La presente tesi dottorale si pone all’incrocio fra due recenti filoni storiografici della medievistica italiana ed europea: da una parte, la storia della mobilità sociale nel Tardo Medioevo, in relazione al ruolo assunto dalle competenze tecniche e professionali come canale di ascesa sociale; dall’altra, gli studi sul notariato e sui professionisti della scrittura al servizio degli enti ecclesiastici e religiosi. Obiettivo della ricerca è stata la delineazione e l’analisi della carriera professionale e dell’ascesa sociale del notaio toscano ser Lando di Fortino dalla Cicogna (1345 - †1376) e dei suoi discendenti, caso di studio emblematico circa i fenomeni di rimodulazione socio-professionale innescati dai cicli endemici di epidemia della seconda metà del XIV secolo. Professionista della scrittura originario di un piccolo castello del Valdarno Superiore, ser Lando di Fortino, proveniente da una famiglia ascrivibile alla cosiddetta ‘borghesia di contado’, tra il 1345 e il 1348 fu attivo come notaio itinerante al servizio di privati, comunità rurali, parrocchie, confraternite e ospedali del Valdarno di Sopra. Dal 1348 ser Lando divenne notaio e scriba dell’abate generale di Vallombrosa, sul vicino Pratomagno, assunzione strettamente legata alle necessità di riassestamento dell’ordine monastico gualbertiano in seguito alla crisi di mortalità e agli sconvolgimenti conseguenti all’epidemia di Peste Nera che si abbatté su Firenze e il suo contado nella primavera-estate del 1348. Assieme ad altri notai di area fiorentina e valdarnese attivi in prevalenza per la badia di Vallombrosa, ser Lando ebbe un ruolo di rilievo nel consolidamento delle pratiche di produzione e gestione documentaria dell’ordine, in parallelo all’operato di alcuni intraprendenti abati generali. Inurbatosi a Firenze nei primi anni ’50 del Trecento e divenuto un professionista di riferimento all’interno degli ambienti della Chiesa fiorentina, anche in virtù della sua attività per i vallombrosani, a partire dal 1363 ser Lando divenne notaio e scriba del vescovo e della curia vescovile di Firenze, assunzione legata, da una parte, ai rapporti sociali instaurati con importanti consorterie familiari cittadine e del contado; dall’altra, alla rinnovata crisi di mortalità dovuta al coevo ritorno della peste in città e alle necessità di riassestamento dell’episcopio e della curia vescovile. La ricerca ha inteso far luce anche sulle funzioni attribuite ai notai attivi per gli enti ecclesiastici e religiosi e sull’attività da essi svolta per le varie istituzioni con le quali erano in contatto; sui rapporti da essi intrattenuti con le famiglie e i ceti che ruotavano attorno alle istituzioni della Chiesa; sulle persone e sulle famiglie di questi notai, per alcuni dei quali la storiografia ha già delineato una mobilità e un livello sociale medio-alto. L’ascesa socio-professionale di ser Lando di Fortino, testimoniata e comprovata dalla ricchissima documentazione superstite da lui prodotta e a lui riferita, costituì infatti una solida base per i discendenti, in particolare i figli ser Benedetto (1350 ca.-1406) e ser Paolo Fortini (1370 ca.-1433), che ricoprirono incarichi di alto livello presso i pubblici uffici, divenendo cancellieri della Repubblica di Firenze al fianco di Coluccio Salutati e Leonardo Bruni. Si sarebbe inoltre legato agli ambienti dell’Umanesimo civile fiorentino il nipote Bartolomeo di ser Benedetto Fortini (1402-1470 ca.), mercante e letterato nella Firenze di età medicea.

Ser Lando di Fortino dalla Cicogna. Ascesa sociale e professionale di un notaio valdarnese e dei suoi discendenti dalla Peste Nera alla Firenze dei Medici / borghero. - (2022).

Ser Lando di Fortino dalla Cicogna. Ascesa sociale e professionale di un notaio valdarnese e dei suoi discendenti dalla Peste Nera alla Firenze dei Medici

borghero
2022

Abstract

La presente tesi dottorale si pone all’incrocio fra due recenti filoni storiografici della medievistica italiana ed europea: da una parte, la storia della mobilità sociale nel Tardo Medioevo, in relazione al ruolo assunto dalle competenze tecniche e professionali come canale di ascesa sociale; dall’altra, gli studi sul notariato e sui professionisti della scrittura al servizio degli enti ecclesiastici e religiosi. Obiettivo della ricerca è stata la delineazione e l’analisi della carriera professionale e dell’ascesa sociale del notaio toscano ser Lando di Fortino dalla Cicogna (1345 - †1376) e dei suoi discendenti, caso di studio emblematico circa i fenomeni di rimodulazione socio-professionale innescati dai cicli endemici di epidemia della seconda metà del XIV secolo. Professionista della scrittura originario di un piccolo castello del Valdarno Superiore, ser Lando di Fortino, proveniente da una famiglia ascrivibile alla cosiddetta ‘borghesia di contado’, tra il 1345 e il 1348 fu attivo come notaio itinerante al servizio di privati, comunità rurali, parrocchie, confraternite e ospedali del Valdarno di Sopra. Dal 1348 ser Lando divenne notaio e scriba dell’abate generale di Vallombrosa, sul vicino Pratomagno, assunzione strettamente legata alle necessità di riassestamento dell’ordine monastico gualbertiano in seguito alla crisi di mortalità e agli sconvolgimenti conseguenti all’epidemia di Peste Nera che si abbatté su Firenze e il suo contado nella primavera-estate del 1348. Assieme ad altri notai di area fiorentina e valdarnese attivi in prevalenza per la badia di Vallombrosa, ser Lando ebbe un ruolo di rilievo nel consolidamento delle pratiche di produzione e gestione documentaria dell’ordine, in parallelo all’operato di alcuni intraprendenti abati generali. Inurbatosi a Firenze nei primi anni ’50 del Trecento e divenuto un professionista di riferimento all’interno degli ambienti della Chiesa fiorentina, anche in virtù della sua attività per i vallombrosani, a partire dal 1363 ser Lando divenne notaio e scriba del vescovo e della curia vescovile di Firenze, assunzione legata, da una parte, ai rapporti sociali instaurati con importanti consorterie familiari cittadine e del contado; dall’altra, alla rinnovata crisi di mortalità dovuta al coevo ritorno della peste in città e alle necessità di riassestamento dell’episcopio e della curia vescovile. La ricerca ha inteso far luce anche sulle funzioni attribuite ai notai attivi per gli enti ecclesiastici e religiosi e sull’attività da essi svolta per le varie istituzioni con le quali erano in contatto; sui rapporti da essi intrattenuti con le famiglie e i ceti che ruotavano attorno alle istituzioni della Chiesa; sulle persone e sulle famiglie di questi notai, per alcuni dei quali la storiografia ha già delineato una mobilità e un livello sociale medio-alto. L’ascesa socio-professionale di ser Lando di Fortino, testimoniata e comprovata dalla ricchissima documentazione superstite da lui prodotta e a lui riferita, costituì infatti una solida base per i discendenti, in particolare i figli ser Benedetto (1350 ca.-1406) e ser Paolo Fortini (1370 ca.-1433), che ricoprirono incarichi di alto livello presso i pubblici uffici, divenendo cancellieri della Repubblica di Firenze al fianco di Coluccio Salutati e Leonardo Bruni. Si sarebbe inoltre legato agli ambienti dell’Umanesimo civile fiorentino il nipote Bartolomeo di ser Benedetto Fortini (1402-1470 ca.), mercante e letterato nella Firenze di età medicea.
Michele Pellegrini, Francesco Salvestrini
ITALIA
borghero
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/2158/1272731
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