci occupiamo di anomalie, deviazioni dalla norma, abnormità. Il mostro è chiamato a mettere in scena la differenza, declinata nella dimensione del grottesco e del ridicolo. Inoltre, benché ogni mostruosità sia prodotta nell’uomo, cessa di essere un che di umano: l’uomo non è che la forma sbiadita nella quale si è sviluppato l’organo deviato. A questo punto è necessario specificare che, agli inizi del moderno il mostro rientra, almeno parzialmente, nel discorso filosofico presentandosi come metafora in campo politico. La metafora del mostro in politica evoca inevitabilmente tutte le sue definizioni più negative. Il Leviatano rappresenta lo Stato ed il suo potere coattivo, non a caso Thomas Hobbes ne fece il simbolo dell’unità politica incarnata nella figura di un gigantesco sovrano. Behemoth, invece, è il mostro che incarna il disordine sociale quando investe le funzioni, i ruoli, le gerarchie in cui si pretende che la società debba esser strutturata. Leviatano e Behemoth, mostri dotati di una potenza la cui immagine desta meraviglia, sono esseri sovrannaturali e profondamente carismatici. Il connotato del carisma, qui dilatato rispetto alla concezione di Max Weber, indica le qualità extra-ordinarie, fuori dal comune dei due mostri. Il loro potere perturbante entra in conflitto con l’immagine di un’altra specie di mostro. Si tratta del mostro umano, l’escluso che si caratterizza nell’assoluta assenza di qualsivoglia potere. Ci troviamo di fronte ad una seconda natura. Si va da uno stato in cui il mostro esprime la radicale dissomiglianza dall’umano ad uno che esprime una profonda somiglianza, embrioni il cui sviluppo si è interrotto ad un determinato livello, definiti da Deleuze bizzarri, irregolari. Nella prima metà del Novecento si assiste alla totale sparizione del mostruoso dallo spazio pubblico. Il mostro umano è considerato troppo debole per partecipare alla lotta per la vita e condannato all’improduttività a causa del suo corpo fragile e instabile. Tuttavia esiste una particolare figura mostruosa che sfugge a questo destino di improduttività: il cyborg, personaggio dell’immaginario che segnala un mutamento del rapporto tra uomo e tecnologia che ne fa lo strumento produttivo per eccellenza all’interno dei movimenti del post-fordismo. Il mostro, che realizza il connubio tra teratologia e tecnica, è il Golem, appartenente alla cultura e alla tradizione ebraica. Si tratta di un enorme uomo di argilla arrivato fino ai giorni nostri attraverso diverse interpretazioni. Nella sua accezione moderna è “l’automa robotico”, il computer, l’uomo artificiale che sfugge alle comuni leggi del divenire, spesso metafora del potere politico. Ai nostri giorni si assiste ad un rinnovato interesse per le mostruosità, considerate da sempre il segno di una crisi di identità. Ciò risulta vero anche per la funzione dei mostri nelle scienze, infatti si può affermare che le mostruosità fanno parte da sempre degli spazi dotti. La loro definizione e il modo di affrontarle, rappresentano nel corso delle epoche e dei più diversi spazi culturali, un termometro molto sensibile alle evoluzioni storiche e alle deviazioni di ogni tipo. La terza parte della tesi è, appunto, dedicata alle ricezioni di queste tre categorie mostruose. Infatti, ognuna di queste figure mostruose trova una trattazione ed una concettualizzazione nel contesto delle molteplici ricezioni di cui sono state oggetto. Agli inizi della modernità Thomas Hobbes scelse di tradurre visualmente le metafore classiche della letteratura politica celebrando il mondo sociale e lo Stato come un enorme corpo. Arriviamo al punto nel quale il Leviatano politicizzato non ha più nulla a che fare con la sua figura originaria. Quasi tre secoli dopo, Carl Schmitt, rintracciando l’antefatto filosofico, unirà concetti politici e concetti elementari e l’intrinseca differenza tra i due mostri ne sarà l’emblema. Il filosofo intuisce che il rapporto di Hobbes con il mito politico mostra un’ambiguità di fondo. Il Leviatano è un mostro marino assolutamente inadatto ad esprimere l’essenza dello Stato moderno, radicato sulla terra, così come Behemoth, nella sua natura pacifica, è inadatto ad esprimere la moltitudine conflittuale. Nella discussione contemporanea gli studi sul frontespizio del Leviatano di Hobbes, sull’ambiguità elementare dei due mostri, prosperano numerosi, così come quei particolari ibridi uomo-macchina, gli automi robotici, prosperano nell’era moderna ed economica del post-fordismo. Il concetto di ibridazione è unicamente riferito alla questione del motivo deleuziano dello “sconfinamento” che permette di delineare una sorta di immagine tecno-umana: è nell’ibridazione tra uomo e tecnica che è possibile rintracciare i segni di un’apertura sia naturale che artificiale al mondo. Il cyborg rappresenta una metamorfosi che segnala una nuova attenzione nei confronti dell’animalità umana, suggerendo come la distinzione tra organismo e macchina sia sempre più difficoltosa. Donna Haraway si serve del mito del cyborg per indicare la pratica politica incentrata sulle relazioni sociali, all’interno delle quali, le tecnologie della comunicazione e le biotecnologie occupano un posto essenziale, favorendo una ricostruzione del corpo sociale in grado di esprimere la molteplicità che lo abitano in un momento in cui la connessione tra sapere, produzione e cooperazione sono al centro della società dello sconfinamento. Le biotecnologie, portando a compimento il processo di sovrapposizione tra creazione e lavoro, aprono la prospettiva del mostro come processo industriale o come deviazione abnorme dell’ordine della natura. Dunque, la mia tesi si propone di indagare ed approfondire ogni aspetto riguardante i due mostri sovraumani, Leviatano e Behemoth. La grandezza dei due mostri mitici, viene contrapposta alla “nuda vita”, uno scenario di vita indifesa e spinta come tale fino al limite di una resistenza impossibile, del mostro umano, dell’escluso. Questo mostro, frutto delle opere di una natura capovolta, ricacciato dall’antropologia filosofica, in quanto distorsione dell’uomo, non solo è emarginato dalla società poiché fuori dalla norma, ma anche escluso dalla produzione economica nell’era fordista, poiché incapace ed inetto al lavoro. Infine mi sono concentrata sul mostro che occupa la scena post-moderna, il Golem, il cyborg e il regno della macchina intelligente: la contraddizione tra la sua origine biblica e la sua metamorfosi all’interno della sfera moderna. Infine, per quanto riguarda la struttura, la dissertazione sarà suddivisa in tre blocchi distinti, ognuno dei quali è riservato alla descrizione e alla trattazione di una delle tipologie di mostri. Ognuno di questi blocchi è diviso in quattro capitoli, contenenti quattro paragrafi ciascuno. THE ABNORMAL. FIGURES AND METAPHOR OF THE IRREGULARITY BETWEEN METAMORPHOSES AND HYBRIDIZATION. My thesis aims to analyze the thematic area attributable to the relationship between man and animal and, more precisely, to the theme of anthropological difference and the forms of animalisation of man and humanization of the animal that occupy our imagination. The first part of the research is dedicated to the correspondences and articulations of the monster theory, within which zoology and teratology intertwine: the representation of the mythical connection, of the union, between man and animal. The monster is part of our imagination showing ambiguity, difference, negation and its enormous power of fascination. As counter-nature or unnatural works, monsters arouse disorientation and horror, bearers of a deformity that is repugnant. However, as unimaginable creatures with a powerful attraction, they become protagonists of art and appreciated by the public. In every tradition there are monstrous beings formed by the union of animal and human traits or by an agglomeration of exclusively animal characters, which makes them not only even more frightening, but even superhuman, holders of irresistible power. First of all, I deal with distinguishing fictitious monsters generated by mythical and religious thought, truly existing monstrosities and monsters generated by the intertwining of teratology and technique, where any difference between nature and artifice is destined to fall. Relevant data relates to the meaning of these monstrous figures within politics: the monster embodies the metaphor which, as Michel Foucault claims, represents the frightening character of power or the chaotic state of stasis or political crisis. The second part of the thesis is dedicated to the description of four species of monsters: Leviathan, Behemoth, the human monster and the cyborg. The power and historical political and metaphorological references belonging to the first two offer the starting point for a comparison with the other species called the human monster. We deal with anomalies, deviations from the norm, abnormalities. The monster is called to stage the difference, declined in the size of the grotesque and the ridiculous. Furthermore, although every monstrosity is produced in man, it ceases to be something human: man is only the faded form in which the deviated organ developed. At this point it is necessary to specify that, at the beginning of the modern age, the monster falls, at least partially, in the philosophical discourse presenting itself as a metaphor in the political field. The metaphor of the monster in politics inevitably evokes all its most negative definitions. Leviathan represents the state and its coercive power, not by chance Thomas Hobbes made it the symbol of political unity embodied in the figure of a gigantic sovereign. Behemoth, on the other hand, is the monster that embodies social disorder when it invests the functions, roles and hierarchies in which society is expected to be structured. Leviathans and Behemoth, monsters endowed with a power whose image arouses wonder, are supernatural and deeply charismatic beings. The connotation of the charisma, here expanded compared to Max Weber's conception, indicates the extra-ordinary qualities, out of the ordinary of the two monsters. Their uncanny power comes into conflict with the image of another species of monster. It is the human monster, the excluded one that is characterized in the absolute absence of any power. We are faced with a second nature. It goes from a state in which the monster expresses the radical dissimilarity from the human to one that expresses a profound similarity, embryos whose development has stopped at a certain level, defined by bizarre, irregular Deleuze. In the first half of the twentieth century we witness the total disappearance of the monstrous from public space. The human monster is considered too weak to participate in the struggle for life and condemned to unproductivity because of his fragile and unstable body. However, there is a particular monstrous figure that escapes this fate of unproductivity: the cyborg, an imaginary character who signals a change in the relationship between man and technology that makes it the productive tool par excellence within the movements of post-Fordism. The monster, which creates the union between teratology and technique, is the Golem, belonging to the Jewish culture and tradition. It is a huge clay man who has come down to the present day through different interpretations. In its modern sense it is "the robotic automaton", the computer, the artificial man who escapes the common laws of becoming, often a metaphor for political power. In our day there is a renewed interest in monstrosities, always considered the sign of an identity crisis. This is also true for the function of monsters in science, in fact it can be said that monstrosities have always been part of learned spaces. Their definition and the way to deal with them, represent over the eras and of the most diverse cultural spaces, a thermometer very sensitive to historical evolutions and deviations of all kinds. The third part of the thesis is, in fact, dedicated to the receptions of these three monstrous categories. In fact, each of these monstrous figures finds a treatment and a conceptualization in the context of the multiple receptions they have been subject to. At the beginning of modernity Thomas Hobbes chose to visually translate the classic metaphors of political literature by celebrating the social world and the state as a huge body. We get to the point where the politicized Leviathan has nothing more to do with his original figure. Almost three centuries later, by tracing the philosophical background, Carl Schmitt will unite political concepts and elementary concepts and the intrinsic difference between the two monsters will be the emblem. The philosopher realizes that Hobbes' relationship with the political myth shows an underlying ambiguity. Leviathan is an absolutely unsuitable sea monster to express the essence of the modern state, rooted on earth, just as Behemoth, in its peaceful nature, is unsuitable to express the conflicting multitude. In contemporary studies on the title- page of the Leviathan of Hobbes, on the elementary ambiguity of the two monsters, numerous thrive, as well as those particular man-machine hybrids, robotic automata, thrive in the modern and economic era of post-Fordism. The concept of hybridization refers only to the question of the Deleuzian motif of the "encroachment" that allows us to outline a sort of techno-human image: it is in the hybridization between man and technique that it is possible to trace the signs of a natural and artificial opening in the world. The cyborg represents a metamorphosis that signals a new attention towards human animality, suggesting that the distinction between organism and machine is increasingly difficult. Donna Haraway uses the cyborg myth to indicate the political practice focused on social relations within which, communication technologies and biotechnology occupy an essential place, favoring a reconstruction of society can express the diversity that they live in a time when the connection between knowledge, production and cooperation are at the center of the society of the encroachment. By completing the process of overlap between creation and work, biotechnology opens the perspective of the monster as an industrial process or as an abnormal deviation of the order of nature. So, my thesis aims to investigate and deepen every aspect concerning the two superhuman monsters, Leviathan and Behemoth. The greatness of the two mythical monsters is opposed to "naked life", a scenario of defenseless life pushed as such to the limit of an impossible resistance, of the human monster, of the excluded. This monster, the result of the works of an overturned nature, driven back by philosophical anthropology, as a distortion of man, is not only marginalized by society because it is out of the norm, but also excluded from economic production in the Fordist era, as incapable and inept at work. Finally, I concentrated on the monster that occupies the post-modern scene, the Golem, the cyborg and the realm of the intelligent machine: the contradiction between its biblical origin and its metamorphosis within the modern sphere. Finally, as regards the structure, the dissertation will be divided into three distinct blocks, each of which is reserved for the description and treatment of one of the types of monsters. Each of these blocks is divided into four chapters, containing four paragraphs each.
Professore Bruno Accarino
ITALIA
Marina Mascherini
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